Mi madre, emerita prof di matematica e scienze delle medie, ha messo sul davanzale del bagno un piatto. Con dentro dell'ovatta. Con sopra dei fagioli. I fagioli nell'ovatta... I fagioli quelli del ragazzino che saliva sulla pianta di fagioli e trovava un orco ad aspettarlo, i fagioli che invece di crescere nella terra si riproducono nel cotone idrofilo. No, per dire, cosa c'è di più dissimile dalla terra del cotone idrofilo?
I fagioli che una volta, quando ero alle elementari, abbiamo messo anche noi nell'ovatta in una scatola, e quando qualche giorno dopo sono andata ad aprirla ho urlato e pianto, chè mai, in vita, avevo visto una cosa tanto disgustosa come questi vermetti col capoccione nati in mezzo ad un mare bianco. I loro rametti anemici, gommosi, piegati viscidamente dal peso....
Se nei prossimi giorni di notte mi sveglio, vado nell'altro bagno.
Si vabbè, ultimamente smetto di scrivere per molto tempo. Non penso che sentiate la mia mancanza, e decisamente non la sente il blog visto che da solo fa picchi di accessi da capogiro attraverso chiavi di ricerca fantasiose ed erotiche che ancora mi stupiscono, ma sono una fantastica fonte di battute e, se fossi un po' più furba, di spunti. Epperò magari vi chiedevate se stavo bene (non ridete, qualcuno se l'è chiesto sul serio!), quindi sono passata per rassicurarvi. Sono viva, sono guarita, sono di nuovo insonne elettrica ipereccitata, il che vuol dire che sto bene, o almeno che sono preda del normale nervosismo paranoico; certo non sarà proprio un'estatico benessere, però so controllarlo. Lo conosco da quando sono nata.
Per il resto, continua la fase di solitudine un po' forzata ma non spiacevole, chè ultimamente sono pigra, ed il genere umano, non so, lo sto osservando da lontano; benchè la primavera sia alle porte, in mezzo alle scale, su e giù per i corridoi, in tutti angoli remoti di ogni stanza, e i miei ormoni, rompiscatole furiosi ma per niente propositivi, mi stiano urlando nelle orecchie di scacciarla a pedate, soffocarla, strozzarla, o darle quello che vuole. Più facile a dirsi che a farsi, in entrambi i casi... Però, se il cuore è rimasto il solito timido guardone senza inventiva, il mondo non ha per questo smesso di girare: ho ripreso a recitare, tra battute ripetute sulla metro in mezzo a sguardi sconcertati, serate dopoprove a sfottere i nostri personaggi violenti ed angosciosi (è uno spettacolo molto toccante, molto evocativo, col rischio serissimo di diventare una palla mortale), i momenti d'estasi ed i lampi d'ispirazione del mio regista geniale ma folle, sempre un po' sopra la soglia delle emozioni comuni. E mi godo, stranita e divertita, l'effetto del primo obbligo da grade artista: non posso tagliarmi i capelli perchè in una scena devo scioglierli. Si sa, noi attori dobbiamo sottoporci ad ogni sacrificio...
Ho viaggiato spesso, tra Napoli e Milano, a rincorrere una cuginetta neolaureata in vena di festeggiamenti ad oltranza, e che è diventata di diritto la mia nuova estetista, visto che i capelli fuori misura obbediscono solo alle sue mani, ed anche il trucco la preferisce; il che mi porta ad essere bella non più di un paio di volte al mese, che dovrei sfruttare con maggiore sapienza.
Mi sono immersa, sono stata inghiottita anima e corpo dal progetto di interni che avevo abbandonato disperata mesi fa e che ora accarezzo e levigo come un figlio, di nuovo consapevole ed entusiasta per questo lavoro che è, sarà la mia vita, l'idea di modellare lo spazio per vedere come la gente, dentro, ci possa vivere. Mi sono fatta cullare immaginando i tre ragazzi (2 uomini ed una donna, un po' reali un po' no) a cui ho sognato una casa che è nido, guscio, cinema, discoteca, intimità e calore fusi insieme, e mi diverto pensando a come la userebbero, a come si arrampicherebbero sulle scale senza parapetto, a come uscirebbero dalle finestre disdegnando le porte, ed organizzerebbero tornei di biliardo e megacene con trenta invitati, e suonerebbero, e giocherebbero, insomma vivrebbero in un mondo che un po' è pure colpa mia.
Ho letto tanto, ho scoperto la fantascienza alla mia veneranda età e mi chiedo come ho fatto a vivere finora senza la lucida ed ironica consapevolezza di
Asimov, il suo razionalismo divertito da lord inglese, ed i deliri appassionanti ed ipnotici di
Philip Dick. Ho preso in mano "
Viaggio al termine della notte" di Celine, pronta a fronteggiare l'antisemita borioso, ed invece sono stata rapita dal suo roboante, disincantato universo; mi sono persa nei meandri di "
Vita, istruzioni per l'uso", il labirinto delle cose che solo se le organizzi in un sitema arbitrario, ma sicuro, acquistano un senso, ed ancora devo uscirne.
Ho visto "
I 400 colpi" di Truffault, e m'è piaciuta così tanto la sua grazia, il suo impegno ingentilito da delicata leggerezza, che ho sognato mi domandassero il mio film preferito visto nell'ultimo anno, ed io rispondessi che era lui. Sto studiando il francese sul libro, a parità di contenuti, più economico della Feltrinelli, (essì, la Francia mi piace ultimamente, chissà perchè) con impegno che non avrei mai creduto possibile, visto che non ha scopi apperenti, e mi sento già una parigina perchè riesco a leggere i titoli sulla home page di "Le Monde". Sto imparando ad usare un programma del pc di quelli che rifanno il mondo in 3d più vero del vero, e gli ultimi risultati, che magari vi farò vedere, mi hanno riportato al vecchio sogno di scappare negli States diventare, da grande, scenografa per la Pixar a fare l'acquario di Nemo o le case dei vicini degli Incredibili. Insomma, ho vissuto... e chissà, forse mi è tornata la voglia di scrivere. E non so io a voi, ma voi a me un po' mancavate :-) .