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martedì, 09 gennaio 2007
alle ore Ξ
09:02
Avendo passato l'ultima settimana prima delle feste, prima che mi venisse l'influenza (si, lo so, è Natale. Non si puó avere l'influenza a Natale. Non ricordatemelo, ok??), tra promozioni di liquori da festa di pensionamento e incartamento regali per beneficenza da Feltrinelli, ho potuto cogliere da un osservatorio privilegiato (il sottoscala della Feltrinelli di piazza Colonna, dove ci avevano piazzato a fare i pacchetti), il trend dei libri per l'inverno.
Batte ogni classifica il nuovo libro della Littizzetto, che a fronte di un titolo assolutamente idiota, vanta una favolosa copertina, che ripropone in chiave pop l'opera di un maestro della pittura contemporanea (e allora non sono l'unica a pensare che il soggetto principale di Fontana fosse un pezzo di figa!) Sulla terza, la foto della showgirl alla prima comunione, con la stessa identica faccia da chi ha appena messo una tarantola nel barattolo della marmellata e vede sua madre sul punto di aprire la dispensa.
In buona posizione il libro dell'ultimo premio nobel, tale Pamuk, dalla copertina arabeggiante dove le tipiche geishe delle stampe giapponesi, vestite da indiane, danzano con le nacchere in mano. Difficile intuire la provenienza dell'autore, di cui nessuno mi ha saputo fornire referenze benchè che i suoi volumi si comprassero in stock di 5-6 esemplari alla volta ("ma sa, così non scontento nessuno... poi è sempre un premio Nobel... e queste ballerine, tanto colorate").
Vendutissimo anche il libro di Augias " I segreti di Roma", ben visibile all'ingresso, al modico prezzo di 18,50 euro; se ne prevede giá una seconda edizione che raccolga anche i casi di omicidi-suicidi verificatisi alla scoperta dell'edizione tascabile, assolutamente identica ma con la copertina flessibile, al prezzo di 5 euro, nascosta tra "Il metodo dell'ermeneutica" di Gadamer e gli "Elementi di semiologia" di Barthes.
Menzione d'onore per i megatlanti di architettura, sempre ad effetto per regali aziendali e per far rosicare le impacchettatrici, che se li vedono passare tra le mani per un secondo sapendo che finiranno ad ammuffire su uno scaffale polveroso di uno studio di notaio, tra un libro alto 30 cm verde e uno alto 25 cm rosso col bordo blu.
Sempre ben piazzati i libri di favole, i libri da colorare, i libri per-te-che-sei-bimbo-e-non-sia-mai-ti-azzardi-a-leggere-una-cosa-da-grandi-che-poi-magari-ti-appassioni, sempre di un centrimetro troppo larghi per entrare nelle favolose bustine Feltrinelli (metti, etichetti, chiudi), necessitando per essere nascosti del complicatissimo, lunghissimo ed estenuante metodo noto come impacchettamento con la carta.
Ottima posizione per l'intera collana Einaudi, da noi molto apprezzata, se non fosse per la fantastica abitudine di ricoprire i libri con il cellophane esigendo operazioni chirurgiche di alta maestria per poter, senza rovinare eccessivamente suddetto cellophane, ("Scusi, posso toglierle a plastica?" "Cosa????? Giammai!") cancellare il prezzo.
Ancora in auge, malgrado maldestri tentativi di boicottamento (nascondere ogni copia de "Il codice da Vinci" sotto un libro di Flaubert si è rivelato impresa complicata, data la scarsitá dei secondi), una serie di best seller, quali: i grandi successi di Dan Brown; le guide ai luoghi dei grandi successi di Dan Brown; le guide alle guide ai luoghi di Dan Brown; Dan Brown e la religione cattolica; Dan Brown e la lotta per le investiture; Dan Brown e i segreti di Paperopoli; Dan Brown: mangiava troppo pesante? Date le dimensioni da enciclopedia Treccani (anche per loro, il suddetto complicatissimo, lunghissimo ecc. metodo di impacchettamento che ce li rendeva particolarmente simpatici), se ne consiglia l'uso come armi improprie contro gli insetti molesti.
