Di là, dopo sei giorni e sette notti, l'uomo arriva a Zobeide...
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postato da Ξ lemar il Ξ giovedì, 11 gennaio 2007
alle ore Ξ 23:03


Esterno. Crepuscolo, freddo non intenso ma umido, come solo a Roma sa depositarsi. Folla, rumore, confusione, dappertutto in questa città sempre sovreccitata ma non lì, nell'angolo di quel bar all'aperto nella piazza più chiassosa, a quel tavolino, sempre lo stesso. Gli occhi allungati, obliqui, persi nella linea sottile tra l'orlo del bicchiere ed il mondo intorno, assorti; una mano sulla gamba, l'altra bloccata in quel gesto, con due dita tese a sorreggere una sigaretta invisibile, a cui è cosi difficile disabituarsi, anche senza accorgersene. Il bisogno ormai lieve, ma persistente a quell'ora solitaria, di un po' di tabacco. Porta la mano dietro la sedia, rilassa il busto magro, nervoso, sullo schienale; guarda le due dita dell'altra mano, nota la sigaretta che non c'è, ride tra sè dell'ingenuo attaccamento del corpo ai rituali. Prende il bicchiere, accostandoselo alle labbra senza mai staccare lo sguardo dal profilo. Il limite tra sè e il mondo è un profilo trasparente. Beve senza alzare la testa, lentamente, deglutendo ad ogni sorso. Posa il bicchiere, distoglie gli occhi, si fa rapire dalla superficie scabra della ringhiera che separa questo bar dal vicino. Aspettando, o forse no, lasciando vagare pensieri che gli regalano un'espressione intensa, eppure distante. Chissá quanto è serio, il suo occhio sul mondo, chissá quanto duro con sè stesso. Le labbra strette, sottili, perfettamete disegnate. Se sapesse che grazia gli lascia, l'ombra passeggera di un sorriso.
 
(...) sapete, voi siete bello! E la cosa più preziosa in voi è che, a volte, non ve ne rendete conto. Oh, io vi ho studiato! Io vi guardo spesso, in disparte, da dietro un angolo! In voi c'è persino della dabbenaggine, dell'ingenuità, lo sapete questo? C'è ancora, ancora! E voi soffrite, e soffrite sinceramente, per questa dabbenaggine. Io amo la bellezza. Sono un nichilista, ma amo la bellezza. Forse che i nichilisti non amano la bellezza?
(I Demoni, Fedor Dostoevskij)


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