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domenica, 19 marzo 2006
alle ore Ξ
13:43
Appena sveglia dopo la notte clou de "Las Fallas", a cercare di capire la prontezza di spirito con cui stamattina, completamente bevuta, prima di mettermi a letto ho tolto i pantaloni ma non gli occhiali... così stanca ma cosí contenta che neppure sento piú i petardi come bombe che ormai da una settimana devastano la cittá come un'ininterrotto Capodanno napoletano ("Me gusta el ruido Ana, pero no se si puedo aguantarlos más" "Pero sin embargo lo echarás de menos chiquita, te lo juro"), visto che sono 5 giorni che, dopo aver passato notti in bianco con le mie compagne di urbanistica su una consegna che voleva farci impazzire, mi sono ricongiunta alla cittá e da allora non ci fermiamo mai.... Che poi penso che dovrei parlarvi della festa folle, eccessiva, colorata e straordinaria di Valencia, dello spreco e della genialitá, dell'eccesso, della tradizione, di pratiche pagane innalzate al divertito cattivo gusto del folklore, dell'allegria, dello spasso, dei vestiti costosissimi e splendidi, dei botti, della gente, delle luci, dell'alcol, della musica, di enormi bambole kitsch bellissime, satiriche e comiche che oggi si bruceranno portandosi via la pazzia di un periodo sognante... ma non mi va, perchè ho una strana testa adesso, e l'allegra e felice malinconia con cui vivo l'eccitazione di una cittá che mi somiglia troppo per non lasciarmi segni sopra e sotto la pelle, è faticosa da descrivere... e perchè sensi ed emozioni restano legati agli eventi, e sono impossibili da sintetizzare. Quindi l'anno prossimo tutti qui con me nel Far West a vedere un'intera comunitá mettersi a vivere al contrario, e mi direte se vi piace ;-))
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lunedì, 05 dicembre 2005
alle ore Ξ
23:28
Adesso faccio una cosa un po' maleducata, copiare ed incollare da una mail che ho inviato per farne un post.... ma un po' volevo raccontarlo ad un mondo più vasto, perchè chissà in quanti avranno visto il film e l'avranno notata come noi, un po' mi piaceva quello che avevo scritto, rispecchiava il mio stato d'animo, il tentativo impossibile di mettere in parole una cittá che sfugge a qualsiasi definizione, come tutte le altre cittá del resto, ma in maniera piú ambigua, scivolosa... ma sto ancora cambiando discorso, mentre il tema qua é ben definido: ho visto La mala educación di Almodovar ormai una marea di volte, in italiano e poi in spagnolo, ma non ve ne parlo perché dovete vederlo anche voi e perché ci sarebbe troppo da dire, sono andata a cercarmi l'edificio splendido in cui vive uno dei protagonisti, che é qua a Valencia, dietro indicazione di un'amica tedesca nella solita riunione alcolica antes de salir de fiesta, e me ne sono innamorata. Letteralmente. L'ho trovata ed è bellissima... ma proprio tanto eh?, molto più di quanto non lo sembri nel film, in cui Benimaclet passa solo di sfuggita ed invece è un posto magico, perchè è una delle anime di questa città, perchè mescola angoli splendidi, antichi, le case a patio basse degli agricoltori arabi (Benimaclet è un nome arabo, il quartiere di ignacio in origine era un pueblo vicino a valencia pieno di aranceti), in cui la ceramica è l'elemento di distinzione sociale, ed in cui la decorazione autoctona si mescola con quella romana in un tripudio di colori (solo gli arabi sanno essere esuberanti senza cadere mai nel kitsch, per me dipende dalla lingua), con edifici moderni, casermoni orrendi di cemento "tunnel" (qua Franco con l'edilizia intensiva ci è andato pesante) ma pieni di vita, coi fiori alle finestre ed i panni appesi, e poi case sgarrupate, lavori in corso, la tienda china più grande della città, l'omino del kebab accanto al ristorante indiano alla libreria valencianista, i negozi fricchettoni, la gente in bici, l'ubriaco che russa, i bimbi che si rincorrono in mezzo alla strada, le macchine, il rumore, la