Di là, dopo sei giorni e sette notti, l'uomo arriva a Zobeide...
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postato da Ξ lemar il Ξ venerdì, 27 ottobre 2006
alle ore Ξ 20:50


Autostrada, di ritorno da Napoli, due geni in rapida successione rientrano nella corsia di destra senza guardare, rischiando di beccarci.
Mamma, come sempre calma e rilassata, lieve sorriso: "ma secondo voi a stu strunz nun l'avessim a spará ind'e ruote???"
Totonno, per tutta risposta: "Ida, che ci fai dentro le ruote, in bocca l'è a spará!!! Accosto?"

Oggi, io e mamma in auto nel mio comprensorio, un tizio cammina in mezzo alla strada. Guardandosi alle spalle.
Mamma, la solita flemma: "Nè scemo!!! Vuo' guarda annanz (davanti, N. d. A.)!!!! Scusa tizzy, oggi sono come Toto, ho voglia di uccidere qualcuno."

Ora stanno discutendo di quando scendevano dal Vesuvio in moto senza freni, con la frizione tenuta in mano, e delle carenze sessuali che si mascherano dietro moto di cilindrata troppo grossa... Ma secondo voi, io, da chi sono nata????


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postato da Ξ lemar il Ξ domenica, 22 ottobre 2006
alle ore Ξ 19:17


Ci sono attimi in cui il tempo si addensa, aggrumandosi in neri abissi di significato. Attimi, in cui il velo sottile che ammanta la superficie delle cose si squarcia, mostrandone in controluce l'inconsistenza. Attimi, in cui il bene e il male sono la stessa cosa, e solo la percezione immediata assume un senso. Ci sono attimi così, immensi e fugaci. Eterni. Ma se sei un brocco contadino di Tatooine, col padre gangster che ti ha abbandonato, educato da un vecchio vestito da monaco che si suicida senza motivo e da un pupazzeto verde con le orecchie a punta, difficilmente te ne renderai conto.
 
SCENA (Ricostruzione libera da ""L'impero colpisce ancora", sono passati almeno 10 anni!). La morte Nera, stazione orbitante. Uno dei tanti ponti sospesi nel vuoto, di dubbia utilitá. Un tizio vestito da disinfestatore nero e un ragazzino con la faccia da vecchio, si fronteggiano con spade laser.
- L.S. : Tu meriti di morire, perchè hai ucciso mio padre!
- D.V. : Luke!
- L.S. : Cosa?
- D.V. : Luke!
- L.S. : Cosa?
- D.V. : Luke!
- L.S. : COSA? (Sott. "E m'ó vuó dicer' ch' cazz vuó, strunz?" N.d.A.)
- D.V. : Luke! Io sono tuo padre!!!!!!!
Il tempo si blocca. Lo sguardo ebete del ragazzino-vecchio è percorso da un lampo di stupefatta consapevolezza, nello stesso istante in cui la spade dell'altro gli trancia il braccio spadamunito che si perde nel vuoto. Dissolvenza. Fine. (Non è vero, ma dopo questo niente avrá piú importanza.)


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postato da Ξ lemar il Ξ domenica, 15 ottobre 2006
alle ore Ξ 22:35


Piú comune della Smemoranda, piú intellettual-sinistroide di un libro di Andrea De Carlo (a proposito, che fine ha fatto? è deceduto?), sta diventando il nuovo oggetto di culto di una generazione. L'Ipod? No, siamo italiani, non siamo cosí tecnologici! La Moleskine. Quel taccuino cosí cool, quello di Hemingway e Van Gogh, quello che fa tanto fin de secle, tra pittori squattrinati ed algide dame sottili, a scrivere le proprie memorie  sui tovagliolini unti di una misera caffetteria di Montparnasse. Ma i tovagliolini, diciamocelo, facevano un po' schifo, e per questo è nata la Moleskine. Solo che ora cosa cosa ci fa in mano a chiunque? Agli aspiranti scrittori che appuntano le loro impressioni sul volo aggraziato della zanzara malefica che non li fa dormire la notte; agli aspiranti sceneggiatori che si segnano storielle su parroci bisognosi d'affetto che si sfogano con... emh... parti mobili di arredo sacro; agli aspiranti cantanti che non vogliono dimenticarsi quel motivetto che ha attraversato la loro testa mentre uscivano dal bagno; agli aspiranti pittori, agli aspiranti poeti, agli aspiranti ad intraprendere qualsiasi cosa vi venga in mente che possa essere messa su carta.

