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postato da Ξ lemar il Ξ mercoledì, 16 maggio 2007
alle ore Ξ 19:45


Ho appena visto "The Departed". Non voglio dirvi quanto sia favoloso, e follemente, incredibilmente divertente. Perchè sono così i film di Scorsese, non epici nè bacchettoni nè populisti, semplicemente divertenti: sarà perchè i malviventi sono sempre un po' scalcagnati, intensamente umani anche quando eccessivi, sarà per le ambientazioni perfette, perchè il bene ed il male sono la stessa cosa e ciò ti permette di riconoscerti anche nel peggiore degli assassini (a questo serve il cinema, a farti innamorare di pluriomicidi senza che la tua coscienza abbia a vergognarsene), sarà per l'abisso dell'animo umano che sembra passarti di lato quasi con leggerezza, ma io con i film di Scorsese me la spasso, mi faccio un trip di adrenalina ed intanto elaboro tante riflessioni sulla natura umana e sulle leggi dell'universo che neppure un paio d'anni di sedute psicanalitiche. Ma, dicevo, non è del film che voglio parlare, altrimenti finirei per raccontarvi il finale che volevo io, ed il finale che sembrava vero, e quello che poi era vero, e come sia cascata nel tranello di tutti e tre, ma vi rovinerei la sorpresa...

Vi voglio parlare di un'altra cosa. Vi voglio parlare di Leonardo di Caprio. Perchè mai, di grazia? A me di Caprio non è mai piaciuto, manco a dodici anni quando facevo finta di trovarlo carino perchè, diamine, era mai possibile che fossi  l'unica a consisderarlo la copia sbiadita di Semola, quello della "Spada nella roccia?" Ma non ci posso fare nulla, non mi attraeva il viso troppo appuntito, nè gli occhi troppo piccoli, nè quell'aria da bambino invecchiato in fretta fino a trent'anni e da vecchio mai cresciuto subito dopo. E non mi piaceva la sua faccia sempre uguale, la stessa espressione sofferente di un malato di dissenteria all'ultimo stadio, sia che trovasse la sua sposa novella finta-morta e la credesse defunta sul serio, sia che stesse per crepare di freddo nell'oceano tenendosi alla zattera su cui la sua ragazza troppo cicciotta non lo faceva salire, sia che, da bravo contrabbandiere di diamanti, si facese ammazzare solo perchè una giornalista americana rompiscatole gli ha fatto gli occhi dolci (chè davvero, basterebbe assoldare una giornalista per contrabbandiere ed il commercio di diamanti sarebbe finito). E soprattutto, non sopportavo la vocina piagnucolosa del doppiatore, quel tono querulo da donnetta in calore sempre sul punto di una crisi di nervi, gli acuti fuori posto, le rabbie lacrimevoli... Mai un vero grido, mai una reale incazzatura, violenta e feroce!

Però stavolta ho messo il DVD, ho selezionato la lingua originale ed i sottotitoli in italiano, come faccio sempre da quando passavo le serate alla cineteca del comune di Valencia a un euro a spettacolo, e mi si è spalancato, come al solito, un universo: a parte la banale consideranzione di come, nella lingua in cui sono stati pensati, i film siano totalmente diversi, ho scoperto che il signor di Caprio ha un profonda, sensualissima, morbida e favolosa voce da fottuto americano che impasta le parole e dilata le vocali, sporca e pastosa. Una voce da uomo, non da bambinetto con il naso che cola, una voce rude ma elegante. Splendida. E quando ho capito questo, lasciandomi trascinare dal suono dei suoi accenti da duro con un cuore, scuro e contorto, mi sono accorta che, ben diretto (con Scorsese gli avevo visto fare solo "Gangs of New York, e non mi era piaciuto), il ragazzo tira fuori carattere ed espressione, riesce ad essere spietato ed umano, leale e crudele, innamorato, devastato, spaventato, rabbioso, disilluso: il personaggio più affascinante del film, (Jack non lo contiamo, Jack è Jack), più complesso, tanto che non fai altro che chiederti perchè, idiota, perchè non la smetti con questa fedeltà inutile e prendi tu le redini, chi pensi di fare contento? tua madre???? tuo padre?????? perchè, se l'onesta non esiste, e tu per primo sei un fottuto bastardo spione???? E noti anche che gli occhi sono piccoli, si, ma hanno un bel taglio allungato, e che il viso scavato ed il corpo magrissimo, nervoso, non gli stanno male... E senti che, quando un personaggio riesce a farti immedesimare cosi tanto da volerlo prendere a brutto muso e dirgli quello che deve fare, o urlare per fermarlo, o indicargli che è lì, cavolo, è lì che deve guardare, e girati un attimo stupido!!!!!, allora vuol dire che ha fatto dannatamente bene il suo lavoro.