sporcizia, il cattivo odore, la spazzatura abbandonata, le scritte sui muri... Non è bella Valencia, non lo è nel senso classico, italiano del termine, ma è follemente affascinante perchè si nasconde la vita nei suoi angoli bui, negli spigoli, perchè qua si mescolano culture suoni colori forme anche brutte, anche stridenti, ma assurdamente vive... e sta casa tutta di ceramica gialla e blu, sotto il sole di una giornata a tratti quasi primaverile, mi ha riempito di stupore e meraviglia. Perchè è questo che il demone non riuscirà a mangiarsi mai, è questo che mi tira su ogni volta e mi fa andare avanti, è questo che fa del mio cuore qualcosa di unico: stupore e meraviglia, emozionarmi per le cose, e le persone, gli eventi più insignificanti, non lasciare che il mondo mi passi davanti ma provare a farmi investire, a lasciarmi gonfiare come una spugna... e qua sembra così semplice, perchè vivo in un paradiso cosmopolita ed aperto, in cui i mondi più diversi si conoscono e si annusano, cercando di imparare dalle differenze (e cercando di rispettarle, come la ritrosia e la "chiusura" dei miei arabi, che è un modo per mantenere le proprie tradizioni vive e che non mi sembra giusto forzare con l'invadenza di coinvolgerli per forza), scontrandosi, discutendo, raccontandosi di esperienze lontane... e sto cercando di capire se sono solo fortunata, se vivo nel limbo dell'ambiente universitario in cui tutto sembra possibile, in cui il corpo docente stesso è pervaso da un'ottimismo, da una voglia di fare e da una carica eversiva sorprendente (e qua davvero si fa "scuola", si dibattono i problemi, si verificano insieme, si organizza una conferenza a settimana, non delle star che fanno solo audience, ma di professionisti capaci ed appassionati che sanno darti conoscenze e consigli), ed in cui il numero di stranieri e di personaggi "particolari" è ovviamente altissimo, oppure davvero questa è la Spagna, ardente e serena, ottimista e coraggiosa, che neppure le speculazioni più schifose riescono a distruggere, e in cui d'altra parte ogni zona è così orgogliosa della sua cultura da usare la lingua come baluardo.
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lunedì, 05 dicembre 2005
alle ore Ξ
21:20
Niente, non ci riesco. Volevo aggiornare il blog con periodicità, ma non ce la faccio. È che qua è tutto nuovo e diverso, pieno di infinite possibilità, nella mia cittá invisibile che nella Spagna sembra sempre più reale, e a raccontare tutto con sistematicità non mi basterebbe una vita. L'università, la città, la gente, la musica, i locali, gli incontri, le esperienze, i film, il teatro, la danza, i pensieri, le riflessioni, le bevute, la mia splendida bici, la mia passione che si fa sempre più forte e concreta a mano a mano che mi rendo conto che non esise nient'altro a cui potrei lavorare, niente altro che mi appassionerebbe così... e il demone che mi mangia il cuore eppure sembra così piccolo rispetto ad altri demoni che tormentano vite lontane ma vicine nel mio sangue, la politica, e la rabbia, e l'amore per un paese coraggioso ed aperto che fa apparire così meschino quello da cui vengo...
Visto? Non posso che fare elenchi per parlarvi di qui, dovrei copiare ed incollare i resoconti flash delle giornate e nottate valenciane fatti alla mia amica "bella persona"(mamma noemi, non offenderti, é un sacco che non ti incontro su msn!!!), ma non mi va. Forse mi sono anche stancata del mio stile ampolloso, delle parole che si aggrovigliano cercando di dare un senso agli avventimenti... forse mi sto innamorando di un'altra lingua, più duttile, svelta, ora che il mio paese nativo sembra essersi scordato il senso delle sfumature e si aggrappa con violenza ai contrasti manichei, all'apparenza della rispettabilità... ma qua tutto è sfumatura, incanto, evanescente miscuglio di mondi, stili, ambienti differenti... qua i contrasti sono una ricchezza che non va dispersa, ma fermenta in linfa nuova.
