Di là, dopo sei giorni e sette notti, l'uomo arriva a Zobeide...
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postato da Ξ lemar il Ξ lunedì, 24 luglio 2006
alle ore Ξ 22:55


Non ho ancora ben capito come e quando l'ho deciso, ma io dal 17 al 19 di agosto saró qui. È che oltre al un sonoro "Perchè no?" non mi è venuto in mente nulla, e quindi ho fatto i biglietti.

Su suggerimento di lui, che ha l'elenco completo e l'orario dei partecipanti (quasi tutti, ma mi fido delle scelte, così, a colpo d'occhio), ed a cui mi aggregheró senza pudore. Insomma pare vada con una comitiva numerosissima in cui non conosco di vista assolutamente nessuno: che è un po' come andare da sola, ma con l'opzione di fare amicizia giá con un bel numero. Non è davvero fantastico???????

Per  l'elenco vi rimando ancora al mio futuro compagno di viaggio (che si stará maledicendo per la proposta ;-)), riservandomi di chiedergli se posso copiarlo; io sto soltanto pensando che vedró Thom Yorke dal vivo. Thom. Yorke. Queste due parole. Thom. Yorke. Ad libutum nella mia testa.

MADÓ NON CI CREDO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


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postato da Ξ lemar il Ξ venerdì, 21 luglio 2006
alle ore Ξ 00:03


Sono stata via dal mondo per 15 splendidi giorni e questo era quello che il mondo stava facendo nel frattempo.

Per il resto, sono tornata con il mal d'Africa: giá progettate incursioni in Tunisia ed Algeria perchè raramente mi sono sentita tanto a mio agio come in Marocco, a discutere di viaggi davanti a dolcissimo té alla menta con il colto proprietario di un negozio di tappeti in una casa tradizionale, pur essendo implicito che non avremmo comprato nulla.  Inoltre ho guadagnato una bella infezione intestinale compresa di febbre per colpa dell'acqua della cittá piú poetica del mondo (ed è surreale aver passato 5 giorni a Marrakech ed ammallarsi a Lisbona); sono tornata a Granada, da dove il mio blog prese quest'aspetto cosí "moresco" e che mi ha affascinato e sconcertato come sempre, crocevia di culture e mondi distinti, e sono stata a Siviglia, persa tra incanto e turismo da cartolina.

Sono distrutta, ma sono felice. Magari poi racconteró tutto con piú calma, i luoghi, gli incontri, odori colori suoni sapori, ma ho la febbre e non mi sono fermata un secondo ed ora voglio fare la nanna. Notte.


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postato da Ξ lemar il Ξ martedì, 04 luglio 2006
alle ore Ξ 19:27


Domani parto per un paio di settimane di avventura, e volevo scrivere qualcosa per congedarmi. Non che sia stata molto assidua negli ultimi tempi, e non vi sareste mai accorti dell'assenza, ma insomma era per marcare il territorio, per sentirmi ancora qui.

E per dire, se qualcuno si fosse preoccupato, che quando è deragliato il vagone della metro di Valencia io non ero lì. Ero a Roma, e me l'ha detto un amico preoccupato, che credeva fossi ancora in Spagna e avendomi visto su msn, voleva sapere come stavo, se mi fosse successo qualcosa, se fossi spaventata. Ho chiamato tutti quelli che potevo per sapere cosa fosse accaduto, e stavano tutti bene, la fermata dell'incidente è molto periferica e noi siamo ciclisti, la metropolitana la usiamo raramente. Ma non si sa mai.

Mi ha colpito questa storia, più di quanto riesca ad ammettere, e non solo per i morti, per la tragedia ridicola che mina il mio folle ripetto per l'organizzazione spagnola (nemmeno Trenitalia poteva essere capace di tanto, e le vetture di questa metro versano in condizioni pietose) ma per un lugubre pensiero, di cui si discuteva tempo fa con l'unico essere umano con cui possano uscire discorsi del genere: se dovesse succedermi qualcosa, ci sono persone che non lo saprebbero mai. Persone che non verrebbero avvertite, o che lo scoprirebbero secoli dopo, perchè magari non siamo in contatto da un po', o perchè nessuno si sognerebbe di rintracciarle. Lo so che è ridicolo, però mi fa strano pensarlo, dà il senso delle cose che ci si lascia dietro e con cui il legame finisce per affievolirsi tanto da diventare impalpabile. Ed io odio rompere legami, vorrei gli affetti della mia vita sempre al loro posto....

