Di là, dopo sei giorni e sette notti, l'uomo arriva a Zobeide...
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postato da Ξ lemar il Ξ sabato, 18 marzo 2006
alle ore Ξ 21:49


Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l'arena stampi.

Altro scherno non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d'alegrezza spenti
di fuor si legge com'io dentro avampi:

sì ch'io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, c'he celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch'Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co llui.

(Francesco Petrarca, Canzoniere)


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postato da Ξ lemar il Ξ domenica, 10 luglio 2005
alle ore Ξ 08:56


PENSIERI E PAROLE

Stamattina ho letto questo post della prof Lia , una simpatica signora con un bellissimo blog(decisamente famoso, tra l'altro, che viene un po' da ridere all'idea di linkarlo nel mio minispazio, ma vabbè....), la quale si è trasferita in Egitto dal 2001 ad insegnare l'italiano in non so quale piccola università, (sisi, avete capito bene, quando il nostro premier è salito al trono, lei non solo ha detto che voleva andarsene dall'Italia, LO HA FATTO!!) ed ora descrive il mondo arabo con tenerezza curiosa, ma anche acume e capacità di analisi, da un punto di vista molto personale.... La prof, dicevo, parla della differenza tra la lingua italiana, così fascinosamente prolissa, fiorita, complicata anche quando potrebbe essere semplice, e lo spagnolo, stringato e diretto... ed io, che adoro arrotolarmi nel gomitolo delle parole inutili e bellissime, dei concetti contorti sviscerati fino alla consunzione, e mi lascio cullare dal loro suono melodioso, non ho potuto fare a ,meno di pensare a come sarà affascinante trovare un mondo (vado 10 mesi in Erasmus a Valencia, cara Psyco!) in cui il modo di esporre i concetti è tanto diverso, e quindi alche il modo formulare il pensiero, perchè tutto ciò che abbiamo in testa passa necessariamente attraverso il filtro della lingua, che non è mai un puro strumento di comunicazione, ma una specie di calco in cui la cera delle idee si modella e prende forma.
 
E, nella mia mente un po' matta che si nutre di citazioni imprevedibili, non poteva non presentarsi uno dei capitoli più belli di 1984, quello sulla Neolingua... in un mondo in cui le libertà individuali non esistono e l'agire è rigidamente regolato dall'alto, il modo migliore per avere il controllo sulle menti è quello di restringere al minimo la possibilità di pensare fuori dai canoni stabiliti, ELIMINANDO LE PAROLE, riducendole allo stretto necessario per la sopravvivenza; e torna la domanda che quando lessi il libro mi fece uscire pazza, cioè senza mezzi per esprimere certi concetti, essi possono essere pensati? che legame c'è tra comunicazione e strumento?
 
Vabbè, mi sto impelagando in un territorio oscuro.... vi lasci con la poesia di Lorca che la prof cita, perchè è bellissima... come, è in spagnolo? certo, io devo impararlo, così mi date una mano!

RETRATO DE SILVERIO FRANCONETI


Entre italiano
y flamenco,
¿cómo cantaría
aquel Silverio?
La densa miel de Italia
con el limón nuestro,
iba en el hondo llanto
del siguiriyero.
Su grito fue terrible.
Los viejos
dicen que se erizaban
los cabellos,
y se abría el azogue
de los espejos.
Pasaba por los tonos
sin romperlos.
Y fue un creador
y un jardinero.
Un creador de glorietas
para el silencio.
Ahora su melodía
duerme con los ecos.
Definitiva y pura
¡Con los últimos ecos!

(Federico Garcia Lorca)



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postato da Ξ lemar il Ξ domenica, 19 giugno 2005
alle ore Ξ 03:47


MERDA MERDA MERDA!!!

