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postato da Ξ lemar il Ξ venerdì, 09 maggio 2008
alle ore Ξ 09:54


Il primo, qui. Forse non hanno niente a che vedere, forse si. Dentro di me sono la stessa cosa. Poi mi metto a parlare di politica, lo prometto ;-))

Ascoltare. Lei sapeva ascoltare. Glielo avevano insegnato mille parole già dette, mille pensieri che non trovavano espressione se non nel contatto. Sospendere la vita trattenendo il respiro. Sentire la voce di lui distillare veleno nelle vene con la grazia del velluto, assorbire dolore, rabbia, desiderio, passione, altri visi, altri corpi, lasciarseli scorrere sotto la pelle come se non fossero reali, come se i loro contorni si disperdessero oltre i confini del racconto. Lui esiste solo quando parla con me. E poi, da sola, colorare le storie lasciate in sospeso dando rilievo agli accenni, tingendoli di perversa oscurità. Torturarsi i sogni, sentendo il desiderio divorarle la carne e annebbiarle la vista. Gelosia è odiare qualcuno di cui neppure conosci il colore degli occhi.

She was looking into my eyes with that way she had of looking that made you wonder whether she really saw out of her own eyes. They would look on and on after everyone else's eyes in the world would have stopped looking.
(...) "It's funny," I said. "It's very funny. And it's a lot of fun, too, to be in love."
"No," she said. "I think it's hell on earth."
"It's good to see each other."
"No. I don't think it it."
"Don't you want to?"
"I have to."

(...) It's awfully easy to be hard- boiled about everythig in the daytime, but at night it's another thing.
(Fiesta, Hernest Hemingway)


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