Sempre presenti, benchè in modiche quantitá, tutti i libri apprezzati, regalati per passione, affetto, per dire qualcosa; i libri acquistati perchè si amano, ed certi amori li devi dividere altrimenti diventano insostenibili; i libri consigliati, scovati in biblioteca, visti alla fermata della metro in mano ad un tipo cosi carino che per forza anche il libro deve essere interessante; i libri comprati per qualcuno, solo come scusa per tenerli per sè (è tremendo, lo so, io lo faccio sempre ;-)); i libri che poi ti rimarranno in testa perchè te li ha regalati quel tipo lì, e non un altro, e dopo chissá quanto tempo magari non lo vedrai piú ma il libro resterá (un libro è per sempre, come un diamante); i libri che ad incartarli ti viene il magone, perchè sai che, da qualche parte, qualcuno che neppure conosci sta per condividere il tuo stesso segreto.
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martedì, 10 ottobre 2006
alle ore Ξ
10:03
Di solito non pubblico (esiste una traduzione accettabile di "to post"?) citazioni tout court, ma quest'uomo è un mito!
I PENSIERI
LEI (improvvisa a lui): A che pensavi in questo momento? Subito! Lo voglio sapere.
Lui (imbarazzato): Non te lo posso dire.
LEI (capricciosa): Dimmelo, invece. Devi dirmelo.
Lui (c.s.): Non insistere.
LEI (ostinata): E io intendo saperlo. Lo esigo.
Lui: Ti prego...
LEI: Sono lo che ti prego. Se no non ti voglio più bene. A che pensavi?
Lui (rassegnato): Oh, santo cielo, pensavo a te.
LEI (in estasi): A me? Davvero? E che pensavi di me?
Lui: Pensavo: sta a vedere che adesso mi domanda a che penso ed io non so che cosa dirle.
(Achille Campanile)
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martedì, 25 aprile 2006
alle ore Ξ
14:45
Stavo cercando una citazione da Vittorini, visto che il libro, ovviamente, é a casa, volevo che leggeste il dramma di Enne2, il suo essere uomo prima che coraggioso, o le insidie del potere, in qualsiasi lato si trovi, o la paura del "lupi" ( se anche gli assassini sono uomini, allora che cos é un uomo?), insomma tutte le cose che colpirono me quando lo lessi, su consiglio dei miei, credendo che fosse il solito resoconto populista mentre era molto, molto di piú; volevo trovare una di queste storie immense ed intime, le ritenevo adatte, ed invece ho trovato questa. E forse é giusto così. Buona festa e buon ricordo a tutti. Essi avevano, ognuno, una famiglia: un materasso su cui volevano dormire, piatti e posate in cui volevano mangiare, una donna con cui volevano stare; e i loro interessi non andavano molto più in là di questo, erano come i loro discorsi. Perché, ora, lottavano? Perché vivevano come animali inseguiti e ogni giorno esponevano la loro vita? Perché dormivano con una pistola sotto il cuscino? Perché lanciavano bombe? Perché uccidevano? (…) Perché, se non erano terribili, uccidevano? Perché, se erano semplici, se erano pacifici, lottavano? Perché, senza aver niente che li costringesse, erano entrati in quel duello a morte e lo sostenevano?