E perchè questo enorme successo, questo proliferare inarrestabile, questa voglia infinita di appuntare i propri pensieri, bisogni, necessitá su un quadernetto con tale storia? Perchè entrare a far parte in un club esclusivo che aveva Ernest tra i propri membri fa gola a tutti, e diventare improvvisamente radical-chic-sono-idealista-ma-elegante-perchè-disilluso-allora-scrivo-per-dimenticare solo cacciando un parallelepipedo nero da taschino (scusa, scusa... non ti ascoltavo... ho avuto un'intuizione! Perdonami, devo appuntarla un attimo... dicevi?) sembra un ottimo sistema. Poi nessuno vieta di conservare invece la lista della spesa...

Comunque, siccome il tema è interessante, da possessor/a/ice/aia del taccuino piú spettacolare dell'universo (lui si di pelle!), decisamente al di sopra delle parti, ho deciso di analizzarlo come insegna Bruno Munari, designer e genio emerito, per vedere se fa bene il suo dovere, attraverso una serie di invarianti; tenendo conto che il caro grand'uomo, negli anni 70 rivoluzionari e del buon senso, considera tutti i dati relativi a utilizzo, funzionalitá, estetica, miglioramento sociale (sic!) e si scorda del piú importante, e cioè lo status. Un po' come il mio prof di Estimo, per il quale una teoria economica sul comportamento dei consumatori deve supporre tale comportamento razionale... ma guardate come siete vestiti e ditemi cosa avete addosso, di razionale.

NOME: Moleskine. Il o La non si è mai capito. Nome fighetto, echi stranieri ma non si sa bene di dove... E poi quella k fa contenti i coatti
AUTORE: Ignoto. O almeno credo...
PRODUTTORE: Un'azienda familiare di Tours fino al 1986, dal 1998 un editore milanese molto furbetto (vorrei essere io!) Modo&Modo
DIMENSIONI: Ce ne sono 2 diverse, Pocket e Large; la Large (a5 13x21, 240 pagine) è troppo grande e poco maneggevole, ma la Pocket ( circa a6 9x14 192 pagine) è perfetta da infilare nella tasca dei pantaloni e da tenere in qualsiasi tipo di borsa; è un prisma, rigido, e il formato permette di scrivere almeno una trentina di linee, sia a righe che a quadretti (una discreta lista della spesa ;-)). Esistono poi altri formati, ma sono giá contaminazioni
MATERIALE: i fogli, pure essendo sottili, hanno una buona grammatura, sono lisci e soprattutto lievemente giallini (só fissazioni, io odio la carta bianca); la rilegatura incollata e resistente lo rende comodo come un libretto, maneggevole e compatto, ma piú nelle prime che nelle ultime pagine, che da tenere aperte sono piú difficili; la copertina... ok è figa nera e rigida, lo rende elegantissimo, ma la finta pelle di plastica non la sopporto, sembra la struttura dei sedili di un'auto, si scalda tra le mani, è mal rifinita. E poi Bruno direbbe che un materiale usato non nelle sue potenzialitá ma a maldestra imitazione di un altro è un delitto, meglio le Moleskine, piú care, di tela come le originali
PESO: non pesa niente, solo la cultura che vi portate a spasso (o la spesa...)
TECNICHE: Che dire? Fogli rettangolari sagomati incollati ad una copertina; c'ho rende l'insieme molto compatto, ma, come giá detto, è un po' scomodo nelle ultime pagine; geniale la molla che lo chiude ermeticamente, indispensabile se la riempite di foto dei vostri idoli, con poesie rubate ad altri, con fiori di campo (le mimose... che mia madre non vuole mai butare e poi te le ritrovi ad impestare tutti i libri della casa...); ovvio il segnalibro dal colore abbinato
COSTO: È cara. Mettetela come volete. 9 euro un taccuino manco la Canson un formato doppio, con tre volte la grammatura. Ma si sa, lo stile si paga...
IMBALLAGGIO: Pellicola di plastica trasparente per renderla subito visibile, un cartoncino col logo Moleskine che ne indica le carattereristiche e distingue i vari modelli per colore. Non c'è che dire, elegante e azzeccato
USO DICHIARATO: Ehm... scrivere, disegnare, fare i conti del droghiere... Poi Munari si chiede i possibili usi non contemplati, ma quelli non voglio saperli (o magari si! Che ci fate voi, con la Moleskine?)
FUNZIONALITÁ: Funziona bene per scrivere, sia con le righe che con i quadretti, anche se la carta è  leggera e bisogna fare attenzione a non romperla; assorbe un po' gli inchiostri liquidi, ma ne compenso è buona. Peró per disegnare non vale una ceppa, per usare un francesismo che le viene di casa.
RUMORE: Bruno questa la posso saltare?
MANUTENZIONE: Ehm... spolveratela ogni tanto...
ERGONOMIA: Molto buona. (Bruno ma ci ripetiamo?) Si tiene in mano con facilitá, e si mette in tasca. È tascabile...
DURATA: Dipende da quanto v piace scrivere o da quanta spesa fate. Piuttosto si puó dire che sarebbe bello se il blocco di fogli potesse cambiarsi, aumentandone la durata, ma complicandone probabilmente la forma e l'ergonomia
TOSSICTÁ: Levatevelo dalla bocca subito!!
ESTETICA: È essenziale, e quindi elegante. Bruno ti sarebbe piaciuto. Ma quella finta pelle...
VALORE SOCIALE: Bruno sei un ingenuo! Non si fanno le cose per migliorare la vita, ma perchè fanno sentire piú fighi. Dici che in questo caso il valore sociale è aumentato ? ;-))