E quindi il blog non verrà aggiornato con assiduità, nè racconterà necessariamente la mia Spagna, che è così immensa che nemmeno a me stessa so narrarla, ma quello che mi passa per la testa e come mi passa per la testa.... e insomma ho buttato un post per dire che il mio blog rimarrà semplicemente un blog, cioé il mio angolo di mondo in cui faccio quello che mi pare ed in cui tutti sono invitati a dare il loro contributo, ma non so, mi era venuta voglia di dirmelo, di sottolineare il fatto che qualsiasi possibilità di trasformare questo in uno spazio di riflessione più ricercato, in un "diario di viaggio" sistematico, semplicemente non può esistere... è tutto nella mia testa, ne mio cuore, nelle tracce che disperdo negli esseri umani con cui vengo in contatto, ed in fin dei conti va bene così.
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lunedì, 21 novembre 2005
alle ore Ξ
02:36
Dicono che se le cose le rimandi per troppo tempo poi non riesci più a ricominciarle, che se cadi da cavallo devi rimontarci subito altrimenti se ne scappa via.... dicono.... e io che ho abbandonato il mio cuscino morbido di byte e chip per un mese e mezzo, la mia città invisibile di cristallo ed alabastro, per lasciarmi scivolare ed avvolgere dal più affascinante dei mondi, questo misto informe, chiassoso e colorato di culture, suoni, persone, emozioni... Si ok, sono solo andata in Erasmus a Valencia, passo frenetiche giornate e divertenti notti nell'ovattato ambiente universitario, non ho intrapreso un viaggio nelle viscere della terra alla ricerca di me stessa. E non credo neppure di essere riuscita a prendermi cura di me, ma solo a guardare con rinnovato terrore il demone che mi divora le viscere, ancora più cosciente di quanto sia sola di fronte a lui. Però sto bene. Davvero tanto. Mi ritrovo arrotolata in una lingua che si lascia scorrere, che passa tra le dita con il fruscio della seta, saltando morbidamente dalle vocali chiuse alle consonanti leggere, come liquide, cercando di coglierne l'allegra follia nella maniera in cui si avvicina, eppure si distingue, dal mio idioma natio, di seguirne gli scatti, i pensieri densi... in una città in cui splendore e spazzatura si mescolano senza amalgamarsi, fatta di spigoli, di picchi di poesia avvolti nell'orrore, ricchezza e povertà che cercano un equilibrio impossibile.... tanto simile al posto dove sono nata, così impregnata dell'odore del porto, del mare, della sua sporcizia e della sua immensità, orgogliosa della sua inimitabile unicità eppure aperta a mille culture, del suo cuore nero che stanno cercando di mangiare... Ed ho incontrato persone stupende, luoghi, culture, gentilezze ed affetto di cui sono rimasta quasi sconcertata, la socievolezza di un mondo che mi si avvicina con simpatia e vuole solo essere colto al volo... e chisseneimporta delle convenienze, qua mi butto a parlare con tutti, in una lingua che è un misto di tutte le forme di comunicazione possibili, a raccontare e farmi raccontare di mondi, di esperienze, nella mia maniera vorace ed inadeguata di lasciarmi conquistare dalle cose e dalle situazioni, divertente e divertita, sempre sovreccitata e preoccupata che una briciola, un granello di mondo possa cadermi dalle dita... E vi dovrei davvero raccontare tutte le cose che ho visto, le persone che ho conosciuto, spagnoli marocchini polacchi tedeschi francesi austriaci turchi belga finlandesi, le risate, i viaggi, il campus e le sue meraviglie, le lezioni, il flamenco, i concerti, il jazz, la mia casa, i regali inaspettati, le nottate in bianco, i film, le mostre, il cibo.... Un mese e mezzo di indigestione di situazioni? Perchè era questo che mi mancava, l'adrenalina e l'eccitazione di un mondo nuovo, persone curiose a cui insegnare e da cui apprendere, professori intelligenti e coinvolti, sconosciuti che ti offrono da bere, amici allegri e pazzoidi, il sorriso ironico di due occhi troppo belli per essere veri... Ed anche se mi sento tagliata in due, tra un respiro lieve che mi tira verso l'alto, a rubare l'oro che incontro da tutto ciò che vedo, ascolto, tocco, e il gelo che mi intasa il cuore e che non sono riuscita a lasciare a casa, sono innamorata di questo posto, e sono contenta di essere qui. Ammazza ma quanto mi è mancato il mio angolo di rete!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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venerdì, 30 settembre 2005