( Uomino e no, Elio Vittorini )
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lunedì, 20 marzo 2006
alle ore Ξ
22:56
Di Andrea Pazienza scrissi tempo fa, in occasione della mostra che vidi per caso, quasi passandoci davanti, sola, un giorno i cui avevo bisogno di colori, rabbia, felicitá, passione. Mi era giá piaciuo senza neppure conoscerlo, peró, perchè Stefano Benni, presentando il suo ultimo libro, ne aveva parlato come del nipote pazzoide e geniale, l'allegro folletto rivoluzionario e dal talento fuori misura, che ti fa preoccupare ma che sai non potrebbe essere diverso... che vorresti salvare ma non puoi, finchè un girno ti scivola via semplicemente dalle mani, senza che tornare indietro sia piú possibile. Mi aveva commosso questa storia, e l'ho cercato, l'ho trovato, ed ho scoperto che era davvero come Benni lo dipingeva. Forse meglio. Perció ho fatto il diavolo a quattro per potermi accaparrare una copia dell' Espresso, che per quattro settimane propone tutti i suoi fumetti piú famosi ogni venerdì (Zanardi, Tormenta, Pertini, Pompeo), tanto che alla fine me ne hanno comprate due copie, una la mia mamma, che giá lo avrá finito e nascosto perchè nessuno me lo rovini e poi si scorderá dov è, e uno lui, che invece non lo leggerá anche se gli piacerebbe (peró grazie, te lo sei ricordato!! ;-)); e visto che ora ho in salvo la mia possibilitá di spassosa lettura, anzi posso pure permettermi di perderne un volume, bruciarlo, farlo a pezzi, usarlo per ammazzare le mosche, lo pubblicizzo anche a voi, che sono certa vi appassionerete. Il primo che pensa "non sono tipo da fumetti" gli tiro un ceffone, lo prometto! ;-))
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venerdì, 13 gennaio 2006
alle ore Ξ
21:45
Torni a casa per le vacanze dopo tre mesi di assenza, mentre l'inverno ti ha preso in contropiede ricordandoti che anche nella Spagna assolata ma piena di vento dicembre può essere un mese duro, e dopo aver caricato per il ritorno in Iberia la vecchia Samsonite rigida giramondo, più pesante che capiente, di maglioni, lenzuola e pigiami, arrivando all'aereoporto senza giacca pur di portare a Valencia il tuo splendido cappotto arancione che ne ha viste decisamete di tutti i colori, cerchi di scavare qualsiasi angolo, qualsiasi spazietto nei tuoi bagagli strabordanti per caricarti quello di cui, quasi più di un asciugamano grande per la doccia (il mio accappatoio rosa confetto era decisamente fuori formato) non puoi proprio fare a meno... un pezzo, seppure minuscolo, seppure selezionato con violenza più che con metodo, della libreria... E quindi ora sulla mia estanteria di legno e metallo, trovata per strada da un'amica ed eletta a simbolo della mia vita indipendente, oltre che di tutto l'affetto e le meravigliose avventure che ho incontrato qui, fanno bella mostra, in ordine di... bho, come capitava:
1) SALTATEMPO, di Stefano Benni, comprato da poco dopo averlo dovuto abbandonare in biblioteca, che avevo voglia di rileggere, per rituffarmi in quel mondo denso ed oscuro, ma anche pieno di coraggio e passione, che è stata la storia d'Italia degli ultimi quarant'anni, per riscoprire rabbia, allegria, odi atroci e sofferte disperazioni, tra un mare di risate e qualche lacrima strappata via, e per ricordarmi che se ci crede ancora lui, che è stato il tramite di tante riflessioni amare e divertite su questo strano tempo malato, non posso smettere io
2) IL GIOCATORE, di Dostoevskij, già descritto qui, inizio indimenticabile di una passione sfrenata per il buon vecchio russo, ed unico portabile tra i papabili, visto che i "Demoni" avrebbe preso lo spazio di un paio di giacche di velluto a coste.... scelta però molto sofferta perchè in aspra lotta con le "Memorie dal sottosuolo", che ho davvero voglia di riscoprire, ma che, essendo un regalo fatto a mio fratello, non mi sembrava il caso di trafugare, per quel brutto vizio che non riesco a togliermi di donare libri che voglio leggere, finendo per sentirli miei (fatto anche quest'anno, "La cognizione del dolore" a mia madre, già nascosto in mezzo alle monografie di architettura)
