postato da Ξ lemar il Ξ
sabato, 01 dicembre 2007
alle ore Ξ
15:57
Ho cambiato casa. No, non sono andata a vivere da sola, ho soltanto accompagnato i miei dall'altra parte della strada, nell'alloggio che hanno sempre sognato: ultimo piano con cucina enorme, salone ancora di più, studio al piano di sopra per il babbo, megaterrazzo. C'è solo una cosa più piccola di casa vecchia, ed è ovviamente la stanza in cui dormo io. Quindi, in un'ipotesi di soggiorno di un paio d'anni, ho passato settimane ad inscatolare montagne di libri, a schivare la rottura di piatti e bicchieri, a buttare l'infinito patrimonio di oggettini inutili che popolavano i miei scaffali, comprese le sorprese kinder e i mostriciattoli che uscivano dai sofficini, a ritrovare tesori perduti e a dimenticarne altri ancora più preziosi. Ho assistito al trasloco per vedere il fantastico trabiccolo che porta su i mobili attraverso la finestra, immaginandomi un capolavoro dell'ingegneria e scoprendo una trappola infernale che si agita come una tarantola e ti fa immaginare il frigorifero spappolato nel giardino di sotto ad ogni soffio di vento. Sono caduta per le scale per inaugurarle, spaccandomi schiena, testa e sedere mentre parlavo a telefono con un tipo che voleva sapere come si calcola l'illuminamento medio su una superficie, e non invitarmi a cena. Ho avuto i lavori a casa con noi dentro per un tempo infinito, con i nostri averi accumulati in una piramide di scatoloni al centro del salotto e una caccia al tesoro per cercare qualsiasi cosa. Ho avuto rumori assordanti, polvere, sporcizia, dormendo su una brandina cosi a lungo che la settimana di notti insonni schiena a terra nel campeggio di un megaraduno rock mitteleuropeo mi è sembrata un piacevole diversivo. Ho avuto anche un bellissimo parquettista egiziano (ecco, a voi da morti le houris, a noi ventenni mediorentali pieni di salute), che non spiccicava mezza parola di italiano ma dal quale la mamma è riuscita comunque a farsi raccontare la storia della vita (sposato con un figlio, mannaggia ai vostri matrimoni prematuri); con un capo parquettista vecchio saggio che mi ha insegnato una marea di cose e che era più fiero dei miei, sapendo che studiavo architettura. Ho ristrutturato col babbo i mobili della cucina, trentennale regalo di nozze già ricostruito 10 anni fa (e si vede, visto che aprendo le ante escono fuori mensole che non corrispondono, ed il tavolo, usato come base del trapano, è un colabrodo), riempiendoli di viti passanti, colla, compensato, inserti di legno, e facendo gli scongiuri ogni sera per il terrore di vederceli rovinare addosso preparando la cena. Ho fatto il primo caffè dell'appartamento sul fornelletto da campo, perchè non c'è niente come il suo profumo per fare di qualunque luogo una casa. Ho rimesso in ordine le librerie con un complicatissimo sistema di catalogazione che neppure io ho capito, e se qualcuno prova a spostare un volume viene fulminato come se avesse commesso un omicidio. Ho dipinto muri, svuotato scatoloni, infilato sonde nelle prese elttriche, studiato l'esame più tosto della carriera su un trespolo improvvisato in mezzo alla baraonda, mentre chiunque passava sembrava aver bisogno di qualcosa. Ho accudito il babbo rimpiscatole e lagnoso, che ha pensato bene di cadere da solo dallo scooter quando avevamo più bisogno di lui, e gli ho rotto in testa la campanella che usa per tormentare l'universo quando è malato, e chissà dove l'ha presa. Ho passato ore innumerevoli da Ikea a rimontare la stanza, litigandomi con un tizio le ultime ante d'armadio rimaste, e verificando che a volte essere piccole e tenere in un mondo di bruti ha i suoi vantaggi. Ho sognato di potermi regalare almeno un oggetto di design vero, scoprendo però che solo per il cestino della carta del mio designer preferito dovrei aprire un mutuo.
