Di là, dopo sei giorni e sette notti, l'uomo arriva a Zobeide...
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postato da Ξ lemar il Ξ venerdì, 27 gennaio 2006
alle ore Ξ 19:03


Questo post volevo scriverlo ieri sera prima che splinder lo divorasse, quando, innervosita da uno sciocco errore su un lavoro per l'ultimo esame del semestre (sto a Roma, al freddo, ad aspettare di mettere la parola "fine" ad un pensiero che ci ha occupato lunghi mesi, e sembra non avere termine), mi ero ritrovata tra le mani il mio taccuino, abbandonato qui da solo perchè troppo pesante per la Spagna... che mi accompagna da quattro anni, testimone di cadute e riprese, dai primi schizzi timidi sotto il freddo di un portico lugubre, quando la strada della scelta intrapresa sembrava a tutti terribilmente in salita, passando per edifici, mobili, oggetti, la serie delle tazzine da caffè, fiori, frutta, ruderi e tante, tantissime, mani... anzi una sola mano, la mia destra, l'unica modella, l'unica disposta a stare ferma per ore, a sopportare di essere messa in posizioni impossibili, studiata come al microscopio, strappata con ira... ma ero stanca di lei, della sua complessità, dell'assurdità di cercare di rendere il suo imporsi nello spazio osservandola con un occhio solo (essì io sono... non ricordo il nome, un termine impronunciabile, diciamo che secondo la mia ottica io ho un occhio "pigro", il sinistro, che vede soltanto fino a due metri e poi, nella distanza, semplicemente si spegne....e per me la stereoscopia è un sogno, la malinconica ma dolce illusione che il mondo, quello degli altri, sia incomparabilmente più bello), quindi ho cambiato pezzo, ho scelto un altro frammento di corpo da passare al setaccio, da sezionare, da analizzare con la matita: perchè a vederne angoli staccati, di te svicolati dal contesto, alieni, quasi puoi pensare di guardarli senza timore, di apprezzarne i contorni. Quasi puoi credere che, in fondo, ti piacciano.

Il trucco sta nello sceglere le parti giuste, scollate, impossibili da comporre. Perchè non ti venga, mai, la tentazione di finirle.



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postato da Ξ lemar il Ξ mercoledì, 24 agosto 2005
alle ore Ξ 16:58


Ok, basta. È l'ultima, lo prometto.... ma mi era venuto il "blocco del disegnatore" e ricominciare ha sempre il sapore di una piccola vittoria... e il fiume in piena delle miriadi di possibilità mi travolge di nuovo.... le possibilità del disegno, certo, ma non solo.... Dovrei cambiare soggetto (ed anche l'oggetto dei miei desideri, visto che ci siamo ;-)), ma adesso non mi va.

M diverto a guardarla muoversi, sottile e nervosa, e vorrei catturarne le pose più ardite... uno dei pochi pezzi di me con cui vado veramente d'accordo; ma è difficile, difficile cogliere il senso dei gesti, e quello che significano per me, e non solo perchè la tecnica è ancora acerba... ma forse non è dato fermare sulla carta le emozioni, anche se piccole, o semplicemente sono troppo esigente per riuscire ad essere mai completamente soddisfatta da ciò che faccio... ma non importa.

Continuo.
Da qualche parte arriverò.

Oppure starò ferma ed avrò fatto passare, dolcemente, un po' di tempo.


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postato da Ξ lemar il Ξ martedì, 23 agosto 2005
alle ore Ξ 23:44


Si, lo so che la mia è una fissazione, e se qualcuno vedesse il mio taccuino penserebbe che sono una maniaca... una serial-killer che va in giro a staccare mani.... Ma stasera ero nervosa e avevo bisogno di sporcare un foglio, imbrattarlo con la prima matita che ho trovato, un mozzicone spuntato... e lei stava là davanti, la mia unica modella, e mi sono messa a giocarci un po', cercando di darle volume e consistenza... chè io di solito non calco mai, e traccio linee sottili e nervose, calligrafiche... ma ora ho voglia di lasciarmi avvolgere dall'ombra, dalla morbidezza del chiaroscuro...È tutta storta questa mano, sproporzionata, con qualcosa di vistosamente sbagliato nella posa che non riesco a capire.. ma la vedo così stasera, alla luce del lumino, e quindi va bene. In fondo l'autrice sono io, no? ;-))

ANTICO INVERNO
Desiderio delle tue mani chiare
nella penombra della fiamma:
sapevano di rovere e di rose;
di morte. Antico inverno.
Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano súbito di neve;
cosí le parole.
Un po' di sole, una raggera d'angelo,
e poi la nebbia; e gli alberi,
e noi fatti d'aria al mattino.

(Salvatore Quasimodo)



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