categoria del post :: varie ed eventuali

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postato da Ξ lemar il Ξ martedì, 10 ottobre 2006
alle ore Ξ 10:03


Di solito non pubblico (esiste una traduzione accettabile di "to post"?) citazioni tout court, ma quest'uomo è un mito!

I PENSIERI

LEI (improvvisa a lui): A che pensavi in questo momento?  Subito! Lo voglio sapere.

Lui (imbarazzato): Non te lo posso dire.

LEI (capricciosa): Dimmelo, invece.  Devi dirmelo.

Lui (c.s.): Non insistere.

LEI (ostinata): E io intendo saperlo.  Lo esigo.

Lui: Ti prego...

LEI: Sono lo che ti prego.  Se no non ti voglio più bene.  A che pensavi?

Lui (rassegnato): Oh, santo cielo, pensavo a te.

LEI (in estasi): A me?  Davvero?  E che pensavi di me?
Lui: Pensavo: sta a vedere che adesso mi domanda a che penso ed io non so che cosa dirle.

(Achille Campanile)



categoria del post :: libri

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postato da Ξ lemar il Ξ domenica, 08 ottobre 2006
alle ore Ξ 20:40


Magari a voi queste cose succedono spesso (brutta gente che gira in rete ;-)), ma a me non era mai capitato. E mi sento un po' infantile, un po' schifata e un po' divertita... Perchè mi sono appassionata ad un favoloso programma di modellazione 3d (chicas, se imparo come usarlo, 3d studio è un altro pianeta, altro che il rinoceronte!!), e mi stavo scaricando un po' di manuali con il mulo, che mi piace per la quantitá di materiali che si trovano e per il teriomorfismo (figa sta parola eh? me l'ha insegnata Jung, devo assolutamente inserirla in qualche conversazione!) che mi permette di mandarlo a cagare come se davvero fosse un animale. Come il rinoceronte di cui sopra, che nella sua lunga storia si è preso i peggiori improperi. Comunque, tornando al mulo, ero come giá detto alla ricerca di manuali, fino ad imbattermi in un favolo file di 550 mb con un "Corso completo di 3d studio Mpg.pdf", che giá mi faceva prospettare meraviglie. 550 pagine di deliri tridimensionali! Un'orgia di immagini a cui dare vita! Vabbè. Solo mi sembrava strana quella sigla Mpg, ma ho pensato fosse un acronimo: Mi piace Giannini, mio padre gesticola, mi posso giustificare?, roba così. Ed ho continuato a scaricare, pregustando le 10000 pagine di manuale che mi sarei smazzata fino ai ringraziamenti.