Ho fatto tutto questo, sono rimasta distrutta e svuotata; ed ora che la casa è sistemata, ora che mi posso godere la poltrona dondolona di Ikea (copiata uguale da Alvar Aalto, furbastri svedesi!!), sul portone d'ingresso, a mò di benvenuto, è comparso questo:
Linka il post :: P.E.R.M.A.L.I.N.K
postato da Ξ lemar il Ξ
venerdì, 30 novembre 2007
alle ore Ξ
19:59
Va bene, dai, sono giusto quattro mesi che non scrivo più, sono stanca, nervosa e piena di acciacchi, la mia vita sociale è cosi triste da ritrovarmi il venerdì sera con la sola compagnia di un noiosissimo trattato di bioarchitettura, chè anche la mamma ed il babbo hanno di meglio da fare, ho sonno, ansia e stress: è ora di aggiornare il blog.
Speravo di potervi abbandonare a mio piacere mentre traslocavo, giravo l'Europa, studiavo, trovavo lavoro e lo perdevo, collaboravo a progetti più o meno fantasiosi lasciandoli a metà, cambiavo look, ideologia e scelte politiche (no, non ho votato per il Partito Democratico, non avevano il resto). Speravo mi sarebbe venuta qualche idea per dare nuova sostanza a questo spazio, mentre i poveri aficionados erano costretti a leggere il post più brutto di sempre, e mi maledivano.
Non mi è venuto in mente nulla, ma non mi sembrava un buon motivo per sprecare il template più bello che mi capiterà mai, e che è un regalo prezioso, benchè il donatore più di un anno fa sia uscito a comprare le sigarette e non sia più tornato. Ed avrei dovuto insospettirmi, visto che aveva smesso di fumare. D'altronde l'ansia di accaparrare lettori è spenta, visto che il blog funziona benissimo anche senza di me, con una media di accessi più elevata che in mia presenza: sia grazie al caro Google, che indicizza i miei deliri come soluzione ai problemi più disparati e risposta alle più assurde domande, che grazie al mio avatar attira-maniaci, che fa sempre colpo. Vi spiegherei anche che è soltanto una pancia, che quando ho fatto quella foto ero sola, per il resto vestita, e che ciò che le sta attorno non vale una seconda occhiata, ma preferisco guardare divertita l'effetto che fa. In fondo essere l'elemento meno importante del proprio blog dà un infinito senso di libertà: posso impelagarmi in descrizioni allucinate di luoghi sperduti, arrotolarmi in discussioni pseudofilosofiche sull'ansia del mondo, riscoprire il diario segreto che non ho mai avuto chiedendomi perchè a ventiquattro anni ho le reazioni emotive di una dodicenne, o come riesco a distruggere la stima di qualunque uomo mi interessi appena.
Però non è per questo che sono passata di nuovo di qui. È perchè mi manca il suono delle parole scritte, perchè a volte sento di avere qualcosa da dire, e questo angolo tranquillo era un bel modo per farlo. Perchè a qualcuno piaceva leggermi, e non è cosa da poco.
Perciò non vi garantisco niente, ma ci riprovo. Vediamo come va a finire.
Linka il post :: P.E.R.M.A.L.I.N.K
postato da Ξ lemar il Ξ
domenica, 15 ottobre 2006
alle ore Ξ
22:35
 Piú comune della Smemoranda, piú intellettual-sinistroide di un libro di Andrea De Carlo (a proposito, che fine ha fatto? è deceduto?), sta diventando il nuovo oggetto di culto di una generazione. L'Ipod? No, siamo italiani, non siamo cosí tecnologici! La Moleskine. Quel taccuino cosí cool, quello di Hemingway e Van Gogh, quello che fa tanto fin de secle, tra pittori squattrinati ed algide dame sottili, a scrivere le proprie memorie sui tovagliolini unti di una misera caffetteria di Montparnasse. Ma i tovagliolini, diciamocelo, facevano un po' schifo, e per questo è nata la Moleskine. Solo che ora cosa cosa ci fa in mano a chiunque? Agli aspiranti scrittori che appuntano le loro impressioni sul volo aggraziato della zanzara malefica che non li fa dormire la notte; agli aspiranti sceneggiatori che si segnano storielle su parroci bisognosi d'affetto che si sfogano con... emh... parti mobili di arredo sacro; agli aspiranti cantanti che non vogliono dimenticarsi quel motivetto che ha attraversato la loro testa mentre uscivano dal bagno; agli aspiranti pittori, agli aspiranti poeti, agli aspiranti ad intraprendere qualsiasi cosa vi venga in mente che possa essere messa su carta.