Quindi, se volete anche voi scoprire che il signor di Caprio ha decisamente qualcosa da dire, organizzate con me una petizione per sostituire il suo attuale doppiatore con qualsiasi altro essere umano di sesso maschile a cui non siano stati strizzati gli attributi in una morsa (per dirla in francese), oppure, voi cinefili appassionati di gangster movies americani violenti e sanguinari, fate un bel corso accelerato di inglese e datevi alle versioni originali, che fanno tanto radical-chic.

P.S. In inglese, talpa si dice rat. Cioè, non la talpa talpa, ovviamente, ma la talpa come sinonimo di spia, in inglese è rat, ratto. È per questo che c'è un megatopo nel finale. Tanto per dire che, in originale, si guadagna sempre qualcosa.


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postato da Ξ lemar il Ξ lunedì, 29 gennaio 2007
alle ore Ξ 16:53


Immediato futuro individualista e senza scrupoli, in cui l'esistenza di pochi esseri dotati di personalitá domina il paesaggio, e lo stravolge. Non esistono buoni o cattivi, ma solo metodi per ottenere scopi, cambi di mano, passaggi di complicitá. Il regno dello scontro è Gotham city, la capitale del Potere all'apice dell'ascesa, che nell'opulenza inquietante di grattacieli gotici, coronati da immaginifici apparati scenici, statue enormi, orologi, decorazioni grottesche e colossali, nasconde l'intricata rete di sporcizia, orrore, affascinante laidezza delle sue strettissime strade. Una Manatthan alla rovescia, che riversa la sua insostenibile grandezza nel suo doppio perfetto, il regno delle fogne, sistema di navate di cattedrale molto piú arioso del suo corrispettivo superiore, un cui la pesantezza dei cunicoli di collegamento serve ad esaltare gli spazi "aperti", la grande piazza delle adunate, il teatro; il tutto sommerso e fuso dalla massa unificante della melma. Il regno di sotto divora quello di sopra e lo reinventa, lo anima e distrugge, innescando una fusione dei due immaginari che nella casa terrestre di Pinguino ha la sua piú alta rappresentazione. La casa di Pinguino è sottosopra perchè è sopra e sotto nello stesso tempo. E poi il film è un'immaginifica sequenza di scenari, di ambienti, di cui i personaggi sono specchio ed artefici nello stesso tempo. La casa di Catwoman, rosa e tenera e giocosa (ma chissá quanti scheletri si nascondono nell'armadio laccato), che la gatta trasforma nel tempio lascivo dei suoi desideri ed orrori, quando scopre di sentirsi piú "appetitosa". La casa di Batman, i suoi intricati nascondigli, i suoi mille tecnologici giocattoli che trasformano un noioso riccone senza espressione in un noioso riccone senza espressione ma con miliardi di favolosi bottoncini da premere, sensazioni da provare, l'onnipotenza di fare qualsiasi cosa. E tutto il mondo attorno ai protagonisti, il balletto festoso e delirante dei pagliacci, i pinguini, le maschere: si potrebbe fermare ogni inquadratura e si scoprirebbe un universo, un intricato catalogo di situazioni, di eventi, di invenzioni. Gotham city è il posto in cui tutto è possibile, ma il Male è meglio.


