Di là, dopo sei giorni e sette notti, l'uomo arriva a Zobeide...
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postato da Ξ lemar il Ξ domenica, 08 giugno 2008
alle ore Ξ 22:51



"mi scusi, mi serve per far andare la mia auto"

Questa vignetta è uno di quei casi in cui il pensiero sostenibile sembra essere impossibile da capire, e gli ecologisti dei pazzi che non sanno quello che vogliono. Perchè a vederla da sola sembra una grande idea quella dei biocarburanti: ottenere la benzina dai cereali, dagli oli vegetali, persino dalle mele! Coltivare la benzina, cosa c'è di più sostenibile? Piaceva anche a Beppe Grillo! Ma se la guardate da una prospettiva un minimo più distante, vi accorgerete che le cose non stanno proprio cosi: i biocarburanti hanno una resa ridicola, cioè ci vogliono tantissime piante per ottenere poco liquido; in cambio hanno bisogno di acqua, una marea d'acqua, e di energia, e di terra. Terra coltivabile. E la terra coltivabile è poca, e serve per il cibo. O per le foreste, le poche che ancora esistono.
 
Usare biocarburanti in maniera estensiva vorrebbe dire affamare chi ha già fame per fare il pieno.
 
Esagero? Forse si. O forse no, visto che la U.E. ha già firmato una moratoria contro il loro uso. Era solo per dire che l'ecologia presuppone una visione ampia, che tenga conto di tutti gli aspetti di un problema e del suo ciclo, non solo del risultato. Ecologia non è aumentare l'isolamento delle pareti, o comprare frutta bio, ma farsi domande, chiedersi le cause e le conseguenze di ogni azione nel raggio più ampio possibile.  E cercare di distinguere quali proposte sono davvero interessanti, quali mera pubblicità, quali addirittura dannose.


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postato da Ξ lemar il Ξ martedì, 22 aprile 2008
alle ore Ξ 16:49


Vita dura per gli ecologisti, col governo che cambia, le grandi opere dietro l'angolo, il nucleare che torna a far parlare di sè. Ma sono nervosa ed ho la spalla dolorante (infiammazione che va avanti da un settimana, ho desiderio di uccidere qualcuno) e non ho voglia di pessimismo. Quindi parliamo di cose positive.

Lo so che i problemi sembrano sempre immensi e le soluzioni, proporzionalmente, ridicole. E potrei farvi vedere fantasmagoriche invenzioni, incredibili sistemi di trasformazione del mondo, ma non li credereste mai realizzabili, e non ci credo neppure io. Credo invece che i piccoli passi siano doverosi, siano un inizio, e  sviluppino una coscienza civica che poi è difficile da sdradicare. Ma soprattutto, in questo mondo sporco e cattivo, creino un mercato: se la sostenibilità diventasse redditizia, se diventasse la richiesta forte di un'opinione pubblica educata, sarebbe più difficile prenderla sottogamba, o utilizzare il suffisso "eco" su qualsiasi risibile operazione che abbia un'annacquata verniciatura di verde, quasi sempre obbligatoria per legge.

Ed allora, facciamo l'esempio di una piccola cosa che piace a tutti e che verde lo è davvero, anche se magari neanche il suo inventore ci ha mai pensato: parliamo di Nutella. Lo so che immaginare la Nutella verde fa un po' senso, ma piuttosto che sul contenuto, provate a soffermarvi sul contenitore (difficile eh? non ditelo a me, da oggi sono a dieta!!! ;-)). Di solito gli imballaggi sono quella cosa che serve solo a finire nella spazzatura, e spreca per essere prodotta un'inimmaginabile quantità di energia: l'imballaggio della Nutella, invece, no. L'imballaggio della Nutella è un bicchiere. Il che vuol dire che non è stato pensato come mero supporto alla morbida, goduriosa crema spalmabile (sob, la dieta è una cosa durissima ;-)), ma ha una sua dignità, una sua vita oltre il prodotto che porta a spasso. Non diventa un rifiuto, ma un oggetto utile.

Vi pare poco? Forse si, forse il barattolo-bicchiere è solo una nota di costume, una buona trovata pubblicitaria; però provate a pensate a quanti contenitori passano per le vostre mani tutti i giorni, restandoci una decina di secondi prima di finire nell'immondizia. I 3/4 sono assolutamente inutili, come quell'insopportabile rivestimento di cartone che tiene insieme 2 yogurt; una buona parte potrebbe essere in materiale perfettamente biodegradabile, come tutti gli imballaggi; il restante essere fatto per vivere ancora. Per diventare scatola, o tappo, o portapenne, o chennesò, qualsiasi cosa venga in mente ad un bravo designer. O bicchiere, appunto. Riusare è meglio che riciclare, sempre. Riciclare richiede energia e produce quasi sempre qualità peggiore dell'originale. Riusare richiede solo fantasia.