3) IL PARADISO DEGLI ORCHI, di Daniel Pennac, anche lui già presentato, perchè parole migliori di quelle di Benni per descriverlo non le troverei in un milione di anni, ed anche questo un regalo (sic!) che non ho avuto tempo di consegnare al mio pusher di musica e sosia lettore (il giorno che caricammo casse di libri per montare il palco dell'ultimo spettacolo, andandole a svuotare ci accorgemmo che le mie e le sue erano identiche, o contenevano cose che ci saremmo rubati a vicenda... <Non è possiblile, sono tutti uguali!!> <Tizia che vuoi, abbiamo gli stessi gusti> ><No Marco, non abbiamo gli stessi gusti, siamo la stessa persona!!>) e che, essendomi portata a Siena a Capodanno a vivere il diluvio, ho pensato bene di trascinarmi pure in Spagna per fargli respirare un po' d'aria iberica, casomai non si fosse ancora rovinato abbastanza
4) FANTASIA, di Bruno Munari, straordinario saggio-racconto-sogno sulla maniera folle ed incredibile in cui si sviluppa la creatività, perchè "Da cosa nasce cosa" era troppo grande e perchè questo l'ho letto troppo in fretta, bruciato in un'ora e passa di nervosa attesa alla fermata della metro di Pietralata in un'assolatissima mattina di fine luglio sull'unica panchina bollente piazzata nello spazio libero tra l'ombra di due banchine, aspettando il solito adorabile ritardatario cercando il lato zen e rilassato che pure dovrà esserci in qualche interstizio della mia mente per evitare di strangolarlo appena fosse arrivato
5) UNA QUESTIONE PRIVATA, di Beppe Fenoglio, il mio regalo di Natale a me stessa, anche lui strappatomi a viva forza dalle mani e dal cuore, tempo fa, per essere riconsegnato alla biblioteca... e sto di nuovo accompagnando il malinconico Milton nella discesa all'inferno, sulla strada delle colline d'Alba martoriate dalla guerra, nel tempo nero della scelta, a rincorrere una verità senza colore rimettendoci la pace, e me ne sto innamorando ancora
6) LE CITTÁ INVISIBILI, di Calvino, che non potevano, non dovevano mancare, perchè sono l'anima del mio essere qui ed ora, perchè mi sentivo vuota, nuda senza di loro... e lo avrei bissato Italo con le mie adorate "Cosmicomiche" se la mia mamma, proffa di matematica e scienze (si lo so, è terribile, compatitemi) non avesse in mente chissà che lavoro da farci fare ai suoi alunni, ragazzini di tredici anni da dare in pasto a Qwfwq, confidando negli esseri umani molto più lei di me
Ed adesso, anche se sono pochi, se risaltano più per ciò che manca che per ciò che c'è, posso dire di sentirmi, almeno un po', in una casa mia.
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mercoledì, 14 dicembre 2005
alle ore Ξ
16:12
Questa recensione non l'ho scritta io, me l'ha inviata un simpatico signore con cui ho avuto la fortuna di parlare (a proposito, grazie mille signor Lorenzo!), che vive da quarant'anni a Vienna ma è rimasto innamorato dell'Italia e dell'italiano, e la pubblico perchè mi piace molto, perchè il Gattopardo è uno di quei libri che amo ma non sono ancora riuscita a sviscerare (quell'icredibile giardino di scioccante sensualità, tra rose bellissime e marce il cui odore penetrante fa perdere i sensi...) e perchè la Sicilia è un luogo che mi sta chiamando ormai da un po' di tempo, ed ho deciso di rispondere, non fosse altro perchè forse ne vale la pena.... e chi l'ha detto poi che le occasioni perse non si possano recuperare?? ;-))
Nel romanzo di Tomasi di Lampedusa, viene descritto il passaggio storico dal Regno delle due Sicilie sotto la dinastia spagnola dei Borboni, al Regno d’Italia sotto la dinastia piemontese dei Savoia.
Il romanzo eccella per la sua raffinata e precisa descrizione delle persone coinvolte e del paesaggio siciliano. L’uso abile e accurato dei vocaboli dà l’impressione di rivivere quei tempi passati e nello stesso tempo invita a sostenerlo e difenderlo contro la pratica moderna della mescolanza con altre lingue, con il risultato di una grave alterazione della pronuncia e dell’ortografia della nostra lingua madre.
Il romanzo, nel trattare gli avvenimenti storici che hanno cambiato radicalmente la situazione politica in Italia, analizza in minuziosi dettagli le ripercussioni psichiche e sociali delle classi nobili del tempo.
Il Gattopardo, cosciente dei cambiamenti in atto, si accinge ad accettarli, ben sapendo che in fondo, dopo i primi periodi di confusione e smarrimento generale, tutto ritornerà com’era prima.