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postato da Ξ lemar il Ξ domenica, 22 ottobre 2006
alle ore Ξ 19:17


Ci sono attimi in cui il tempo si addensa, aggrumandosi in neri abissi di significato. Attimi, in cui il velo sottile che ammanta la superficie delle cose si squarcia, mostrandone in controluce l'inconsistenza. Attimi, in cui il bene e il male sono la stessa cosa, e solo la percezione immediata assume un senso. Ci sono attimi così, immensi e fugaci. Eterni. Ma se sei un brocco contadino di Tatooine, col padre gangster che ti ha abbandonato, educato da un vecchio vestito da monaco che si suicida senza motivo e da un pupazzeto verde con le orecchie a punta, difficilmente te ne renderai conto.
 
SCENA (Ricostruzione libera da ""L'impero colpisce ancora", sono passati almeno 10 anni!). La morte Nera, stazione orbitante. Uno dei tanti ponti sospesi nel vuoto, di dubbia utilitá. Un tizio vestito da disinfestatore nero e un ragazzino con la faccia da vecchio, si fronteggiano con spade laser.
- L.S. : Tu meriti di morire, perchè hai ucciso mio padre!
- D.V. : Luke!
- L.S. : Cosa?
- D.V. : Luke!
- L.S. : Cosa?
- D.V. : Luke!
- L.S. : COSA? (Sott. "E m'ó vuó dicer' ch' cazz vuó, strunz?" N.d.A.)
- D.V. : Luke! Io sono tuo padre!!!!!!!
Il tempo si blocca. Lo sguardo ebete del ragazzino-vecchio è percorso da un lampo di stupefatta consapevolezza, nello stesso istante in cui la spade dell'altro gli trancia il braccio spadamunito che si perde nel vuoto. Dissolvenza. Fine. (Non è vero, ma dopo questo niente avrá piú importanza.)


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postato da Ξ lemar il Ξ venerdì, 12 maggio 2006
alle ore Ξ 15:23


Insomma, il caro Andrea mi ha dato un altro ottimo consiglio.

E la signora Coixet mi ha fregato, di nuovo, la prima volta facendomi credere alle solite depressioni esistenziali, stavolta (touché) ad una ragazzina preda di inutili disturbi alimentari... Niente di piú falso, ovviamente. E mi sono ritrovata morbidamente avvolta da un'ovattata malinconia, dove il dolore piú profondo si fa gioia di vivere, e rimpianto... riflettendo sulle parole del mio saggio compagno di casa che, parlando di "Volver" di Almodovar, e della sua apparente (?) superficialitá, mi ricordava come il male sia sempre stato accettato e visto come il senso del tempo, come una parte della vita e del suo flusso; è adesso, nella spasmodica ricerca della "felicitá", non in quanto accettazione partecipe e disincantata dello scorrere delle cose, ma come ansia di perfezione, che il dolore ci fa paura, va nascosto, si arrampica negli anfratti piú bui e ci si fa il nido, trasformandosi in tormento. È diventato l'ultimo dei tabú, il dolore.

Ma non vi racconto la trama del film, dovete vederlo, solo pensavo ad una cosa che mi ha colpito molto, ed è il tema delle coincidenze: è che succedono così tante cose in questa storia, proprio nell'attimo in ci dovevano succedere, che non ci puoi credere che sia cosí... ed infatti non è cosí. Perchè le coincidenze non esistono, lo sto capendo adesso. Esiste solo la propria disponibilitá a vedere il mondo ogni volta diverso a seconda di quello che si ha dentro... è una specie di magma informe, il mondo, e sono il mio corpo, e la mia mente, che passandoci in mezzo ne colgono quello che sentono di poter cogliere, quello che io dó loro la possibilitá di comprendere, accettare, sentire tra le dita... sono io a costruire il mondo, a dargli colore e spessore, sono io a cui , nella sua intima essenza, lo spazio intorno a me fa riferimento. Che fatica, diomio, e che paura, ma quale intima soddisfazione.