E mi piace pensare che quella non ci manchi.


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postato da Ξ lemar il Ξ giovedì, 24 gennaio 2008
alle ore Ξ 05:35


Qualche giorno fa, all'Auditorium, ho visto una conferenza su clima ed inquinamento. Estremamente interessante, anche se agghiacciante come tutte notizie legate all'ambiente (ma qua ci piace farci del male): un vecchio e simpatico prof. indiano, emigrato negli Stati Uniti per guidare automobili fuoriserie (ma poi da bravo ecologista ha cominciato a prendere l'autobus), raccontava della relazione tra la nuvola di smog che avvolge il pianeta ed il riscaldamento globale. Sostenendo, dati alla mano, che paradossalmente l'inquinamento, riflettendo i raggi del sole, ci protegge da una variazione di temperatura che altrimenti sarebbe ancora più evidente. Insomma, o ci teniamo la sporcizia, o moriamo di caldo.

Ma non è stato questo l'elemento più interessante del pomeriggio. La cosa che mi ha davvero colpito è stato il coinvolgimento del pubblico, che non ho mai visto tanto partecipativo, aperto al dialogo, attento ed appassionato. Era evidente che fossero tutti molto bene informati, per la logica secondo cui le notizie raggiungono solo chi le sa già; però dalle domande è emersa una questione delicata e controversa.

L'idea, condivisa da moltissimi, che per salvare il pianeta bisogna soffrire. Soffocarsi, reprimersi, farsi violenza. Rinunciare a tutto.

Un'idea che non solo è sbagliata, ma anche politicamente controproducente. Chi diamine può seguire dei pazzi che sostengono che, per essere ambientalisti, bisogna smettere di lavarsi, non fare più figli, morire di freddo d'estate e di caldo d'inverno?? Eliminare completamente tutti gli agi della vita moderna a favore di una vagheggiata primitiva esistenza a contatto con la natura che, intendiamoci, non c'è mai stata? Considerare l'uomo come qualcosa di brutto e sporco e cattivo, come una piaga, come un virus, oltre a fare molto Matrix tarpa le ali dell'azione. Se crediamo di essere irrimediabilmente lontani dalla natura, nell'impossibilità di uniformarci alle sue leggi (il ciclo di produzione-utilizzo-smaltimento-nuova produzione, che funziona per tutte le specie ma per noi no), non potremo fare altro che limitare i danni. Invece dobbiamo reagire.

Utilizzare risorse rinnovabili. Realizzare prodotti non tossici, con materiali realmente biodegradabili (che gettandoli non solo si decompongono, ma magari nutrono pure il terreno, come le scorie di animali e piante), oppure già pensati per essere riutilizzati e riciclati. Preservare la diversità locale (think globally, act locally, come dicono gli ecologisti cool). E soprattutto, domani, tra un'ora, adesso, diminuire i consumi. Che non vuol dire limitarsi ma, tanto per cominciare, ridurre gli sprechi. Ottimizzare è la parola chiave: fare meglio con meno. Non sto parlando del singolo (anche se il singolo, come opinione pubblica, può fare moltissimo), ma di un'azione di scala più vasta che davvero potrebbe iniziare a fare la differenza.

Per esempio, tanto per citare un settore a caso, le case bioclimatiche, benchè ancora in fase di sperimentazione ai nostri climi, possono consumare un decimo, o anche un ventesimo una casa normale. Non facendovi morire di freddo d'inverno e di caldo d'estate, ma sfruttando passivamente il sole, il vento, l'aria, per fare in modo che il comfort degli abitanti sia garantito. Mantenendo la stessa temperatura della climatizzazione attiva (o meglio, 20 gradi d'inverno e 26 d'estate, chè andare a dicembre in maglietta e a luglio con la giacca quello si è uno spreco), con in più un'alta qualità dell'aria, il giusto grado di umidità, una ventilazione naturale che nulla ha a che vedere con l'aria gelata del condizionatore, portatrice solo di raffreddori. Fantascienza? Forse. Non ho detto che sia facile, o economico, e presuppone una lungimiranza di tecnici, politici e comunità che è decisamente lontana dal verificarsi.

Ma non voglio lottare solo perchè ho paura che il mondo si stia distruggendo, o che la nostra specie sia destinata a sparire. Voglio lottare perchè spero che il futuro possa essere migliore.


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