Quando ho finito, peró, andando ad aprire trepidante il file... questo non si è mosso. Adobe mi lanciava segnai d'allarme incomprensibili, avvertendomi di fatti strani (roba del tipo che caspita gli hai fatto a sto file?? ma dove l'hai tenuto??? gliel'hai messa la maglia di lana???). Al che, prima di buttare nel cestino il frutto di tante fatiche (del mulo), ho avuto un lampo di genio: ma mpg non sará l'estensione dell'omonimo formato video? E non è che il buontempone che ha messo in rete il file, un po' distratto, lo ha rinominato sbagliando la parte finale? Magari era il fratello, e pensava che il file fosse un testo... Invece è un corso video!!!!! Che cosa innovativa! E solo un genio come me poteva pensarci! Ma quanto sono furba, è incredibile... Allora ci provo, rinomino il file cambiando l'estensione, lo apro e...

E esce una ragazzina giapponese bellissima che sorride verso la telecamera: una ragazzina che non avrá 15 anni, con un gonnellino inguinale che le copre a malapena il sedere mentre corre su un prato non so dove. Poi non ho visto altro, perchè ho spento e buttato il file, maledicendo la mia pespicacia del cavolo.

Adesso, non voglio dare un giudizio di merito. Manco so che stava facendo la ragazzina, magari era il filmato di una gita, magari aveva piú di 15 anni. Se pure quello era un filmino porno e lei minorenne, (me lo dovevo vedere tutto per capirlo??) a chi cavolo lo denunciavo? Solo volevo dirvi: attenti a rinominare avventatamente! ;-)


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postato da Ξ lemar il Ξ venerdì, 06 ottobre 2006
alle ore Ξ 11:48


Ci sono posti che credi di conoscere senza neppure averli visti, posti che sai, che senti di conoscere, perché te li ha insegnati il vento nelle mille sfaccettature in cui il pensiero umano si posa sulle cose e dà loro forma. Li hai letti, ascoltati, sapresti descriverli con tale qualità di dettagli che un loro abitante si stupirebbe… Poi magari li vedi e sono diversissimi, più densi, più vitali, eppure a quell’immagine antica resti affezionato. Sono sparsi ovunque, ovviamente, chè la fantasia ha pochi confini geografici (e pure la pigrizia): una è Agha Sophia, le sue torri d’arabesco, la cupola che si allunga dove il Mediterraneo diventa lago salato; un’altra è Amsterdam, la libertà strappata alla potenza dell’acqua; un’altra è Matera (e questa è proprio facile dai!), la vita primitiva incastrata nella modernità… o viceversa.

Ma una che mi davvero cara, che conosco in ogni lampione, in ogni angolo buio, le facciate dei palazzi con la linea di gronda costante, il parapetto barocco, è la Prospettiva Nevskij.  Eppure non l’ho mai vista, neppure in fotografia!! La lunga strada di San Pietroburgo, che costeggia per un tratto la Neva, che raccoglie il freddo, gli umori ed i sapori della città e dà loro lo scenario perfetto.

