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postato da Ξ lemar il Ξ giovedì, 29 giugno 2006
alle ore Ξ 13:36


(qui la parte prima)

Allora, torniamo alle avventure del puttaniere con i capelli laccati, che sapeva quanto bella potesse essere la vita, quanto piena, allegra, divertente, e sapeva esprimerlo nelle sue opere, con un'armonia e una vitalità fantastiche: l'equilibrio è la condizione di chi accetta la follia del mondo, e ne trae giovamento. Lo avevamo lasciato in viaggio verso Firenze, dove Leonardo e Michelangelo stavano sviluppando le loro straordinarie nuove idee artistiche. Il primo, con la sua tecnica dello "sfumato", morbidissima evoluzione sul tema del colore veneziano, riusciva a rendere la perfezione con tratti delicati, transizioni lievi, involucrando impianti di grande solennità in un'atmosfera rarefatta.Si ok, la smetto di parlare come Argan, ma era per dire che i suo quadri sono organizzazioni di figure molto solide, i cui movimenti e le cui posizioni creano un'equilibrio dinamico: sembra che tutto stia per muoversi, eppure non potrebbe che essere dov'è, come se nell'attimo della massima armonia il mondo avesse trattenuto il respiro. E non ci sono chiaroscuri, stacchi netti di colore, ma tutto sembra fluire morbidamente.... non ci sono linee nette nei quadri di Leonardo, perchè la linea non esiste. Il secondo, invece, fa lo scultore: il che, detto del più eclettico degli artisti italiani, uno che era capace anche di scrivere splendidi sonetti, fa un po' ridere, ma davvero MIghelangelo è sculture fino al midollo delle ossa, sempre, nella maniera in cui sente e vede lo spazio, e nel senso plastico che dà alle figure che dipinge (per ora, un solo quadro, questo, ma assolutamente rivelatore): corpi che sembrano tagliati nel marmo, chiaroscuro violento, forza, tormento, movimento vorticoso della Vergine che acchiappa il bambino che quello sbadato di S. Giuseppe (evvabbè, il povero era già un po' anziano) le sta facendo franare addosso.... e dietro, corpi nudi che si muovono ed animano la scena: nessuno sfondo, nessuna delicatezza, solo potenza e maestà.


E tra questi due sommi vati il giovane dalla mano geniale e l'occhio vigile come si inserisce? Prendendone il meglio, ovviamente, fondendo la morbidezza di tratto, il colore lieve, con la plasticità dei corpi, e trasponendo il vigore mistico, il senso della divinità, il tormento intellettuale che acomuna i due grandi, per il resto diversissimi, in una sintesi molto più pacata, rilassata, umana. Essendo ancora piccolo, famoso ma non troppo, e con una concorrenza agguerrita, non trova di meglio che dipingere ritratti e madonne, tante, tantissime madonne: ma le sue non hanno la maestosità di quelle dei maestri, non sono divinità soprannaturali, non esprimono il senso del sacro, sono ragazzine divertite, che giocano con bimbi (sempre due, Gesù e Giovanni Battista) paffuti e casinisti, che si saltano addosso, litigano, e cercano di infilare le mani nel corpetto (già svegli per la loro età). Assolutamente fantastiche nel loro popolano realismo, nella loro allegria, ma naturalemente invise ai due noiosi Maestri, tutti presi da superiori elucubrazioni e con poca vita sociale, a cui questo ragazzo elegante e ben inserito, sempre accanto a qualche bella cortigiana, che dipinge su commissione per pagarsi i gozzovigliamenti, doveva risultare decisamente antipatico. Epperò la sua gentilezza, il suo buon carattere con cui, malgrado gli occhi da pesce lesso, riusciva a conquistare il gentil sesso, lo rendono amato dalla ricca borghesia e conosciuto in giro: lo nota il signor Donato Bramante, suo compatriota, che ne apprezza le doti e cerca il momento giusto per inserirlo nel circuito di quelli che contano, nella corte più ricca e folle dell'epoca, quella del papa Giulio II.


E l'occasione viene in seguito alla più avvincente disputa artistica dell'epoca quando Leonardo e Michelangelo sono incaricati di dipingere, sulle due pareti della stessa stanza del Maggior Consiglio di Firenze, una scena simile: la battaglia di Aghiari il primo, e la battaglia di Cascina il secondo. Nessuno dei due porterà a termine l'opera, perchè se ne andranno prima di cominciare l'affresco, probabilmente poco pagati, ma i due cartoni saranno così famosi, sorprendenti, che gli artisti dell'epoca li copieranno tanto da distruggerli. Li faranno a pezzi, letteralmente, se li divoreranno. Perchè il primo, quello di Leonardo, è la prima, realistica rapresentazione di una guerra, con sangue, violenza, orrore, furore, morti, polvere, il mondo in tutta la sua crudeltà; e quello di Michelanghelo, che riprende l'attimo in cui, prima dell'inizio, i soldati vanno a farsi il bagno al fiume, è il più straordinario campionario di corpi nudi, avvinghiati, torsi, arrotolati nella massima tensione, che invadono e riempiono lo spazio, il titanismo che si fa immagine.
Raffaello, apparentemente svampito, ma in realtà profondamente sensibile ai cambiamenti artistici, ne sente più degli altri la straordinaria portata: abbandona madonne bambine che non sanno fare le baby sitter, e dipinge una scena di una grandiosità, un vigore, una perfezione compositiva che non possono rimanere ignorate. C'è Mighelangelo nella definizione dei corpi, nel loro moto. Anzi, a voler essere cattivi, contro i donnoni dalle spalle larghissime del Buonarroti (all'epoca non si potevano prendere come modelle delle donne, ma gli uomini facevano da modelli anche per le figure femminili), Raffaello dipinge figure molto più snelle, naturali, realistiche... A dimostrare che, anche a non poterle rappresentare dal vivo, qualcuno sapeva come fossero fatte le donne, e qualcun altro no.