E poi, ogni volta che un'idea del genere si fa strada nella mia testa, il mio pensiero va sempre lì. C'è un uomo che davvero non sa se sono viva o morta, come non lo so io di lui. Da più dieci anni. Uno degli strani tizi che mi hanno cresciuta ed a cui devo l'allegra follia della mia infanzia, il cugino più matto di mio padre matto, uon dei pochissimi parenti a vivere a Roma, e che era praticamente un membro acquisito della famiglia. Quello che consolò il mio primo taglio di capelli (io ho il viso piccolo ed i capelli troppo lunghi non mi stanno bene, è quello che da allora ripeto a tutti), quello che mi convinse a mangiare la carne quando mi nutrivo come un uccellino. Il primo che mi abbia mai portato dei fiori, il più grande inventore di bestemmie creative che abbia mai conosciuto (si lo ammetto, casa mia era una gabbia di matti), il miglior cantante insieme a  Toto che abbia mai provato ad addormentarmi. E troppo, troppo divertente, coi suoi amici psicopatici, ed i suoi racconti. Il suo pianoforte a coda, che non ho mai visto ma mamma descriveva sempre, e che per me era il simbolo stesso dell'Arte. Ho uno zio con un pianoforte a coda, è fantastico!

Poi un giorno se n'è andato, non tornando semplicemente più a trovarci. Così. Sparito. Un nuovo amore molto antipatico (e anche brutto, ma forse il ricordo non è oggettivo ;-)) lo aveva già allontanato un po', ma poi semplicemente si trasferì in un altro comune e non si fece più vedere. Lo abbiamo cercato ovunque, ma non lo abbiamo trovato, nè noi nè i suoi parenti. Quindi abbiamo smesso, in fondo se ne era andato lui, ne abbiamo rispettato la decisione. Ma mi è mancato, diomio, tanto, troppo, le volte in cui stavo così male che avrei tanto voluto il mio bellissimo zio glamour a dirmi di non preoccuparmi, di essere serena, a prendermi in giro. A dirmi che sono bella.

Poi magari, se fosse rimasto, ne avrei scoperto i difetti, la sua figura si sarebbe impastata col fango diventando più umana, come quella di mio padre. Invece è rimasto perfetto nel ricordo, in quella foto contro la porta in cui fa le corna a mamma (ecco, mio zio era anche l'unico a convincere mia madre a farsi fotografare), nelle risate, in quella faccia da ragazzino. Se lo incontrassi per strada non mi riconoscerebbe, eppure è stato un pezzo del mio mondo, immenso, per tanto tempo.

Un pensiero lugubre, lo so, ma questo inizio estate mi sta scivolando addosso con maliconia. Non è un male, e solo... la vita. Buone vacanze a tutti.



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postato da Ξ lemar il Ξ sabato, 01 luglio 2006
alle ore Ξ 10:15


Non ho tempo adesso per sviluppare un po' il mio pensiero a riguardo (ma qualcuno potrebbe mai trarne giovamento???) Però il signor Romano mi ha dato il primo motivo per essere, non dico felice, ma un minimo soddisfatta per il voto affidatogli.

Sono appena state tolte le tariffe fisse per gli ordini professionali. Questo significa che le più antiche, ricche, privilegiate corporazioni del paese, che hanno sempre potuto fare il comodo loro in regime di totale parità e gestione comunitaria del mercato, potranno farsi concorrenza. Abbassare i prezzi per attirare più clienti, non necessariamente diminuendo la qualità, ma adeguandosi ai consumatori. Vabbè, adesso parlo come un Adam Smith incompetente, ma insomma una cosa simile. Sembra una scemenza, invece potrebbe essere l'inizio della rivoluzione. Potrebbe, ho detto, non è. Ma poco è sempre meglio di niente, ed io, come futuro membro coatto di una delle suddette associazioni a delinquere (perchè altrimenti non posso firmare i miei progetti, pensate un po') all'idea della faccia che avranno fatto tutti gli avvocati, ingegneri, notai, architetti d'Italia, abbarbicati nei loro privilegi, sto godendo troppo.

Per la cronaca: adesso per fare il cambio di proprietà dell'auto non si dovrà andare più dal notaio, ma in comune. Un granello, ma anche qui c'è da lavorare.

Qui l'articolo de "La Repubblica" sull'argomento, chè dal sito dell'Ansa non si capiva nulla. Qui la puntata di Report sull'università e i privilegi degli ordini professionali.



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