Il cammino che Raskolnikov percorreva ogni giorno per andare a trovare quell’orribile vecchia, il cui omicidio  avrebbe sancito la sua appartenenza al regno degli Eletti (super-uomini?), perché se sei un essere superiore qualsiasi atto ti è permesso sulla strada del tuo successo…. vi pare che Napoleone si sarebbe fermato all’uccisione di una megera inutile ed antipatica? I suoi sogni, le sue speranze, la paura folle di scoprire, proprio nel gesto estremo, di essersi totalmente sbagliato… Perché se poi ti beccano ad ammazzare la vecchia, non solo non sei un Eletto, ma a malapena ti puoi annoverare tra gli esseri umani. E, ad omicidio compiuto (wè si chiama “Delitto e castigo”, la trama già il titolo ve la dice!), sentire l’immenso senso di colpa che ti fa più uomo degli altri, capire che non sarai mai Napoleone, e che il tuo immenso potere non era che misero sogno. Non si pente Raskolnikov (uno dei libri più massacrati da interpretazioni buoniste, chè ci piace l’assassino redento..), solo scopre di non essere il Mito che credeva, di essere "un pidocchio", ed allora la galera non ha più importanza.

E ci passava pure il principe Miskin da quelle parti, nel folle turbine di avvenimenti che lo porta in un giorno a conquistare ricchezza, gloria e la donna più bella e spaventosa; ci passava correndo svagato, lui così sensibile da sapere, di chiunque altro, la forma del cuore, aspettando il suo doppio, nell’ombra, che tramava di ucciderlo....

E poi l’ho vista, anche se in un altro mondo e su un altro fiume, in un quadro di Munch azzurro spento dove donne senza volto si specchiavano nell’acqua trasparente, quasi indecise se buttarsi giù…

Ed ovviamente l’ha cantata lui, Battiato, condensando lo spirito di una civiltà nell’accenno ai suoi più grandi Maestri, tratteggiando con lievi immagini (lui si che ha il dono della sintesi!) un mondo gelido (l’inverno è da queste parti che lo sentiamo, no? ;-)) ma ribollente di emozioni, stimoli, idee, in un periodo in cui sembrava che tutto dovesse succedere, che se il mondo fosse riuscito a trovare davvero un’altra strada l’avrebbe fatto allora. Proprio lì.

Ma la cosa più spassosa è che fino a qualche mese fa ero straconvinta che “la grazia innaturale” da guardare “con facce assenti” fosse quella di El Lissitsky, geniale architetto costruttivista, e non quella di Nižinskij, ballerino quasi omonimo (vabbè, con un po’ di fantasia…). E mi ero trovata anche una spiegazione a quell’impresario innamorato dei balletti russi (che ci fa un architetto comunista con un impresario?), immaginandomelo come qualche critico radicale incontrato in quel di Parigi, o Zurigo, o magari nella stessa Bauhaus, (vi pare che El Lissitsky non fosse stato alla Bauhaus? Ci andavano tutti!); “impresario” perché cantore e diffusore del movimento, che lo avesse seguito in Russia per amore e poi fosse stato conquistato dai balletti russi… e quindi dal Nižinskij originale, col che il cerchio si chiude.

Chissà perché questo scambio così assurdo? Un po’ perché sono monomaniaca, e questo si sa, un po’ perché quella grazia innaturale mi sembrava, e mi sembra tutt’ora, la più bella definizione del Costruttivismo russo.

E poi vi pare che il Maestro non possa essere anche un grandioso critico d’architettura??



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postato da Ξ lemar il Ξ mercoledì, 04 ottobre 2006
alle ore Ξ 17:23


Questo l'ho scritto secoli fa, mai pubblicato perchè l'unico a cui l'ho sottoposto c'ha messo all'incirca 2 minuti e mezzo a capire a chi mi riferissi. Perció, oltre alla banalissima soluzione (vabbè provateci peró ;-)) sono gradite ipotesi creative, personaggi inventati, vicini di casa. Wé, non mi lasciate come al solito senza un commento quando faccio un appello!!

Ragazzino un po' tosto ma simpatico costretto a sedute di rieducazione forzata da una balia troppo pignola; ne uscirà ammorbidito, ma ne perderà in naturalezza.