alle ore Ξ
21:54
Ok. Domani si parte. Per la terza volta in tre giorni... Essì, perchè appena arrivata a Valencia (dieci mesi di Erasmus architettonico) ho scoperto che c'erano dei moduli che dovevo ASSOLUTAMENTE firmare di persona... alla Sapienza però... e quindi ho passato nella mia nuova ciudad solo mezza giornata, tempo sufficiente però ad innamorarmi di lei, del campus universitario (strapieno di fancazzisti, perchè in un posto così bello come ti va di studiare?), a trovarmi casa, a conoscere un sacco di gente e ad imparare un bel po' di spagnolo in più rispetto al giorno prima (il che, conoscendo il mio livello, non era troppo difficile...), ed a raccattare un po' di divertenti avventure, per ritornare a Roma di corsa il mattino dopo, a lasciarmi avvolgere dalle kafkiane spire della burocrazia (e della mia incredibile distrazione, perchè sono "na tossica", come Luzz ha abilmente sintetizzato...)
Quindi ora niente saluti o piagnistei, perchè chissà quante altre cose mi sarò dimenticata e quante volte mi farò rivedere qui (ma, speriamo, MAI PIù!!).... Perciò, chessò, potrei raccontarvi dell'ultima settimana nella Capitale, del regalo di Saltatempo che ho fatto a me stessa, per portare con me Storia ed affetti, e la più divertente immagine di Dio che conosca... oppure del quintale di biancheria che mia madre mi ha comprato, nel suo modo un po' brusco di farmi sentire che mi è vicina, affermando, come tutte le mamme, che "bisogna essere pronte se succede qualcosa" (ma siccome non parlano di un fortuito incontro galante, io ho toccato ferro, non avendo altro da toccare ;-))... o di Siena, del fascino delle città medioevali cresciute come piante, nel posto giusto e nel modo giusto, con quel senso puramente innato che ha la natura di adeguarsi a sè stessa, e di piazza del Campo, una conca di mattoni calda ed accogliente su cui "sbracarsi", chè non esistono altri termini per descrivere al meglio questa sensazione di totale rilassatezza (anche se ci ho fatto un sogno bruttissimo, ma pare che portino fortuna)... e poi Viva Zapatero!, risate e rabbia e speranza mescolate insieme, con quel pizzico di cinica frustrazione che ti costringe a pensare come rimangano colpiti da certe cose solo quelli che le sanno già; ed equivoci e chiarimenti, e le mie disavventure notturne con un maniaco educato che mi ha pure offerto il taxi, che quasi quasi lo ringraziavo, e la mia dolce salvatrice, l'unica donna a cui puoi piombare a casa nel bel mezzo della notte chiedendo ospitalità... e i Musei Vaticani visti un po' di corsa, ma non troppo, perchè alla fine ci siamo lasciati soggiogare da un'orgia di stimoli che non ti lascia respirare, anche se la nostra meta era un'altra... lei, la "Deposizione" la cui vista è stata più traquilla del solito, ma non meno intensa, e quel fuoco che mi divora, che mi attraversa il corpo e lo sconvolge, neppure le lacrime se lo sono portato via.... e i saluti ai miei compagni di teatro, a bere una roba dall'aspetto terrificante ma buonissima, e poi la cena a base di cus cus e birra con gli amici dell'uni, in cui mi hanno predetto che tempo un mese finirò a dormire sotto il ponte di Calatrava con un rene di meno, le risate e gli attimi di commozione (ma non è la lontananza, è l'affetto che mi ha intenerito, anche se lo so che verrete, perchè le ho strappato un "pò esse" che non è proprio un sì, ma è meglio di "solo se veniamo a piedi" ;-))...