E perchè questo enorme successo, questo proliferare inarrestabile, questa voglia infinita di appuntare i propri pensieri, bisogni, necessitá su un quadernetto con tale storia? Perchè entrare a far parte in un club esclusivo che aveva Ernest tra i propri membri fa gola a tutti, e diventare improvvisamente radical-chic-sono-idealista-ma-elegante-perchè-disilluso-allora-scrivo-per-dimenticare solo cacciando un parallelepipedo nero da taschino (scusa, scusa... non ti ascoltavo... ho avuto un'intuizione! Perdonami, devo appuntarla un attimo... dicevi?) sembra un ottimo sistema. Poi nessuno vieta di conservare invece la lista della spesa...
Comunque, siccome il tema è interessante, da possessor/a/ice/aia del taccuino piú spettacolare dell'universo (lui si di pelle!), decisamente al di sopra delle parti, ho deciso di analizzarlo come insegna Bruno Munari, designer e genio emerito, per vedere se fa bene il suo dovere, attraverso una serie di invarianti; tenendo conto che il caro grand'uomo, negli anni 70 rivoluzionari e del buon senso, considera tutti i dati relativi a utilizzo, funzionalitá, estetica, miglioramento sociale (sic!) e si scorda del piú importante, e cioè lo status. Un po' come il mio prof di Estimo, per il quale una teoria economica sul comportamento dei consumatori deve supporre tale comportamento razionale... ma guardate come siete vestiti e ditemi cosa avete addosso, di razionale.
NOME: Moleskine. Il o La non si è mai capito. Nome fighetto, echi stranieri ma non si sa bene di dove... E poi quella k fa contenti i coatti
AUTORE: Ignoto. O almeno credo...
PRODUTTORE: Un'azienda familiare di Tours fino al 1986, dal 1998 un editore milanese molto furbetto (vorrei essere io!) Modo&Modo
DIMENSIONI: Ce ne sono 2 diverse, Pocket e Large; la Large (a5 13x21, 240 pagine) è troppo grande e poco maneggevole, ma la Pocket ( circa a6 9x14 192 pagine) è perfetta da infilare nella tasca dei pantaloni e da tenere in qualsiasi tipo di borsa; è un prisma, rigido, e il formato permette di scrivere almeno una trentina di linee, sia a righe che a quadretti (una discreta lista della spesa ;-)). Esistono poi altri formati, ma sono giá contaminazioni
MATERIALE: i fogli, pure essendo sottili, hanno una buona grammatura, sono lisci e soprattutto lievemente giallini (só fissazioni, io odio la carta bianca); la rilegatura incollata e resistente lo rende comodo come un libretto, maneggevole e compatto, ma piú nelle prime che nelle ultime pagine, che da tenere aperte sono piú difficili; la copertina... ok è figa nera e rigida, lo rende elegantissimo, ma la finta pelle di plastica non la sopporto, sembra la struttura dei sedili di un'auto, si scalda tra le mani, è mal rifinita. E poi Bruno direbbe che un materiale usato non nelle sue potenzialitá ma a maldestra imitazione di un altro è un delitto, meglio le Moleskine, piú care, di tela come le originali
PESO: non pesa niente, solo la cultura che vi portate a spasso (o la spesa...)
TECNICHE: Che dire? Fogli rettangolari sagomati incollati ad una copertina; c'ho rende l'insieme molto compatto, ma, come giá detto, è un po' scomodo nelle ultime pagine; geniale la molla che lo chiude ermeticamente, indispensabile se la riempite di foto dei vostri idoli, con poesie rubate ad altri, con fiori di campo (le mimose... che mia madre non vuole mai butare e poi te le ritrovi ad impestare tutti i libri della casa...); ovvio il segnalibro dal colore abbinato
COSTO: È cara. Mettetela come volete. 9 euro un taccuino manco la Canson un formato doppio, con tre volte la grammatura. Ma si sa, lo stile si paga...
IMBALLAGGIO: Pellicola di plastica trasparente per renderla subito visibile, un cartoncino col logo Moleskine che ne indica le carattereristiche e distingue i vari modelli per colore. Non c'è che dire, elegante e azzeccato
USO DICHIARATO: Ehm... scrivere, disegnare, fare i conti del droghiere... Poi Munari si chiede i possibili usi non contemplati, ma quelli non voglio saperli (o magari si! Che ci fate voi, con la Moleskine?)