Forse è vero che gli occhi non esistono. Esistono soltanto le percezioni. Allora mi sa che ho penso qualche pezzo per strada, ed è arrivato il momento di correre a cercarlo.

P.S. Grazie mille, era proprio quello che dovevo vedere quando dovevo vederlo, e mi ha colpito piú in profonditá di quanto possa spiegare. Che poi film cosí fino a qualche tempo fa non mi sarebbero piaciuti... sono una donna tutta di un pezzo, io, bando ai sentimentalismi. Bhe sono in debito, come la mettiamo? Ti faccio da giuda turistica a spasso per Roma? Ti preparo la mousse che ha rincretinito il saggio compagno di casa di cui sopra? Elige lo que quieras ;-))


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postato da Ξ lemar il Ξ domenica, 23 aprile 2006
alle ore Ξ 19:32


La cosa assolutamente idiota che ti viene in mente guardandolo è "non voglio un figlio bello". Carino magari (ma sempre meglio intelligente, siamo all'antica), ma non cosí. Perchè passi farmi ossessionare dagli uomini, ma che ad inquinarmi il sangue sia una cosa che avevo dentro la pancia, bhe, mi infastidirebbe alquanto, anche se, per il verificarsi di un simile frangente, anche il suddetto pargolo dovrebe essere attratto da me, e senz'altro far parte entrambi di un film di Visconti aiuterebbe.

Immenso, straordinario dramma sulla dissoluzione morale e fisica (ma perchè? capitalisti senza scupoli era meglio che dandy nazifascisti?) di una potentissima famiglia di industriali tedeschi sullo sfondo dell'ascesa del Reich, barocco ed imponente, che mescola tragedie antiche ed eccessi da operetta; Macbeth ed Amleto innamorati della stessa splendida donna, madre, moglie, amante, strega dagli artigli laccati rosso mattone che sparge veleni con mani di velluto, e Stavrogin che insegna la passione ad una bambina, e chissá a quante prima di lei, la quale, per il disgusto (di che? di amarlo, quel mostro cosí bello?) si ucciderá... La lussuria del potere, che coinvolge tutti i parenti in una lotta senza quartiere, tra alleanze, ricatti, odi infiniti, ognuno aggrappandosi al carro del possibile, passeggero vincitore; la lussuria della bellezza; la lussuria della forza: il tutto tra passaggi lentissimi, quasi snervanti, nelle ricche stanze oscure dell'antico palazzo, teatro di passioni laceranti e scontri violenti, troppo violenti a volte, in quella sottile linea di confine tra dramma e feulletton che a volte scade nel ridicolo, tanto che, a vederli urlare cosí tanto senza che nessuno li ascolti, a seguire gli sguardi tanto pieni d'odio da incenerire le pareti, ti puó scappare pure un po' da ridere... E poi immagini laccate ed eleganti, attraversate da una serpeggiante lascivia pure nelle parti piú cruente, come la notte dei lunghi coltelli in cui lievi striscie di sangue disegnano i mucchi di corpi nudi dei ragazzi trucidati delle S.A., i quali, per essere stati mitragliati cosí da vicino, come minimo dovevano finire spappolati e disperdere il cervello in ogni angolo, o nei tratti androgini e vagamente ambigui dei personaggi maschili; tra tutti, ovviamente, Helmut Berger angelo inquietante, pedofilo, seviziatore, a cui nessuno puó resistere, neppure le sue vittime, neppure lui stesso, simbolo e sintomo di un mondo in cui bene e male non significano piú nulla (e che certe volte ha degli scatti da donna isterica per cui lo prenderesti a ceffoni, ma tant'è).