Invece non vi parlerò di nulla di tutto questo, perchè sono stanca e domani devo alzarmi all'alba, quindi mi conviene andare a nanna, anche se è un orario da galline. Volevo solo dirvi che sto bene, sono eccitata e serena, decisa a provare per una volta ad aver cura di me, per vedere se è vero che volersi bene è così divertente come dicono.
Aggiornerò appena possibile (spero molto presto). Hasta Luego!
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mercoledì, 14 settembre 2005
alle ore Ξ
11:19
Sto nell’aula informatica dell’università a lavorare, ma non c’è nessuno e mi annoio, perciò ho deciso di scrivere uno di quei post personali insopportabili in cui si nominano persone, cose e fatti che non interessano a nessuno… e non solo per ammorbarvi un po’, ma perché, dato che non ho nessun programma per il mio soggiorno (io e la mia compagna di viaggio, avendo la testa altrove ora, abbiamo deciso che se partiamo completamente impreparate la prima settimana sarà molto più divertente da raccontare… volete mettere tra dire di aver trovato casa subito e raccontare di aver vissuto in spiaggia sotto un ombrellone nutrendoci di bacche e radici? ;-)), ho l'impellente bisogno di una lista delle cose da fare prima di abbandonare questi lidi, in ordine assolutamente sparso, alcune indispensabili, alcune idiote, che necessiterebbero di almeno un anno di lavoro ininterrotto e devono essere compiute in 15 giorni… quindi se qualcuno ha suggerimenti su dove si possa perire il dono del’ubiquità, si faccia avanti!
Ma veniamo a noi:
- Dare l’esame di urbanistica il 19 settembre, che me lo sto trascinando da 2 anni e non vedo l’ora di togliermelo di mezzo, anche perché rilievo è stato rimandato al prossimo appello (ma abbiamo fatto bene ragazze, perché dopo tutto il sangue che ci abbiamo versato sopra, non aveva senso buttarlo via così… e poi non mi potete cancellare da msn se dobbiamo ancora lavorare insieme ;-))Se l’esame va bene, visto che è pure il mio compleanno, regalarmi… non lo dico per scaramanzia, ma ve lo racconterò, e davvero non vedo l’ora (lonelytears, tu dovresti aver capito a che mi riferisco)
- Accompagnare Xin a fare shopping e rifarsi completamente il look… ehm… nono, volevo dire consigliarlo a trovare abiti giusti adatti al suo stile (ma quando mai, chissà come si veste, lo trasformerò completamente facendogli credere che ha scelto lui, come solo le donne sanno fare… però voi non diteglielo eh ;-))
- Comprare il biglietto del concerto dei Subsonica, perché solo così avrò la certezza di andarci, e perché non mi viene in mente modo migliore per salutare il mio “compagno dei concerti” nonché insegnante di chitarra nonché amico da una vita, ma ovviamente più siamo meglio è
- Preparare, per il compleanno di mamma, la Genovese che desidero da un sacco di tempo, più un dolce che ha fatto un’amica di mio fratello e che a lui è piaciuto tantissimo, e mi ha detto che “se lo ha saputo fare Marina, il tuo sarà senz’altro spettacolare!”, a riprova del fatto che anche lui ha capito che per avere qualcosa dalle donne bisogna adularle
- Tagliarmi i capelli, anche se sono tentata di farlo a Valencia, perché, visto che una delle mie migliori amiche nonché ex compagna di corso nonché personale parrucchiera estetista, perché sono l’unica che si è offerta di fare da cavia, è a Foggia incatenata da un padre-padrone vecchio stampo, a questo punto posso anche sperimentare un taglio spagnolo ( e magari ricolorarli con qualche tinta da trip di lsd, ritornando la fata turchina (o un’alga, a seconda delle interpretazioni ;-)
- Aprire il conto Bancoposta e caricare la carta Postepay, sennò posso andare pure a chiedere l’elemosina