Le rivoluzioni non cambiano gli uomini, ma danno al sistema un nuovo volto e un nuovo nome per confermare il senso della necessità che le hanno create.
È così che coloro che erano al potere ci sono rimasti, fino ad alcune eccezioni per determinare il senso del cambiamento. A loro si sono aggiunti i rivoluzionari e i soliti opportunisti che, finita la rivoluzione, hanno ottenuto cariche importanti e remunerative nel nuovo costituito Regno d’Italia.
Come in ogni cambiamento radicale, sono presenti gli onesti come i disonesti, ma questi ultimi determinano la svolta e quindi le decisioni da prendere.
Un’unica differenza si trova nel fatto che i disonesti, nuovi e vecchi, per lo meno nei primi tempi, agiscono con più cautela e prudenza. Dopo, quando il sistema si sarà rafforzato e stabilizzato, agiranno con più libertà e sfacciataggine per raggiungere i propri scopi e interessi.
Il popolo, come sempre generoso e facilmente recuperabile nelle lotte per gli ideali di giustizia, libertà, verrà di nuovo sfruttato e ignorato.
Cos’è cambiato?, poco o nulla. Coloro che erano al potere sono rimasti, insieme ad altri nuovi che presto hanno imparato bene il loro mestiere, sfruttando le solite pecorelle che sempre devono pagare per gli scopi dei potenti, nuovi e vecchi.
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lunedì, 19 settembre 2005
alle ore Ξ
07:18
Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra. -Ma qual è la pietra che sostiene il ponte ? - chiede Kublai Kan. - Il ponte non è sostenuto da questa o da quella pietra,- risponde Marco, - ma dalla linea dell'arco che esse formano. Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: - Perchè mi parli delle pietre? é solo dell'arco che mi importa. Polo risponde: Senza pietre non c'è arco. (Italo Calvino, Le città invisibili)
La mia vita è stata piena di Maestri: esseri umani di ogni epoca. luogo, credo, che mi hanno lasciato idee, riflessioni, speranze, amore, coraggio. Esistono Maestri che hanno fatto parte della mia vita in un lampo di luce, e poi sono spariti al primo soffio di vento; altri che sono ancora lì, da sempre, e forse non si sono neppure resi conto di quanto siano importanti; qualcuno è andato via troppo presto, altri non torneranno più... Ma la maggior parte riempie il vuoto delle cose che amo, lo ricopre di senso, in quella maniera stupefacente che hanno le creazioni umane di apparire soprannaturali, oltre i limiti della comprensione fisica, ed affolla arte, musica (e uno adesso lo hai visto pure tu, Psycho, e sai cosa voglio dire), cinema, e libri... perchè la mia vita è invasa, avvolta, assorbita dai libri, dal pensiero che cerca di farsi immagine, comunicazione, perdendosi nel labirinto informe delle interpretazioni.... E quando i miei "amici dell'autobus", quella foresta di strani e simpatici personaggi bisognosi di chiacchierare che affollano i mezzi pubblici, e che io attiro come le mosche, mi dicono che un un po' mi invidiano perchè "tu leggi così tanto, chissà quante cose impari" io sorrido tra me e me, perchè io non leggo per imaparare. Io leggo perchè amo il suono delle parole scritte. E sono pochi, almeno in italiano, quelli che sono stati capaci di modulare la lingua per farle assumere infinite configurazioni, piegarla ai più profondi abissi di significato o alla più superficiale decorazione di facciata, come ha fatto lui, Italo Calvino. Ma non ho voglia di fare un'esegesi critica delle sue opere, perchè non ne sarei in grado, e l'influenza e la sinusite mi stanno spappolando il cervello facendone poltiglia, ma solo ricordare quando di quello che sono dipenda da lui, e come ogni tappa, ogni idea, ogni istante della mia vita sia scandito da un suo scritto, da quando ho imparato a leggere sulle Fiabe Italiane, alle meravigliose avventure degli Antenati (poi riletti con maggiore spirito critico, ma con lo stesso divertimento), alle Città Invisibili, specchio della mia più grande passione (ed il nome del blog non è scelto a caso , come qualcuno ha notato ;-)), alle immaginifiche Cosmicomiche, che per me restano il suo capolavoro... e potrei continuare a lungo, ma temo di annoiarvi: tutto questo per dire che oggi, 19 settembre, cade il ventennale della sua morte, ed oggi, 19 settembre, è il mio compleanno. Grazie Italo!