Bellissime, come sempre, le accurate scenografie ed i costumi, gli eleganti completi inglesi, i vaporosi abiti femminili, le divise (ma davvero le S.A. andavano in giro coi pantaloncini cachi da prima comunione? Ovvio che la giacca nera con risvolti argento delle S. S. doveva vincere!!); morbidi e ricchi i dialoghi, resi piú artefatti, ma molto raffinati, dal fatto che gli attori tedeschi parlino con un fortissimo accento, che paradossalmente ne esalta il carattere (io peró l'ho visto in inglese, e credo fosse una seconda versione, ma ho ancora capito quale fosse la lingua originale): il teutonico tutto d'un pezzo Konstantin da una parte, l'affettato e femmineo Martin-Helmut dall'altra.

Va a finire che l'unico modo per risolvere il complesso di Edipo é viverlo....

Ed adesso, otre ad aver finalmente capito che la garrettiera è capo d'abbigliamento prettamente maschile, c'è qualche uomo disposto a farsi ridisegnare, come lui, le sopracciglia?


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postato da Ξ lemar il Ξ martedì, 07 marzo 2006
alle ore Ξ 01:50


Non so neppure se fosse bello il film, ben girato, bei dialoghi, molto morbido, forse troppo, addirittura melodrammatico in certi punti, personaggi tratteggiati con cura, storia durissima ma in parte banale, come nel rapporto tra i protagonisti, nel finale... (quanti malati abbiamo visto che si innamorano di infermiere misteriose raccontandosi terribili sciagure? e che si capisca dalla prima scena?). Ma non è questo che mi ha colpito di più.

Era come al lato di casa, la guerra nei Balcani. Come se succedesse qualcosa di spaventoso al tuo vicino e tu fossi là davanti, impotente, senza sapere che cosa fare. Non che conti molto, comunque, avrebbe potuto accadere a milioni di chilometri, e i fatto accade, ogni giorno, ogni secondo, che l'orrore si faccia carne, e vita, e divori tutto quello che incontra, mentre tu te ne stai tranquilla a crogiolarti nei tuoi problemi inutili, nei tuoi giochi con te stessa, aspettando un film per rinnovare il terrore e tornare a casa con gli occhi pieni di lacrime a scrivere un post annebbiato.... con la coscienza più pulita, chissà, come se avendo condiviso un po' di mostrusità traslata attraverso pensieri i pensieri, te ne fossi caricata addosso una millesima parte. Ed adesso dovresti poter dormire tranquilla, sapendo che il considerare spaventosa, allucinante, qualsiasi guerra, faccia di te una persona migliore. Ma sperando invece nel profondo del tuo cuore, in uno degli angoli bui che a nessuno è dato esplorare, men che meno a te, che non ti succeda mai, di saperlo, cosa vuol dire l'orrore, perchè non hai idea di cosa faresti, di come la sopporteresti, la parte della vittima, e neppure quella del carnefice. Come sia dato ad esseri umani di sostenere pesi così immensi da rimanerne stritolati, o trovarsi tra le mani un potere tanto grande sugli altri da potersi sentire Dio, e di fatto, usarlo... come se bastasse il possesso della forza, la mancanza assoluta di freni, per avere la facoltà di fare qualsiasi cosa. Come se le più turpi atrocità fossero ad un passo dall'essere compiute da chiunque, e solo ci fermasse la paura.
 
Come se la libertà non fosse altro che la possibilità di colpire, ed il colpo.


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postato da Ξ lemar il Ξ sabato, 17 settembre 2005
alle ore Ξ 07:28


This is the end
beautiful friend
This is the end
my only friend, the end.

Vorrei vivere nel mondo ipnotico e sensuale di una canzone dei Doors, un deserto allucinato di suoni ossessivi, sottilmente narcotizzanti, a ballare attorno ad un fuoco fatuo, resa completamente folle dal richiamo fisico, viscerale, di quella voce, e dalle note sconvolgenti di quella tastiera... e chissà quante volte ti chiederò come si chiama il tastierista dei Doors, caro G., ma poi me lo dimenticherò sempre perchè per me ha qualcosa di sovrumano, inarrivabile, che un semplice nome non può contenere.