FUNZIONALITÁ: Funziona bene per scrivere, sia con le righe che con i quadretti, anche se la carta è leggera e bisogna fare attenzione a non romperla; assorbe un po' gli inchiostri liquidi, ma ne compenso è buona. Peró per disegnare non vale una ceppa, per usare un francesismo che le viene di casa.
RUMORE: Bruno questa la posso saltare?
MANUTENZIONE: Ehm... spolveratela ogni tanto...
ERGONOMIA: Molto buona. (Bruno ma ci ripetiamo?) Si tiene in mano con facilitá, e si mette in tasca. È tascabile...
DURATA: Dipende da quanto v piace scrivere o da quanta spesa fate. Piuttosto si puó dire che sarebbe bello se il blocco di fogli potesse cambiarsi, aumentandone la durata, ma complicandone probabilmente la forma e l'ergonomia
TOSSICTÁ: Levatevelo dalla bocca subito!!
ESTETICA: È essenziale, e quindi elegante. Bruno ti sarebbe piaciuto. Ma quella finta pelle...
VALORE SOCIALE: Bruno sei un ingenuo! Non si fanno le cose per migliorare la vita, ma perchè fanno sentire piú fighi. Dici che in questo caso il valore sociale è aumentato ? ;-))
Linka il post :: P.E.R.M.A.L.I.N.K
postato da Ξ lemar il Ξ
domenica, 01 ottobre 2006
alle ore Ξ
19:20
Si ok, non scrivo da un sacco di tempo. Perchè immagino, penso, mi dico "da questo uscirebbe un bel post", poi mi siedo davanti al pc, cercando contatti che non si connettono, e mi sembra che le mie idee siano stupide. Indegne di perderci il tempo di riuscire a formulare pensieri abbastanza compiuti da poter essere intesi, scritti. Come dice Jung (mi sto attorcigliando il cervello con "Libido, simboli e trasformazioni", e giá non lo sopporto sto omofobo maschilista che giustifica il mondo dalle sue rappresentazioni ed è ossessionato dal pene, pur ritenendo la sodomia un residuo di tempi arcaici) e come dice il mio grafico (anche lui avrá letto Jung?) ci sono due tipi di pensiero, quello organizzato, che funziona per parole, e quello libero, del calderone dell'inconscio che ribolle in superficie, che funziona per associazioni (per immagini, dice il grafico, ma altrimenti che grafico sarebbe?); bhe il primo non mi riesce così facile negli ultimi tempi da dedicargli un intero post, e quindi mi abbandono al secondo, che è piú contorto, ma certo piú fecondo (e sicuramente divertente). E che scrivo a fare ora, mi direte? Bho non lo so, forse per non perdere l'abitudine, e per ricordarmi che se fossi meno pigra di cose da raccontare ne avrei, in questo inizio autunno sonnacchioso in cui tornare alla vita di sempre è allo stesso tempo deprimente e dolce. Magari parlarvi del mio ex compagno di casa (Edgar, si pasas por aquí, bienvenido!!!) che si è trovato una sitemazione dalle parti di Pietralata, nel piú profondo di un romanzo di Pasolini, e gira per la cittá con l'aria felice e sperduta di chi si innamora di una cortigiana bella e terribile, che gli dará passione ed orrore con le stesse mani delicate (por que Roma es preciosa y cruel).
O dei Musei Capitolini ristrutturati, Marc'Aurelio in una piazza da sogno postmoderno (pavimento ospedaliero di PVC, soffitto di spaziali lastre di vetro opalino) ed una lunga galleria sotterranea per sbucare nel Tabularium, dentro il cuore dell'Urbe quando batteva forte.
O la piccola chiesa sconsacrata sotto il gasometro, nel piú denso e contorto accumulo di segni che una cittá possa vomitare (i 500 m2 che racchiudono una strada di livello extraurbano; un ex megaimpianto di metano; gli ex mercati generali; una biblioteca con la mediateca piú grande della cittá; un micro ma ultracombattivo centro sociale; un museo d'arte antica organizzato attorno alle ex turbine di una fabbrica; 2 sedi universitarie, una delle quali l'unica a Roma degna di questo nome; una delle migliori pasticcerie della capitale, Andreotti, anche se con un nome infausto; una decina tra pub fighetti e birrerie alternative, con il sottozero ounnomesimile a litigarsi il campo con il caffè lettrario; "Dolcenotte", cornettaro delle 5 del mattino, con la piú depravata macchina per spremere la nutella, uguale a quella dei gelati del Mc Donald's; una delle mie discoteche preferite, col il piú psicopatico dei programmi, in cui sono stata capace di andare tutti i giorni della settimana sempre con qualcuno diverso; chissá quanto altro che ora non mi sovviene, compresa l'unica Piramide forse d'Europa a non piú di un chilometro), trasformata da un accorto restauro in un piccolo paradiso di tranquillitá, dove ruberó corsi gratuiti un po' di tutto (e magari faró anche amicizie, così le ragazze troveranno un senso al mio bisogno di aumentare le conoscenze ;-)).
