Di là, dopo sei giorni e sette notti, l'uomo arriva a Zobeide...
DUE SUPERFICIALI CHE NON GIUDICANO DALLE APPARENZE
ME

Blogger: lemar
Nome: Letizia
Email: queenmab(at)email.it
Msn: queenmab(at)email.it
(Sostituire (at) con @)

IL BLOG
ZOBEIDE
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

FOCUS


AMICI VIRTUALI (E NON...)
artemision
avversioni
conati d'immagine
Cosimo
Giulietta!
kleinkief
landforms
le città invisibili
meghisti
nonsoloaria
omino della matematica
psycogirl
randomj
saretta
secret whisper
setutu
sgherri
sideways
vanitygirl
xinit

BLOG CHE LEGGO
beppe grillo
daveblog
eriadan
haramlik
giast
livefast
macchianera
nano
mauro biani
pensavopeggio
personalitàconfusa

ALTRI LINKS
atlante italiano
bambolenere
deviantart
digital imaging
moviesquiz
schlock
stefano benni

ARCHIVIO
oggi
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005

CATEGORIE
a spasso per roma
architettura e dintorni
arte
cucina
disegni
ecologia
espera
film
la poesia
libri
links
musica
valencia
varie ed eventuali
venezia

ULTIMI COMMENTI
utente anonimo in FALLAS
GaleG in CANZONIERE - XXXV CA...
Lessio in CANZONIERE - XXXV CA...
GaleG in AMBIZIONI
utente anonimo in BIOCARBURANTE
lemar in AMBIZIONI
Dovop in AMBIZIONI
lemar in AMBIZIONI
lemar in ENJOY THE SILENCE
utente anonimo in AMBIZIONI

LICENZA

Licenza Creative Commons
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

COUNTER E FEEDS
*loading* visite al blog
  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder



Statistiche web e counter web

CREDITS
hosting by :
Thank you 

Splinder
Valid XHTML 1.0!Valid CSS!
Template by Gianfranco Gentile

postato da Ξ lemar il Ξ venerdì, 10 febbraio 2006
alle ore Ξ 19:39


(parte 3)
precedenti


La morte è un processo rettilineo. Immaginarsela così, Juan, la più chiara delle descrizioni, senza nemmeno aver letto quel libro... e neppure così originale l'idea bislacca che solletica il cervello nelle sere più oscure, quasi infantile, però chiara nei suoi stretti contorni... il controllo della fine, pieno, totale, la completa coscienza dell'ineluttabità. La scelta. La strada dritta davanti a sè... lunga il giusto, il mezzo che si fa sempre più rapido, più rapido, il tempo che si modella attorno a lui, avvolgendolo nel suo molle abbraccio, approssimando il momento in cui la possibilità di cambiare idea, di scendere, di fermarsi...... cesserà di esistere. Basta saper prendere le distanze.

Nove mesi passati a sognare, sperare, immaginare chi sa cosa, a ricamare la salvezza nelle mani di cristallo di una nuova vita, a sentirne il calore, i colori tenui, a vederla negli occhi di Edith, quella strana donna che assapora sconcertata e stupita la scoperta di un altro corpo dentro di lei, la donna che per lui era madre e grembo, alla quale gettare contro l'immensa responsabilità... Nove mesi di progetti, di assurde elucubrazioni, di parole inutili, che si infrangono, sciocche ed inermi, contro lo scoglio dei sensi, della pura, profonda percezione: perchè tenerla in braccio, la sua bambina, è come un esplosione, pelle carne sangue odore sapore respiro rimescolate nella folle alchimia che inventa l'esistenza... e lo capisce subito Juan, che la vita non si spiega, non si sceglie, non se ne definiscono i contorni con esattezza da contabile, ma scoppia brutale e violenta tra le dita, spalanca abissi di insondabile splendore, si fa strada con la crudele superbia di chi sa dove andare, ma non sa come arrivarci... e che è libera, e forte, e fiera, e disperatamente sola, in questo corpo minuscolo che è la cosa più bella che Juan abbia mai visto, un pezzo di sè trasfigurato dalla purezza, finalmente limpido e sicuro, e non ci sarà nulla che potrà amare più, che potrà sentire più simile a sè di sua figlia... ma non lo salverà, perchè ha le sue gambe, e la sua strada davanti, e il singhiozzo che le apre il mondo ne segna il distacco, il senso ineluttabile della propria identità.  Non ci si può aggrappare ad un'altra vita sperando che trascini con sè, neppure se ha il proprio sangue, i propri occhi.... Ed allora non resta che guardarla correre, e cadere, sentendo che non è abbastanza, sentendo di non esserne in grado, avvertendo il nero strozzare di nuovo la gola, avvinghiare il corpo con dita sottili.... vedendola, la bimba, tra le braccia di sua madre, l'immagine perfetta, ma sapendo che quel calore, malgrado l'affetto che lo lega ad entrambe, non è per lui. E sentendo di perdere la forza di cercare più in là.