- Fare un festino coi compagni dell’uni (luzz, pensace te ;-)) andando ad ubriacarci ad Ariccia, evitando magari di vomitare sui pantaloni di qualcuno e di tentare il suicidio dal ponte “per vedere quello che c’è sotto”
- Andare coi miei amici al pub di Lele, che mi farà assaggiare tutti i nuovi cocktail che ha imparato, ovviamente con il quintuplo della gradazione alcolica (“si, forse è un po’ forte, ma lo sai che mi piacciono così”) e io mi ubriacherò prima delle 10 di sera, e mi attaccherò a Stefano, storico compagno di bevute e reggitore di testa ufficiale, di cui parlo sempre quando sto decisamente fuori, chiedendogli in continuazione se mi vuole bene, la sua ragazza gelosissima non capirà e penserà che ci sto provando, e io e lei finiremo a picchiarci selvaggiamente prima di mezzanotte
- Andare a Siena con Simonetta, chè è una vita che lo diciamo, giustificando la defezione di Noemi solo perché il suo uomo ha più bisogno di lei di quanto non ne abbia io, essendo certa che ci sentiremo così spesso che mi detesterà
- Comprare il computer portatile, che però userò il meno possibile perché ho bisogno di disintossicarmi (ma non preoccupatevi, il blog continuerà a prosperare, perché non vedo l’ora di fare l’inviata all’estero… anzi, se fossi in voi un po’ mi preoccuperei ;-))
- Fare la valigia, che ormai sta assumendo sempre più i contorni inquietanti di quella di Ebnezer in Elianto (ennò, non vi dico nulla, ve lo leggete ;-)), riuscendo ad accettare il fatto che almeno la chitarra e l’agave devo lasciarle qui
E poi… ultima ma non per importanza… andare a salutare i due uomini della mia vita (di uno dei quali vi ho parlato diffusamente, mentre per l’altro mi frena una totale incapacità ad esprimere tutta la sua grandezza, per costringervi ad amarlo come lo amo io), il simbolo stesso di questa città e la cosa che mi mancherà di più di lei, anche se me li porto negli occhi, nel cuore, nella testa, distribuiti in tutti gli organi del mio corpo, più che se fossero vivi… perché nelle loro opere c’è un universo così sfaccettato e splendente che trascende i limiti dell’umano, ed è solo davanti o dentro, o vicino, o intorno a loro che mi sento a casa.
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domenica, 04 settembre 2005
alle ore Ξ
10:49
Stato della valigia a tutt'ora:
- Caffettiera Bialetti da 2 tazze già usata (grazie mamma che mi ha regalato la sua!)
- Vocabolario di spagnolo, anzi "Grammadizionario", visto per caso da GS nel tentativo di distogliere Totonno dal comprarsi un vocabolario di latino da portare in ufficio per controllare le citazioni con cui fa il figo coi colleghi, ma che tanto non capisce nessuno, compreso lui (andare a fare la spesa con un padre pazzoide come il mio è esilarante, ma è pure una fatica pazzesca, perchè devi rimettere a posto i 3/4 delle cose che ha preso lui)
Inoltre ho deciso l'abbigliamento della partenza (intorno al 25 settembre, se tutto va secondo i piani, peraltro inesistenti): stivaloni anfibi ai piedi; gonna arancione a coste lunga da zingara tutta arricc iata che da sola pesa 5 chili; le calze azzurre, verdi, rosse, viola; almeno 3 magliette; il maglione di lana pesante grigio chiaro con le maniche antracite all'uncinetto che mi sono fatta io; la giacca lunga di jeans con sopra la giacca lunga di velluto arancione con sopra la giacca corta imbottita verde militare; la sciarpona lunghissima e spessa con i colori della Giamaica pagata 2 euro a via Sannio; varie ed eventuali: in questo modo posso occupare tutto lo spazio libero guadagnato in valigia con 10 chili di caffè KIMBO Miscela Napoletana.
Mi sembra che non manchi nulla no? ;-))
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