Magari potrei parlarvi di amici ritrovati, di strane litigate, di regali interessati di compleanno rivelatisi utilissimi, di cose difficili da capire ma ancora piú da collocare al loro posto. O raccontarvi di Slevin e del cinema piú surreale di Roma, col film che si vedeva sfocato ed un'uscita impedita da mille tortuosi corridoi dove una pistola silenziata sembrava il miglior arredamento. O la mia nuova passione letteraria, David Foster Wallace, uno che mette un punto ogni 6 pagine tirandoti per il filo di infinite subordinate, nei pensieri mischiati dei suoi personaggi, facendoti dimenticare che la principale non esiste.
Ma non lo faró (e sennó perchè questo megapreambolo inutile? ;-)). Volevo solo salutarvi. Buona domenica a tutti.
Linka il post :: P.E.R.M.A.L.I.N.K
postato da Ξ lemar il Ξ
mercoledì, 30 agosto 2006
alle ore Ξ
18:18
In questi giorni di annoiata nullafacenza tra un lavoretto e l’altro, mi sto dedicando ad un’insolita quanto fastidiosamente ipnotica degenza di fronte alla tv; attività che, oltre a minare il mio sistema neurovegetativo, mi ha posto di fronte ad una serie di insolubili interrogativi, che mi levano il sonno. Ad esempio: cosa ha fatto Andrea di “Un posto al sole”, quando ancora stava con Viola, perché la ragazza, visibilmente indignata, aspetti ben 20 secondi prima di saltargli addosso selvaggiamente? E il poliziotto capellone di “Distretto di polizia”, che nei trailer della nuova serie dichiara di innamorarsi dell’attrice appena entrata nel cast, non era gay?
Ma la questione che più mi angoscia, perché è nascosta da qualche parte nel mio cervello anche se stenta a venire fuori, è: come finisce “Hello Spank?” Il cartone della ragazzina Aiko con la testa enorme e il padre fuggito in mare (per disperazione probabilmente), che si fa adottare da un assurdo cane convinto di essere un uomo? Perché io mi ricordavo solo la sua storia d’amore a distanza (della ragazzina, non del cane) con tale Ray, occhialuto intellettuale timidone, che fa tanto lo sdolcinato ma poi non esita ad andarsene a studiare all’estero abbandonandola tutta sola… facendo pure una scenata assurda alla partenza, chè non puoi disperarti se poi sei tu quello che si allontana! E mi immaginavo il loro finale ricongiungimento, con lacrime e abbracci, se non fosse che oggi è successo qualcosa. Oggi è entrato in scena il personaggio che non mi ricordavo, il fantastico Seyca (o qualcosa di simile), spocchioso spilungone col cane più tonto del mondo, che non fa altro che sfottere la “povera” Aiko e i suoi capelli di alghe (non proprio a torto, possiamo dirlo), facendola ovviamente imbestialire, da cretina permalosa qual è… come fai a non capire la più classica delle tattiche di seduzione da manga giapponese? Non hai mai visto Candy Candy?? Ma facendosi anche voler bene per i suoi momenti di tenerezza, per il cuore buono sotto la scorza dura, e perché salverà senz’altro quell’irresponsabile di Spank, sempre pronto a cacciarsi nei guai.
Perciò la mia domanda è la seguente: chi dei due vincerà? Lo studioso alla melassa, che però è lontano, o l’antipatico fascinoso, che fa tanto il superiore ma poi è sempre a disposizione? Perché l’ho completamente rimosso… e non posso andare avanti con questo dubbio angosciante, ne va della mia infanzia… Quindi, se qualcuno di voi ne sa qualcosa, mi faccia sapere!!