categoria del post :: espera

Linka il post :: P.E.R.M.A.L.I.N.K


postato da Ξ lemar il Ξ giovedì, 15 dicembre 2005
alle ore Ξ 08:17


(parte 2)

qui la parte 1)

E se nera fosse stata perfetta? Elegante, raffinata... Una Z3 nera, la Sua Z3 nera, in quella maniera così naturale, quasi infantile, che ha di farti regali costosissimi senza che tu possa sentirne l'onere... perchè non saprà abbinare le camicie, ma è così tenero, così innamorato della vita... e di te. E tu che hai fatto? Riverniciarla, ovvio, fargli sentire il peso del tuo sapere, della tua snobistica superiorità, l'artista, l'uomo perduto,ancora una volta... Perchè continui con la pantomima di sentirti più forte degli altri? Perchè te lo lasciano fare? O perche scegli solo quelli che te lo lascino fare?

Il primo figlio Juan lo aveva avuto da Edith, l'amica di sempre, mani abili che non sanno di saper stringere ed occhi grandi che non sanno di saper guardare... intelligente ed arrabbiata, curiosa e malinconica, utopista e cinica, lei, i suoi sogni, i suoi libri... la donna a cui raccontare tutto, la passione ed il dolore, perchè non giudica, e perchè non sa chiedere nulla, a cui l'affetto scivola sopra come una coperta dove rintanarsi lascia un po' di quiete, vomitandole contro il grumo che intasa il cuore di un uomo così sperduto, raccontandole di abissi di solitudine in cui qualsiasi corpo, qualsiasi respiro diventa un tentativo fallito per cercare di arginare il vuoto che avanza, pur sapendolo, Juan, che la sua storia nera la corroderà... perchè lo guarda, lei, e sente stringerle il cuore un buio che non può frenare, ma solo ascoltare con trasporto, col senso inadeguato dell'incomprensione... lei, che sa come amare significhi volere la gioia dell'altro, a costo di impazzirne... e ancora lei, pur fiera della fiducia di un cuore così avvolto in sè stesso, che butterebbe tutto al vento, affetto, calore, angoli obliqui mai detti a nessuno, se solo per un attimo, un unico, dannato istante, in mezzo a quelle sagome senza faccia e senza futuro, spremute in notti prive di speranza, ci fosse anche lei... odiando quel bene che non si fa desiderio neppure per gioco, ed odiandosi per l'egoistica, folle lusinga che le inquina il sonno, tra volerlo felice e volerlo e basta, quando i due estremi sono così distanti...

