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martedì, 19 giugno 2007
alle ore Ξ
00:57
La prima è andata abbastanza bene, ma alla seconda replica, l'ultima, abbiamo fatto piangere il regista. Il che in certi casi potrebbe non essere una buona cosa, ma per noi è stata la più grande soddisfazione che potessimo ottenere. Perchè c'aveva messo l'anima e il sangue e la testa e il cuore, il nostro regista dalla voce di velluto, agorafobico e pieno di fisime, con la sua strana maniera un po' impacciata di esprimere sentimenti nella vita di tutti i giorni e la sua incredibile, quasi eccessiva capacità di appassionarsi sulla scena, di incitarci, saltare, urlare, cantare, perdersi in attimi di estatica concentrazione, uscire fuori dal mondo e poi rientrare senza capire cosa è successo nel frattempo... di dominarci con dolcezza e pugno fermo, trasformandoci senza quasi farcene accorgere.
E lo sentivamo che era tutto perfetto perchè ci sentivamo una sola persona, un solo respiro, una sola rabbia, un solo dolore, un'emozione che le lacrime non riuscivano a smorzare (essi, lo spettacolo era decisamente triste, abbiamo pianto fin troppo ;-)). Ma quando abbiamo chiamato il regista ai saluti, sul palco, lui ci ha mandato un bacio dall'aria vagamente sarcastica (Luca un bacio? Luca che se lo tocchi si spezza???), e non accennava a muoversi. Al che subito abbiamo creduto, terrorizzati, che non gli fosse piaciuto ("cazzo gl'ha fatto schifo!" mi rimbombava in testa, in francese); ma poi, quando finalmente si è alzato ed è salito con noi, ha fatto un inchino profondissimo, da solo, e poi si è girato per farci i complimenti con profonda commozione.
Ed aveva gli occhi pieni di lacrime.
E adesso che mi sento svuotata, stanca, soddisfatta e triste nello stesso tempo, ora che abbiamo sviscerato ogni battuta, riso di ogni attimo di distrazione, discusso di quanto la parte ci sia entrata nel corpo e corroso le viscere, non vedo l'ora di ricominciare.
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postato da Ξ lemar il Ξ
sabato, 16 giugno 2007
alle ore Ξ
13:52
Ieri c'è stata la prima. Oggi ci sarà la seconda, ed ultima, ed ora non mi pare vero ma domani lo rimpiangerò, questo nodo allo stomaco, e i cinque minuti tra il brusio di fuori che si spegne e l'ingresso, quando l'unico rumore è il silenzio di 60 persone che aspettano solo te. Ma comunque.
Oggi sono impegnata, dicevo, e sono felice di esserlo, però non potrò essere qui. E mai come quest'anno avrei voluto esserci, chè sarà perchè sono tornata dalla Spagna, ma mi sembra che i gay non siano mai stati, come adesso, il capro espiatorio di qualsiasi cosa. I gay ed i terroristi islamici. Ve lo immaginate un terrorista islamico gay? Che ci trova in Paradiso al posto delle 72 houris? 72 bei magrebini imberbi? Tra l'altro questa storia delle houris non mi ha mai convinto, chè dopo la prima volta in cui le vergini, ehm, smettono di essere tali, poi che fine fanno? Le pensionano? Perchè se fosse cosi il loro numero sarebbe talmente cresciuto esponenzialmente, da poter invadere il Paradiso ed occuparlo trasformando in schiavi questi profittatori che si sono concessi una volta sola, e poi le hanno abbandonate. Ve l'immaginate? I terroristi che si fanno saltare in aria già pregustando le gioie di carni fresche e tenere da spupazzarsi, e si ritrovano a fare i lacchè di moltitudini di donne incazzate.... Mi convertirei solo per la gioa di un'immagine del genere.