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sabato, 03 settembre 2005
alle ore Ξ
14:15
 Strani posti, le librerie Feltrinelli di Roma: non mi piace la catalogazione dei libri, più scenica che scientifica, un po' per autore, un po' per genere, per non parlare delle offerte, tolte dagli scaffali e messe nei mucchi al centro delle sale, che se il libro che vuoi sta lì solo se ci caschi sopra te ne accorgi; e spesso neppure l'allestimento, divertente e curato (la nuova a Torre Argentina, con il bar a doppia altezza sull'ingresso, come una terrazza, perfetta per tirare noccioline a quelli che fanno la fila ;-)) ma labirintico, con un enorme spreco di spazio nelle aree per il libri, che sacrifica le zone dedicate alle conferenze ed alle mostre (e il suddetto bar, fino a poco tempo fa, serviva anche a questo); e poi troppa pubblicità, volumi insulsi in primo piano ed il resto puoi cercarlo per ore....
Epperò.
Però lì dentro mi sento a casa, tra centinaia di volumi che mi circondano e sovrastano, quei divani di pelle nera comodissimi, che ci ho cominciato sopra una marea di letture, e qualcuna l'ho pure finita, il sottofondo musicale straordinario, tra sassofonisti jazz che ti fanno tornare la voglia di stare al mondo, oppure Radiohead, Bijork, Royksopp (cose tranquille, siamo pur sempre in libreria! ;-))
E poi... e poi le fotografie, quelle enormi, coloratissime, delle librerie più moderne che vendono anche musica (Wharol che si fotografa nello specchio, Benigni con le mani nei capelli), i "pastiche" (ma si scrive così??) della Ricordi, centinaia di immagini che si sovrappongono e rubano spazio a vicenda, ma soprattutto le vecchie foto in bianco e nero, che riprendono i più grandi giornalisti, scrittori, politici, intellettuali del nostro tempo, alcune assolutamente incredibili nel saper cogliere lo spirito del personaggio, quello che, nell'immaginario comune, è la sua essenza: e allora Enrico Berlinguer in chissà che riunione del parlamento, col suo buon senso e l'atteggiamento polemico ma profondamente, intrinsecamente onesto; o Daniel Pennac da giovane, e chi l'avrebbe mai detto che sembra così dolce, e timido (e decisamente carino... chissà Malaussene quanto gli assomiglia ;-))... e poi Isabel Allende, che mi sta antipatica, ma ha un sorriso troppo contagioso, Allen Ginsberg con delle occhiaie paurose che abbraccia una tipa anziana vestita da vamp, il viso bellissimo di Jack Keruoac con una giacca di taglio perfetto e la sigaretta tra le labbra.... e Gino Strada, lo sguardo pacato ma fermo.... Ma la mia preferita è un'altra, quella di Stefano Benni, il più matto dei miei scrittori preferiti, in bella vista dietro le casse alla Feltrinelli di piazza della Repubblica: e se mai vi capitasse di vedere una ragazza scappare per via Nazionale con sotto al braccio una foto di 2 m per uno, raffigurante un tizio riccio dall'aria da simpaticone che disegna su una lavagna un maiale volante, bhe, quella sono io!! ;-)
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martedì, 23 agosto 2005
alle ore Ξ
14:47
 Aveva una pianta di limoni, anche lui, come la mia mamma, che quando non c'è chiama solo per sapere come sta la sua piccola (ma durante il megatemporale non erano caduti i fiori! anzi si sono trasformati in piccoli, verdissimi, ma inconfondibili FRUTTI! e ne sono usciti fuori pure altri! ma non è che pensare tanto ad un parco me lo ha regalato, un po' di pollice verde? ;-)), e ne chiede in continuazione nelle sue prime lettere, in cui il contatto col mondo è ancora vivo e forte... E io che non volevo leggerle, le "Lettere", perchè interessarmi di una corrispondenza privata mi sembrava un po' come spiare dal buco della serratura, ed invece mi sono appassionata... cosa che non toglie nulla alla mia vocazione vouyeristica, ovviamente, ma sottolinea il valore del libro come testimonianza di profonda, inestinguibile, umanità.... L'ironia dei primi scritti, tutti tesi a cercare di consolare le sue donne, la moglie, la madre, la cognata, con quell'atteggiamento paradossale dei coraggiosi che soffrono e si ritrovano a sostenere proprio quelli che dovrebbero donar loro forza; la curiosità partecipe con cui osserva il mondo nei continui spostamenti dei primi tempi, sbattuto da un carcere ad un altro, con strani, divertenti incontri, raccontati con amore, e l'orgoglio con cui cerca di convincere la madre che la sua condizione di carcerato politico non è infamante, ma lo sarebbe stato molto di più rinunciare ai suoi ideali, alla sua lotta, solo per paura... E poi le storie di quando era bambino, le piante, gli animali.... che me lo immaginavo un uomo burbero e molto schivo, il deputato Nanni, ma certo non un allegro simpaticone sempre pronto alla battuta.... Il desiderio, il bisogno di sentirsi vicino ai suoi congiunti, di consigliarli ed aiutarli, per sentire di avere ancora un posto nel mondo...