Linka il post :: P.E.R.M.A.L.I.N.K
postato da Ξ lemar il Ξ
venerdì, 10 marzo 2006
alle ore Ξ
13:58
Il mio compagno di casa, altro logorroico studente di architettura (siamo 3 futuri architetti su quattro, contando la cara Aidy, cubana trapiantata in Spagna, ed io: davvero una casa pericolosa ;-)) l'anno prossimo viene a Roma a fare l'Erasmus!!!!!!!!!!! Sempre alla Sapienza ma non nella mia facoltà, nella sua diretta rivale Valle Giulia, il cui nome è già di per sè la cosa più complicata da pronunciare per uno spagnolo (ma ce l'abbiamo fatta, dopo neppure troppo sforzo, anche se ci ho messo un po' a capire cosa fosse quella che, dalle sue parole, legendola in italiano suonerebbe qualcosa come "baglie julia", con la jota spagnola ;-))
Non si è messo ad urlare però, nemmeno si è esibito in qualche danza rituale, ha preso la notizia con molta tranquillità e senso della moderazione, tutto felice per le possibilità che avrà di ampliare le sue conoscenze nella culla della Storia (sic), confermando la mia teoria sulla calma, divertita allegria e senso del dovere degli spagnoli, che sanno essere pazzi festaioli ma anche lavoratori indefessi: è un fatto, gli squilibrati passionali ed inguaribili scansafatiche d'Europa siamo rimasti solo noi!!
Mi aspetterà un anno da giuda turistica qualificata della Città Eterna? Magari,non c'è niente che mi piaccia fare di più ;-))
Linka il post :: P.E.R.M.A.L.I.N.K
postato da Ξ lemar il Ξ
sabato, 17 dicembre 2005
alle ore Ξ
00:31
Forse in questo angolo di web ci saranno cambiamenti... o forse no, non lo so, ho lasciato le chiavi di casa e la più completa libertà ad un restauratore (brrr.... manco in un milione di anni la trovavo una definizione che ti potesse infastidire di più ;-)) per mettere in ordine la mia città, spappolare questo template anonimo e ricostruirlo dalle fondamenta... però non so se lo farà, magari si stancherà prima di compiere l'opera, o magari non gli piacerà, chi può dirlo, i restauratori sono strani personaggi.... Però mi piace l'idea di alzarmi una mattina, passare e trovare il mio piccolo mondo sconvolto da un uragano di creatività. Che non sarà la mia, non sarà identica alla Zobeide che immagino, che ho rincorso nel filo si seta fatto pietra di un arabesco dell'Alambra, o ritrovato intorno ad un tè marocchino con pazzi ventenni di tutto il mondo a scambiarsi racconti, vita, risate, o ho ricostruito pezzo pezzo in un puzzle di foto rubate dal mio cuore che ancora non ho avuto tempo di stampare, o nelle conchiglie che il mare di Valencia mi ha lasciato tra le mani in un mattino pieno di sole in cui disegnare il mio progetto e dedicare una lacrima ad un rimpianto mi ha ridato il senso delle proporzioni... non sarà come la sogno io, però sarà divertente scoprire come il mio mondo viene interpretato, perchè ogni mente ha il suo modo di elaborare gli stimoli e comporli in forme sempre diverse, e non tutte le menti sanno fare la stessa cosa con la stessa cura... a che serve la vita sociale se non a lasciare a ciascuno lo spazio per le proprie attitudini? Lo so che è una frase da baci Perugina, ma ci sono momenti in cui mi piace essere scioccamente ottimista e non essere contraddetta, va bene?? e poi detto da una che sta portando avanti un lavoro di gruppo con altre undici persone che non parlano la stessa lingua, vi assicuro che ha il suo peso ;-)) Quindi diamo in mano il template a chi lo sa fare, sperando che ne ricavi qualcosa di buono... e poi è gratis, e questo non vi sembra allettante? Ed ho la strana, persistente impressione che mi piacerà :-))
Linka il post :: P.E.R.M.A.L.I.N.K
postato da Ξ lemar il Ξ
giovedì, 24 novembre 2005
alle ore Ξ
13:33
 È che qua ci si interrogava su cosa sia la femminilitá come tratto distintivo, se esista una linea di demarcazione non fisica, ma "morale" tra uomo e donna, e quali siano le cose buone che le donne sono riuscite a conquistare in 100 anni di lotta, quelle che ancora mancano, e quelle che potevano benissimo rimanere dove stavano... E questa vignetta, della versione spagnola di Metro (anche se le avventure del gatto sadico, del cane tontolone e del ragazzino troppo buono per avere 2 animali così un po' mi mancano...), mi ha fatto troppo ridere, e l'ho trovata così vera, che ho pensato di sottoporvela, con traduzione al fondo si intende!! ;-))Io non so se sono femminista o no... non voglio fare le cose che fanno loro (loro gli uomini, chè altrimenti in italiano non si capisce, mentre in spagnolo ELLOS è maschile) ... voglio fare cose da donna e che si prendano sul serio!!