Ma sono andata fuori tema. Oggi siamo vivi, le houris possono attendere (e le donne musulmane? Vanno a spasso per il Paradiso mentre i mariti si divertono? ok, basta). Oggi a Roma c'è il Gay Pride, per fare festa, per fare casino, e per dire al mondo che certi diritti valgono per tutti, e non si possono negoziare. E siccome questo è il paese dei particolarismi, in cui ci si muove solo se il proprio personalissimo e recintato orticello viene sfiorato, ed invece è sacrosanto mobilitarsi per le cause che si credono giuste, io, eterosessuale per costituzione (anche se, quelle Laura Harring... ;-)), vorrei esserci, e non posso. Perciò andateci voi, divertitevi, e poi raccontatemi come è andata!
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giovedì, 14 giugno 2007
alle ore Ξ
01:26
Dino Giuffrè.
Non posso scordarmelo, da quando ho visto Le conseguenze dell'amore. Titta di Girolamo che dice, di un tizio che non vede da vent'anni: "vedi che Dino Giuffrè è il mio migliore amico e basta. Quando si è stati amici una volta lo si è per tutta la vita." E non lo dice come una banalità letta nei baci Perugina, lo dice davvero. "...Dino Giuffrè si ferma, la malinconia lo aggredisce, e allora si mette a pensare. E pensa che io, Titta Di Girolamo, sono il suo migliore amico".
Me lo ricordo perchè per me è lo stesso. Voi non li avete, amici carissimi, a cui siete legati dalla pelle, che non vedete da tano tempo? E non sentite da tanto tempo? Anche se ne avreste la possibilità, perchè sono cambiati i modi, gli stati d'animo, i canali di reciproca comprensione, o solo perchè avete paura di buttarvi, di cercarli, per la solita ansia immotivata di essere al posto sbagliato al momento sbagliato, a dire la cosa sbagliata? Eppure pensate a loro sempre, e sapete che vi pensano, e se per qualcuno, con cui il distacco è momentaneo, quest'idea vi basta come succedaneo, per altri la mancanza fisica, il senso di perdita, è quasi una lacerazione?
Come quella che è a Lisbona, e la contatto (e mi contatta) raramente, ma vedere il suo avatar su msn è un modo per sapere che c'è sempre, ed è felice; come quello, a cui in altri tempi avrei potuto far credere qualsiasi cosa, che porta il cane enorme a spasso sempre dietro casa mia eppure non si ferma mai, ma lo so che ci fa caso; quello che chissà cosa starà suonando in questo momento, e vuole che io lo senta, ma è così tanto che non vado a commuovermi sotto il suo palco che l'ultima volta non me la ricordi più; quello che lavora ed è andato via dal palazzo di fronte, ma che da ragazzini stavamo sempre insieme; quello che si è volatilizzato ed ancora non riesco ad accettarlo, perchè penso sia colpa mia, e penso che non lo vedrò mai più.
E poi lei, la mia unica parrucchiera ;-)) tornata a casa, troppo lontano, perchè doveva, che non ho più cercato perchè la credevo allegra e spensierata, forte e fiera, e non sapevo come dirglielo, che quello che a lei era riuscito cosi bene io non sapevo come farlo, e non volevo buttarle addosso la mia inutile sofferenza. Ed invece non avevo capito niente.
Mi manchi, mi manchi tanto, mi mancate tutti, e mi dispiace stare qui a crogiolarmi pensando a quanto ho bisogno di voi, senza fare niente. Mi dispiace essere tornate in contatto così, dopo che tante volte volevo chiamarti, ed invece non l'ho fatto, malgrado ora senta che eri tu ad avere bisogno di me.
Ed è anche per questo che tengo il blog, perchè l'ha fatto una persona carissima, (e quando guardo la cura che c'ha messo, la maniera incredibile in cui mi conosce, non ci posso credere che si sia scordato che esisto), e perchè so che alcuni di voi, nella maniera strana in cui a volte si vuole stare in contatto evitando le parole, di tanto in tanto passano di qui.
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