Ma poi la detenzione assume i contorni cupi ed opprimenti della cella cella singola del carcere di Turi, e la noia, la malattia, l'umiliazione cominciano a scalfire la sua forza d'animo, mentre il senso di impotenza, da fiammella tenuta a bada con fatica, diventa un fuoco che gli brucia le viscere, nell'accorgersi che tutto ciò che lo riguarda, il suo processo, i suoi affetti, la sua vita politica (di cui ovviamente non può mai parlare apertamente, ma il cui pensiero serpeggia in tutto il libro), si svolge altrove, e il filo di seta che lo lega al suo passato si fa sempre più sottile, tanto che immergersi nello studio, nell'immane fatica dei "Quaderni", diventa l'unico modo per resistere all'angoscia. Fino a che il male fisico, la lenta tortura del dolore, non avrà il sopravvento.
E come in un romanzo epistolare del secolo scorso si delineano i personaggi principali, tutti osservati attraverso gli occhi del carcerato perso nei ricordi, tratteggiati dai sentimenti che egli prova per loro: la moglie Julca, il timido riserbo e quasi la paura di Gramsci a scriverle, il modo in cui cerca malamente di aiutarla ad affrontare una situazione tanto complessa, a vincere la depressione, e la sofferenza con cui la sente allontanarsi; Tatiana, la piccola cognata, un po' avventata ma generosa, amata affettuosamente quanto una sorella, e come tale anche rimproverata e presa scherzosamente in giro: la sua corrispondente più assidua che, essendo in Italia, gli starà vicino per tutto il tempo della prigionia, fornendogli riviste, libri, mantenendo il suo legame con le cose; ed infine i due figli, il capitolo più doloroso, lasciati da piccolissimi (uno dei due, Giuliano, non lo incontrerà mai), con la sofferenza di non poterli vedere crescere che cerca un sollievo nel tentativo di dare consigli, di inserirsi nella loro educazione... e mi piace il modo in cui cerca di parlare loro, la sua idea di uno sviluppo omogeneo della personalità, la fantasia, la creatività... e non a caso le sue due ultime lettere, quelle che chiudono la raccolta, sono per loro.
La targa è quella di una via di Como, trovata per caso mentre mi perdevo in cerca della chiesa di Sant'Abbondio, e quel "MARTIRE PER LA LIBERTÀ" meritava di essere documentato... anche percè si trasformava in un più sobrio "POLITICO E STATISTA" in corrispondenza dell'incrocio successivo ;-))
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giovedì, 04 agosto 2005
alle ore Ξ
00:29
"Era Hannibal. Il mio caro Hannibal the Cannibal, con la museruola. Ed era anche un ragazzo malato. E un angelo. E un adolescente cresciuto troppo in fretta, e uno stronzo, e il mio amore impossibile, e il mio vicino di casa.
Era tutte queste cose insieme."
"Se incontri un angelo, non avrai pace ma febbre."
Stefano Benni, Margherita Dolcevita
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