Tutto questo per dire che scegliere la colonna sonora di un film è impresa ardua, e trovare quella giusta, che si adatti come un guanto allo spirito dell'opera, è davvero da pochi... Ma Coppola c'è riuscito, ed i primi 5 minuti di Apocalypse now, l'eco di morte, follia e bellezza che la musica esalta e rende più vivido, ti si attacca alla pelle e ti accompagna per tutto il viaggio nelle viscere della paura, in un universo in cui tutte le passioni umane, incubi e deliri resi estremi dalla guerra, ti investono con la loro violenza, scandagliate attraverso lo sguardo di un uomo che non ha nulla da perdere, ma che sente che quell'inferno di distruzione e grandezza, è l'unico spazio per lui... Fino a raggiungere Dio, un Dio da mitologia pagana, figlio di qualche culto arcano, oscuro, assetato di sangue e di un crudele, implacabile senso di Giustizia, ma che ha capito che il prezzo da pagare per la libertà suprema non è solo la solitudine, ma l'Infallibità, l'impossibilità di un ripensamento, l'Onnipotenza che rende schiavi del proprio dominio.

Non l'ho rivisto stavolta, anche se lo rifaccio sempre volentieri, ma ogni volta che penso a come è morto Marlon Brando, la debolezza e la sofferenza di un corpo invecchiato e sfatto, malato e deluso, io me lo ricordo così, divinità dannata dalla sua stessa spaventosa grandezza.


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postato da Ξ lemar il Ξ martedì, 30 agosto 2005
alle ore Ξ 09:42


È stato anche Caravaggio. Diverso dal mio, dall'immagine che le sue opere hanno scavato nella mia testa, più sensuale che iraconda, ma ugualmente di straordinaria intensità. E Rogozin, l'uomo che aveva il coraggio di tenere a casa questo quadro lasciando che gli avvelenasse lentamente le viscere, in una riedizione de "L'idiota" insieme ad Albertazzi curata per la tv, quando qualcuno ancora pensava che il mezzo avesse delle potenzialità didattiche.... e che educando più gente possibile, questa avrebbe aperto gli occhi su una società diversa.

Invece in questa fine estate la televisione serve solo per mandare in onda un'oretta di documentario su uno dei più grandi attori, uomini, pensatori del dopoguerra: facendolo rivivere negli spezzoni, nelle interviste, nei filmati dell'epoca, cercando di restituircene un'immagine unitaria.... ma non si può. Perchè l'essenza di un attore si mostra nei suoi mille ruoli, nel vortice caleidoscopico degli infiniti mutamenti, polverizzandosi in essi... ma che importa poi sapere chi fosse, lui è Sacco, il tenente Ottolenghi, il folle capo della squadra omicidi, e chissà quanti altri ruoli che ancora non ho visto; lui è tutti loro, e nessuno, ed in questo sta la sua grandezza.

E poi, scusate la franchezza, ma era davvero bellissimo!! ;-))

AGGIORNAMENTO: Che vi devo dire, mi sono lasciata trascinare dal fascino di quest'uomo e manco ne ho scritto il nome: Gian Maria Volontè. Su internet si trova pochissimo, perchè l'ostracismo nei suoi iguardi non è finito mai, ma se vi capita un suo film non lasciatevelo scappare! ;-)


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postato da Ξ lemar il Ξ sabato, 06 agosto 2005
alle ore Ξ 09:07