Ed a vederlo arrivare in quel modo, di nuovo divorato dalla vita, stanco, a rincorrere l'assurdo sogno di un bambino suo che gli restituisca la vita persa, un pezzo di sè da amare liberamente, l'ossessione di rigenerarsi in un cuore più vivo, ed a chiederlo a te, "voglio un figlio", perchè per lui tu sei è così forte e debole, così imbevuta di mondo, così Madre a modo tuo, non puoi che accoglierlo dentro di te, Edith, consapevole di un'asimmetria di sentimenti di cui non ti importa nulla, lasciarlo rintanare, a ricamare il miraggio di una vita che vi salvi tutti e due... sperando di fermarlo in qualcosa che abbia il suo sguardo, da tenere sempre accanto, a cui veder cercare la strada e di nuovo perderla, o ritrovarla in un filo disperso... pur sapendo che quell'odore non te lo leverai più di dosso, quel viso riflesso in un corpo nuovo ti avvelenerà la vita, qualsiasi speranza di futuro diverso, eppure... eppure è così dolce averlo vicino per un po', lasciare che ti si riposi accanto, anche se tra un giorno, un mese, un minuto scapperà di nuovo, ed è così morbido il contatto, che tutto il resto perde d'importanza. E di colore.

 E quando vengono al mondo, questi occhi concepiti nella nebbia, non potrebbero essere più grandi.



categoria del post :: espera

Linka il post :: P.E.R.M.A.L.I.N.K


postato da Ξ lemar il Ξ venerdì, 09 dicembre 2005
alle ore Ξ 00:54


(esperimento di stile, liberamente tratto dal mondo e dalla mia testa o da quelle altrui... pero hace falta saberlo?) 

Uomo non ancora identificato si schianta nella notte contro un muro a bordo di una Z3 grigia riverniciata... Dalle case vicine, testimoni affermano di aver sentito una musica a tutto volume provenire dall'abitacolo, suoni duri, violenti, crudeli... <"The bitter end" dei Placebo, ne sono certo! Ed è finita nell'attimo stesso dell'impatto!> dicono.

Aveva 29 anni ed era bellissimo. Bello come solo sa esserlo un uomo troppo vorace, troppo assetato per godersi quello che ha, e troppo intelligente per non vederne il profilo sottile in controluce... E ve ne sareste innamorati, tutti, di quel viso innaturalmente magro, le labbra taglienti e lo sguardo obliquo perso nell'infinito, e lo avreste ammirato per la sua strana, folle vita, così geniale, così ricca, così priva di scrupoli o false ipocrisie... L'artista spregiudicato, il padre disperso ma presente, la macchina giusta, anche se col colore sbagliato, un uomo vicino ad amarlo per i suoi pregi ed una donna lontano ad amarlo per i suoi difetti, avventure, speranze, progetti, possibilità... ma voleva morire. Semplicemente cancellare il mondo, passarci un colpo di spugna come si fa con una macchia troppo resistente, un grumo, da sciogliere e poi lavare via... Morire.

Perchè sapeva che avere tutto nel posto sbagliato non gli bastava, e confondere il cuore ed i sensi nel caleidoscopio di esseri umani che lo circondava, rubare, violentare, stuprare ciascuno di loro della sua essenza più limpida non poteva riempire il vuoto di sentirsi sempre, costantemente, terribilmente al di là... e non potersi portare nulla con sè su quell'albero spoglio, nè l'intelligenza divertita e disinteressata di chi non puoi amare neppure volendo, nè l'allegra dolcezza che non sa farsi stile... perchè i colori sono importanti, ecchediamine, soprattutto se sei un grafico, e certe imprecisioni pesano come macigli in una mente che vede lo Splendore passargli davanti tutti i giorni, nei corpi perfetti in cerca di fama che chiedono di trovargli un posto nel mondo, e da cui non puoi lasciarti che divorare... mentre cinque pezzi di te, che la vita ti ha staccato dal corpo quasi senza che te ne accorgessi, da cui le donne traggono una linfa che invidi sapendo di non poterla condividere, si fanno sempre più grandi, e distanti... potranno mai capire? potranno sentirlo questo vuoto, e non lasciarsene sopraffare?

continua...


categoria del post :: espera

Linka il post :: P.E.R.M.A.L.I.N.K