Linka il post :: P.E.R.M.A.L.I.N.K
postato da Ξ lemar il Ξ
lunedì, 21 novembre 2005
alle ore Ξ
20:49
Volevo ricominciare in grande stile, parlandovi di Barcellona e di un pezzo di tutto quello che amo ed in cui credo farsi realtà davanti ai miei occhi. Poi mi hanno mandato un filmato, e l'ho dovuto vedere, e come al solito in questi casi orrore, paura, disgusto si sono mischiati al senso scettico e disincantato dell'ineluttabile, alla coscienza che il muretto di cartone che i quattro gatti, per quando forti, per quanto motivati, di una qualsivoglia associazione di volontari possano mettere davanti alla deriva delle coscienze, non servirà che a far franare tutto sopra di loro.
Perchè le sevizie sugli esseri viventi ci sono da sempre, sono una delle infinite depravazioni della Vita, ma noi uomini le abbiamo elevate a livelli quantitativi e qualitativi tali da urlare vendetta, noi che siamo i padroni, noi che abbiamo la parola, che abbiamo dato "il nome alle cose" perchè un dio pazzoide, o solo molto spiritoso, voleva vedere che se ne sarebbero fatti 5 miliardi di vermiciattoli un po' viscidi e con peli molto mal distribuiti di un fagiolo di materia grigia un po' più grande degli altri piantato dentro la testa, e chissà come se la ride adesso...
E questo video le fa vedere con una violenza inaudita, che le immagini sgranate non fanno altro che rendere ancora più feroce, perchè tra quello che vedi e quello che puoi solo immaginare c'è un abisso tale di orrore da farti urlare... ma non è soltanto questo, non solo sono gli animali scuoiati in Cina per farne pellicce, che in qualche modo possiamo sentire lontani, appartententi ad un'altra cultura, ad un mondo più crudele, più estremo: è che sti occhi immensi me ne hanno ricordati altri, in uno dei film più straordinari che io abbia mai visto, "900" di Bernardo Bertolucci (niente a che vedere con Baricco e il musicista sull'oceano, ok????), che del mondo contadino, della sua inebriante purezza, la speranza utopica ma affascinante che la rigenerazione del mondo non debba venire dalle fabbriche, dal "barbaro umanesimo bolscevico", ma dalla terra, da uomini uniti nel lavoro dei campi, dal ritmo ipnotico delle stagioni, prende ad esempio uno dei riti più antichi ed importanti: l'uccisione del maiale.
E al maiale non si tira misericordiosamente il collo come alle galline, il maiale lo si appende a testa in giù per le zampe e si comincia ad aprirlo dal fondo con un coltello tagliente, lentamente, mentre il sangue cade a terra misto ad interiora e tutta la cominutà plaude al sacrificio, che significa salute, prosperità, ricchezza, la carne come sinonimo di abbondanza in un mondo che ne vede davvero poca, e quel bestione enorme, che si sente massacrato ad occhi aperti, inizia ad urlare. E non è l'urlo che ti aspetti, un verso inarticolato, alieno, è il canto straziante di una donna, di una bambina, così profondamente umano che ad ascoltarlo troppo a lungo ne potresti morire... e a vederlo così, inchiodata sulla sedia, il simbolo stesso della vita della campagna, ho pensato che se questa è la mia natura, le mie radici, la mia terra, bhe io voglio solo scendere. E scappare più lontano che posso. Perchè se non esiste altro modo di entrare in contatto con gli esseri viventi che torturandoli, in ogni parte del mondo, in ogni cultura, allora qualsiasi tentativo di miglioramento si rivela un palliativo quasi infantile.
Come al solito sono uscita fuori strada, attaccandomi al filo delle associazioni mentali sballate, perchè fa male il video, davvero, ed esorcizzarlo con le chiacchiere forse mi aiuterà a dormire stanotte: cmq fatevi un giro sul sito della LAV a contribuire anche voi a svuotare l'oceano con un cucchiaino, perchè non cambieremo le cose, ma potremo raccontare di averci provato.