C'è chi si lamenta delle deviazioni nell'autoreferenzialità di questo blog, ma stavolta devo raccontarvelo per forza: ieri, il debutto!!!!!!!!!!!!! Ed è stato grandioso!!!!!!!!!!!!!!! Per BEN DUE VOLTE (eheh...per quanto ancora il nostro vocabolario sarà un puzzle delle battute, ragazzi? ;-)), pomeriggio e sera, sono stata sbattuta su un tavolo, presa a ceffoni e strangolata a mani nude, davanti ad un manipolo di spettatori seduti intorno a me! Essi, sette tavoli, sette spettatori  per tavolo, sette omicidi sotto i loro occhi... Incuriositi eh? Vi lascio con uno dei momenti clou dello spettacolo aspettando di parlarvene diffusamente, autore-regista permettendo!

Camminerai
Per cercarti...
Ti cercherai
Per non perderti
Porta la tua croce uomo
Portala nel mare
Portala nella terra
Portala nell'infinito
Portala alla guerre
Sei solo per realizzarti
Sei solo per nascere
Sei solo per morire
Paga la tua ignoranza
Paga il tuo odio
Paga l'amore che meriti
Ti accompagna una croce
Sulla strada che cerchi

(Verdirosi)




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postato da Ξ lemar il Ξ martedì, 07 giugno 2005
alle ore Ξ 23:43


STUDIAMO PURE UN'ALTRA COSA, VISTO CHE NON HO NIENTE DA FARE....

Voi dite che si può imparare il greco antico a vent'anni? Premettendo che ho fatto il liceo scientifico, e quindi conosco solo una decina di lettere dell'alfabeto in ordine sparso, che non sono neppure certa di scrivere bene? Perchè conoscere le lingue non serve affatto per viaggiare, come credono i più, o per comunicare con gli altri esseri umani, chè per quello il modo si trova sempre, ma solo per leggere i Poeti in originale! Ed insieme a Sofocle, ad Erodoto ed a Platone, io voglio farmi rapire da Lei, Saffo, dalla sua passione sfrenata, dalla sua eleganza....
 
Vi lascio la mia preferita (non solo mia, pare piacesse anche ad un altro simpatico poeta latino, il tenero Catullo, così affascinante.... un bel po' testardo però!)
 
12
 
Mi pare simile a un dio
l'uomo che ti siede davanti
e ti ascolta così da vicino, mentre parli
con lieve sussurro e ridi amabile:
questo mi stringe il cuore nel petto!
 
Basta che ti getti uno sguardo
e subito la voce mi manca,
la lingua si spezza, subito
un fuoco sottile mi corre
sotto la pelle,
 
lo sguardo s'offusca, rombano le orecchie,
un freddo sudore mi cola, tutta
mi scuote un tremito, e più verde dell'erba divento
e poco manca che muoia.
 
Ma bisogna che tutto sopporti.....
 


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postato da Ξ maler il Ξ sabato, 04 giugno 2005
alle ore Ξ 14:11


LIBELLACQUERELLULA

Ero seduto in quella casa di vetro
col pennello pronto e sognavo
- come dev' essere sempre al principio
 della pittura.
Cadde una libellula.
Una libellula fiorentina.
Era molto fine
con ali di struttura meravigliosa.
La misi
sulla carta bianca.
Era morta
ma piena di colori straordinari.
Cominciai a dipingere.
Volevo fare una cosa cosí strana
e maravigliosa come la libellula.
Man mano che i miei colori
si moltiplicavano,
disparvero quelli della libellula.
Anzi rubavo i suoi colori
con i quali dipingevo.
I colori più belli io presi dapprima.
Il quarto giorno
la pittura era finita e bella,
grigia e sminuzzata la libellula.
La libellula si è putrefatta a Firenze.
La pittura, la portai a Vienna.
Poi al Naviglio di Milano.

HUNDERTWASSER


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postato da Ξ maler il Ξ mercoledì, 18 maggio 2005
alle ore Ξ 22:46


Viajar! Perder países!
Ser outro constantemente,
Por a alma não ter raízes
De viver de ver sòmente!
 
Não pertencer nem a min!
Ir em frente, ir a seguir
A ausência de ter um fim,
E da ânsia de o coneguir!
 
Viajar assim é viagem.
Mas faço-o sem ter de meu
Mais que o sonho da passagem.
O resto é só terra e céu.

 
Fernando Pessoa


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