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postato da Ξ lemar il Ξ domenica, 01 ottobre 2006
alle ore Ξ 19:20


Si ok, non scrivo da un sacco di tempo. Perchè immagino, penso, mi dico "da questo uscirebbe un bel post", poi mi siedo davanti al pc, cercando contatti che non si connettono, e mi sembra che le mie idee siano stupide. Indegne di perderci il tempo di riuscire a formulare pensieri abbastanza compiuti da poter essere intesi, scritti. Come dice Jung (mi sto attorcigliando il cervello con "Libido, simboli e trasformazioni", e giá non lo sopporto sto omofobo maschilista che giustifica il mondo dalle sue rappresentazioni ed è ossessionato dal pene, pur ritenendo la sodomia un residuo di tempi arcaici) e come dice il mio grafico (anche lui avrá letto Jung?)  ci sono due tipi di pensiero, quello organizzato, che funziona per parole, e quello libero, del calderone dell'inconscio che ribolle in superficie, che funziona per associazioni (per immagini, dice il grafico, ma altrimenti che grafico sarebbe?); bhe il primo non mi riesce così facile negli ultimi tempi da dedicargli un intero post, e quindi mi abbandono al secondo, che è piú contorto, ma certo piú fecondo (e sicuramente divertente). E che scrivo a fare ora, mi direte? Bho non lo so, forse per non perdere l'abitudine, e per ricordarmi che se fossi meno pigra di cose da raccontare ne avrei, in questo inizio autunno sonnacchioso in cui tornare alla vita di sempre è allo stesso tempo deprimente e dolce. Magari parlarvi del mio ex compagno di casa (Edgar, si pasas por aquí, bienvenido!!!) che si è trovato una sitemazione dalle parti di Pietralata, nel piú profondo di un romanzo di Pasolini, e gira per la cittá con l'aria felice e sperduta di chi si innamora di una cortigiana bella e terribile, che gli dará passione ed orrore con le stesse mani delicate (por que Roma es preciosa y cruel).
O dei Musei Capitolini ristrutturati, Marc'Aurelio in una piazza da sogno postmoderno (pavimento ospedaliero di PVC, soffitto di spaziali lastre di vetro opalino) ed una lunga galleria sotterranea per sbucare nel Tabularium, dentro il cuore dell'Urbe quando batteva forte.
O la piccola chiesa sconsacrata sotto il gasometro, nel piú denso e contorto accumulo di segni che una cittá possa vomitare (i 500 m2 che racchiudono una strada di livello extraurbano; un ex megaimpianto di metano; gli ex mercati generali; una biblioteca con la mediateca piú grande della cittá; un micro ma ultracombattivo centro sociale; un museo d'arte antica organizzato attorno alle ex turbine di una fabbrica; 2 sedi universitarie, una delle quali l'unica a Roma degna di questo nome; una delle migliori pasticcerie della capitale, Andreotti, anche se con un nome infausto; una decina tra pub fighetti e birrerie alternative, con il sottozero ounnomesimile a litigarsi il campo con il caffè lettrario; "Dolcenotte", cornettaro delle 5 del mattino, con la piú depravata macchina per spremere la nutella, uguale a quella dei gelati del Mc Donald's; una delle mie discoteche preferite, col il piú psicopatico dei programmi, in cui sono stata capace di andare tutti i giorni della settimana sempre con qualcuno diverso; chissá quanto altro che ora non mi sovviene, compresa l'unica Piramide forse d'Europa a non piú di un chilometro), trasformata da un accorto restauro in un piccolo paradiso di tranquillitá, dove ruberó corsi gratuiti un po' di tutto (e magari faró anche amicizie, così le ragazze troveranno un senso al mio bisogno di aumentare le conoscenze ;-)).
Magari potrei parlarvi di amici ritrovati, di strane litigate, di regali interessati di compleanno rivelatisi utilissimi, di cose difficili da capire ma ancora piú da collocare al loro posto. O raccontarvi di Slevin e del cinema piú surreale di Roma, col film che si vedeva sfocato ed un'uscita impedita da mille tortuosi corridoi dove una pistola silenziata sembrava il miglior arredamento. O la mia nuova passione letteraria, David Foster Wallace, uno che mette un punto ogni 6 pagine tirandoti per il filo di infinite subordinate, nei pensieri mischiati dei suoi personaggi,  facendoti dimenticare che la principale non esiste.

Ma non lo faró (e sennó perchè questo megapreambolo inutile? ;-)). Volevo solo salutarvi. Buona domenica a tutti.


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