Linka il post :: P.E.R.M.A.L.I.N.K
postato da Ξ lemar il Ξ
mercoledì, 21 settembre 2005
alle ore Ξ
08:24
Si, ok, sarà il terzo post sull'argomento, e non che non ci siano altre cose di cui parlare (la nuova legge elettorale, la riforma della scuola, l'uragano Katrina, miss Italia, Cristina Parodi alla conduzione del tg 5, preferite le more o le bionde?), ma ieri la solita discussione concorde con Totonno (perchè noi due siamo le uniche persone al mondo a mettersi ad urlare pure quando sono d'accordo, infervorandoci tanto da far salire sensibilmente il tono della voce), che si divertiva a vedere la Melandri massacrata ad 8 e 1/2, ha dato nuovi spunti al dibattito (e nuovi motivi ai vicini di credere che questa è una famiglia di pazzi).
E visto che lo fa Ruini, parlare a sproposito della Costituzione Italiana, lo faccio pure io: a me piace la Costituzione. Lo so che detta così è la più sciocca delle banalità (avrei potuto anche dire che è fikissima!, parafrasando il gergo dei tre quarti delle blogger in circolazione), ma davvero non saprei dirlo altrimenti. Mi piace. Mi piace perchè è CHIARA, LIMPIDA, proprio come una legge di principio, la dichiarazione d'intenti di un nuovo Stato, dovrebbe essere, perchè tutti devono poterla capire: articoli brevi, ma densissimi, un uso attento delle parole, e poi il senso, profondo e sofferto, dello Stato, della Democrazia, della Repubblica, la speranza di compiere un nuovo, enorme passo affnchè certi orrori, certe atrocità, non possano, non debbano più accadere. E questo a volte può renderla rigida, ed un po' faziosa, ma chissene importa: la cosa che ha colpito me è che l'ho presa in mano, un giorno in cui evidentemente non avevo di meglio da fare, ho cominciato a leggerla, e ho sentito vaori, principi, idee di un Stato laico e democratico (alcuni decisamente sovversivi, termini come "tutela" e "solidarietà" usati a proposito), scorrere dentro di me.
Ed appena è venuto alla ribalta il comizio di Ruini contro i PACS, che sarebbero "anticostituzionali", me lo sono subito andata a rileggere l'art. 29 ( La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare), e alla maestrina rompiscatole che vive nella mia testa è venuto da ridere (evento raro, non sapete quanto è bacchettona!): perchè se a Zapatero contestarono di aver modificato i termini "marito e moglie" in "coniugi", qua "coniugi" c'è scritto già! e senza neppure un riferimento al numero, se vogliamo essere precisi....
E ancora, il fatto che la Costituzione riconosca la famiglia, significa forse che non riconosca nient'altro? Anche senza scomodare il signor Abbagnano, che qualcuno lassù lo abbia in gloria, ed il primo anno di filosofia, lei, caro Ruini, ha preso la patente? E non le hanno spiegato, in quei dannati test, che la negazione di TUTTI non è NESSUNO, ma ALMENO UNO NON? E che quindi l'Italia può benissimo riconoscere un sacco di cose, TRA CUI il matrimonio?
Ma lo sa cos è che mi ha fatto divertire di più, e che dà il senso di quello che mi infastidisce maggiormente in un certo modo di concepire il cattolicesimo, e cioè la negazione della coscienza individuale, l'idea delle pecorelle smarrite a cui serve un pastore? La sua affermazione secondo cui i PACS farebbero diminuire le unioni religiose, grazie alla serie di agevolazioni economiche e sociali che propongono, ponendosi come alternativa al matrimonio in Chiesa. Ma davvero? Quindi il matrimonio religioso, secondo il cardinale Ruini, è sentito dagli italiani come un modo per ottenere benefici economici (con in più l'innegabile fascino barocco e un po' kitsch dell'abito bianco e della Chiesa piena di fiori): ed invece di cercare di risvegliare il senso del sacro nel mucchio dei cattolici annaquati, preferisce togliere loro l'alternativa; in questo modo, almeno, non peccheranno....Per i soliti approfondimenti, date un'occhiata quie qui
Linka il post :: P.E.R.M.A.L.I.N.K
|