LA REPRESSIONE È IL NOSTRO VACCINO, REPRESSIONE È CIVILTÀ

Mentre i grandi del mondo si lasciano andare a dichiarazioni incredibili e scandalose, forti del fatto che la demagogia sia il sale della politica ed il buon senso l'inutile zavorra degli sciocchi, e consapevoli che la storia, purtroppo, non insegna nulla, mai, io mi rifugio nel mio paradiso di citazioni per trovare una valvola di sfogo alla rabbia almeno nell'arte, e me lo rivedo questo straordinario, impressionante film.... Un uomo potente, un conservatore che difende i forti valori borghesi con le unghie e con i denti dal disordine anarcoide, commette un delitto di cui lascia in giro innumerevoli prove, soltanto per dimostrare a sè stesso che il suo essere un importante servitore della Legge (capo questore, mi pare...) lo renda assolutamente insospettabile, gli regali la Libertà... una specie di Raskolnikov depravato dei nostri tempi, che non cerca in sè i caratteri della sua grandezza, il fatto di essere un Eletto, ma li trova nella sua posizione, nell'aspetto totalmente esterno del ruolo che riveste nella società... vivendo il travaglio del delitto, sentendo l'insostenibile terrore di doverne portare il peso per sempre, mentre il mondo attorno a lui si fa sempre più cupo e vischioso, e l'apparente fermezza del Potere si fonde con l'orrore...
 
Un'altra cosa che mi sconvolse la prima volta che lo vidi, ragazzina ingenua allora come adesso, furono gli schedari.... immensi, spaventosi cumuli di fascicoli in cui vita, idee, azioni di chiunque avesse avuto a che fare con un pensiero non ortodosso erano ordinatamente catalogati, con quell'amore minuzioso per gli elenchi che è una delle cose più spaventose dei regimi totalitari... E qualche giorno dopo, in gita all'archivio di Stato chissà per quale motivo, trovandomi improvvisamente proprio dentro a quel mondo di carta che mi aveva così angosciato, tartassai i poveri impiegati per sapere chi tenesse ancora quell'enciclopedia di anime, perchè, cosa fosse legale e cosa no... il confine sottile che segna l'ingresso nel mondo ovattato che una parola abusata indica come privacy, e di cui si parla così tanto in riferimento ad assolute sciocchezze, solo per distrarre l'attenzione dai pericoli veri...
E quei poverini, totalmente frastornati dale mie parole, mi risposero: "signorina, la smetta, mica siamo ancora negli anni 70!"
 
No, è vero, non siamo negli anni 70, sono passati 30 anni, gli strumenti di controllo avranno fatto passi da gigante, da allora.


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postato da Ξ lemar il Ξ venerdì, 01 luglio 2005
alle ore Ξ 19:15


IL MURO DI GOMMA - MARCO RISI

La strage di Ustica.... Me l'ha fatta tornare in mente questo blog, e la notizia mi è piombata addosso con l'evidenza degli incubi peggiori; perchè 3 giorni fa, il 27 giugno, sono passati 25 anni, non uno, non due, non cinque o dieci, ma VENTICINQUE, da quando un aereo di linea in mezzo al mare è stato buttato giù da un fantasma... oppure erano gli alieni? E mi viene da pensare io dove diamine ero tre giorni fa, probabilmente alle prese con questa maledetta planimetria, chè è vero che in questi giorni mi sto dando alla reclusione forzata e non è che abbia visto tutta questa tv (ormai solo blob e i telegiornali quando non posso comprare il giornale, chè pure passe-partout è finito....), ma voi ne avete sentito parlare? Il mondo si è rivoltato, ha chiesto spiegazioni, ha cercato di far valere le ragioni del buon senso e dell'indignazione verso un nemico invisibile e troppo, troppo potente, che cerca di mangiargli pure i ricordi?
 
E per espiare l'imperdonabile dimenticanza, mia e del resto del paese, mi rivedo "Il muro di gomma", uno dei più bei film di denuncia che ricordi, secco, asciutto, girato quasi come un documentario, che ripercorre la vicenda attraverso le indagini inutili di un giornalista testardo, ma pervaso da profonda coscienza civile.
 
Per non scordarmelo più.



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