Si stupivano tutti dei panni appesi alle finestre, chissà perchè. Prima che spazzatura tornasse a riempire della cronaca, ovviamente. Come se i panni fossero qualcosa di necessario ma un po' vergognoso, che le altre città tengono nascosto. Ed allora il fatto che qui siano dovunque forse è indicativo: non solo del tessuto medievale di vicoli stretti e palazzi alti, dove lo spazio per mettere uno stendino altrove proprio non c'è, ma anche dell'assoluta naturalezza di far proseguire la tua finestra fino a quella del tuo vicino.
In centro, a Napoli, ho sempre pensato che la casa finisse oltre una corda di lenzuola e tovaglie, se sei una persona timida; se sei socevole, invece, la casa si prende l'intero palazzo, la corte interna, l'immenso androne e il vicolo di fronte, ed il quartiere e tutta la città, fermandosi davanti al mare solo perchè oltre non ce n'è. Che poi dire "centro", qui, non significa nulla: non ho mai visto una città il cui cuore sia più frastagliato ed irregolare, più spezzettato in mille episodi incoerenti, eppure incredibilmente incastrati. Magari perchè è una successione di colline e valli attorno alla conca del golfo, ed ogni spiazzo, ogni crinale è un mondo a sè; oppure perchè qui il tempo non butta via niente ma sovrappone e cementifica, dando un senso anche al brutto, anche ad orrendi grattacieli accanto a palazzine del settecento, anche a chiese medievali che fronteggiano viadotti carrabili. Lo so che si protebbe dire di qualsiasi altra città, ma qui è.... di più.
Qui dalle mulattiere dei
quartieri spagnoli, cosi strette che in due ci passi solo abbracciati, guardi la collina verdissima di Castel Sant'Elmo o ti infili nel caos dei negozi di via Toledo e giù, fino all'elegante curva fin de secle di Chiaia; qui da un angolo di
piazza Dante, esedra ottocentesca dominata dalla facciata imponente e pesantissima del Convitto, imbocchi una stradina e ti ritrovi in un altro mondo, tra vicoli e bancarelle di libri, stretti da palazzi altissimi i cui androni aperti rivelano splendidi, inaspettati cortili monumentali. O chiese che per farsi notare si alzano su scalinate infinite, o si chiudono attorno a
chiostri in cui il mondo si ferma, o costruiscono
la più bella piazza che un abside sia in grado di realizzare. Ma basta scendere verso il mare per allargarsi di nuovo in un viale immenso tutto dritto, cosi inaspettato in questo tessuto densissimo da essere chiamato "il Rettifilo"; seguendolo fino alla fine, tenendo la sinistra sempre verso il mare, si rivela l'angolo di piazza Trento e Trieste: uno di quegli snodi cosi perfetti solo perchè a farli è stato il tempo, perchè chi l'avrebbe pensato che la Galleria, il Maschio Angioino, le palme, il palazzo Reale, il San Carlo, il mare, il porto, San Francesco di Paola, il sole, da qui sarebbero stati tanto belli. E poi c'è il mare, che non ho nominato ancora abbastanza, la scogliera gialla d'arenaria che sostiene
Castel dell'Ovo, la collina di Posillipo, il golfo che solo standoci dentro percepisci nel suo insieme, Capri in lontananza con la sua forma di donna addormentata. Il mare qui è ovunque, anche sulle alture, anche negli spazi chiusi, lo respiri assieme allo smog e ti resta attacato alla pelle.
A Napoli, se scendi alla Sanità, tra edifici pericolanti e case costruite sotto un ponte autostradale (bellissimo però, tutto di mattoni, altro che tangenziale di Roma), che non vedono mai luce, trovi scaloni vanvitelliani, facciate di Sanfelice il cui elegante astrattismo anticipa e supera il razionalismo settecentesco, una chiesa che è un gioiello e chissà che l'ha progettata. A Napoli la via più elegante dello shopping ha la pendenza di una strada di montagna, e la raggiungi in funicolare.
E gli amici mi chiedono come può piacermi una città che vedono solo in televisione, una città che immaginano come una montagna di spazzatura sopra terreni contaminati. Ed hanno anche ragione sotto certi aspetti, ma non come pensano, come non hanno assolutamente idea: amo Napoli perchè è densa, viva, pulsante e sporca e devastata e meravigliosa. Amo Napoli perchè è mille città e nessuna. Amo Napoli perchè c'è il meglio ed il peggio e non sai come districarli. Amo Napoli perchè mi assomiglia, più di quanto sappia ammettere.