Insomma il giovane frivolo realizza un'opera di una solennità che lo mette in primo piano tra gli artisti dell'epoca: così tanto che Bramante, approfittando del momento al volo, lo loderà con il Papa Giulio II, che già aveva incaricato a Mighelangelo la Cappella Sistina, per fargli dipingere un po' di sale del suo palazzo in Vaticano. A Raffaello di trasferirsi nella capitale mondiale della vita, a dipingere affreschi enormi a due passi dal Buonarroti, non pare vero, anche se questo manco lo saluta: prende armi e bagagli, e parte di nuovo. Ma di questo parliamo la prossima volta.




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postato da Ξ lemar il Ξ martedì, 27 giugno 2006
alle ore Ξ 05:51


Allora, è ufficiale, io sto rosicando. Perchè volevo contribuire alla schiacciante vittoria del no e perchè volevo andare a vedere dio, ieri. Gratis, anche se devi smazzarti una bella fila (ma so come saltarla). Ed invece ho dovuto fare quella alternativa, prendermela con il sistema e col mio povero papá e godermi altri due giorni di mare a Valencia, per tornare inutilmente oggi. Proprio in concomitanza con la periodica, ma non meno feroce, crisi d'identitá e relativa apatia e voglia di uccidere qualcuno, che il calore insopportabile e le mosche decisamente hanno reso migliore. No, non ho il ciclo. Le due cose sono indipendenti. Questo mi rende un bell'essere umano con cui avere a che fare svariati giorni all'anno.
 
Evvabbè, sono un'insopportabile feticista a far dipendere il mio umore (o meglio a farlo peggiorare, che è cosa ben piú facile del viceversa) per aver perso l'occasione di vedere un museo. E questa statua. E quest'altra. E questo quadro. E quest'affresco. E il cortile... vi prego fermatemi che posso continuare per ore... E di fare la giuda turistica deliziando due poveri infelici che giá me li vedo, devastati dal mio fiume di parole. Ma siccome ora sono nervosa, e sono quasi le 6 del mattino, allora ripensando all'occasione persa mi dedico ad uno dei miei racconti preferiti, che i due personaggi di cui sopra avrebbero senz'altro gradito (salvo abbandonarmi nelle stanze della Segnatura dopo due ore di chiacchiere inutili).
 
Perció, dopo l'infinito preambolo, ecco la storia riveduta e corretta (non prendetevela con me , ma con Enzo Biagi, il mio prof di Storia dell'arte  e l'emerito Mr. Argan) del signor Raffaello Santi, detto Sanzio, chè a firmarsi Santhium come un antico romano faceva decisamente figo, e si rimorchiava. Sottotitolo: come essere glamour ai primi del 500, e farci una brutta fine.
 
Pensare che quando ero piccola mi aveva fregato, il nostro eroe. Perchè nell'immagine affascinante di questo doppio ritratto, che capeggiava in qualche pagina inutile del mio sussidiario, io mi ero convinta che fosse il bel tipo davanti, i capelli ricci, lo sgardo ribelle, l'aria misteriosa... ed invece no, era quello dietro, con gli occhi da broccolo e i capelli leccati. Epperó doveva avere altre qualitá, se le donne al suo funerale letteralmente si strappavano i capelli. Urlavano, gemevano, come se le avessero picchiate, e si sarebbero tolte i reggiseni e li avrebbero bruciati, se ai tempi fossero stati di moda.... Una star, un fottuto geniale puttaniere. Ma andiamo con ordine.
 
Il simpatico guascone nasce nel 1483, non si sa bene che giorno di marzo, a Urbino, figlio di pittore con qualche merito, di quelli che avevano recepito la lezione del Rinascimento a pelle, perchè andava di moda, senza farsela entrare nell'anima. Ed a suo figlio, da padre coscienzioso, che cosa pensate che volesse far fare? Ovviamente, il pittore, chè da uomo abbastanza avviato nella corte sapeva dove avrebbe potuto piazzarlo. Tra l'altro il ragazzino si dimostrava decisamente promettente.... troppo per un mediocre come Giovanni Santi, che quindi ne affida d'educazione all'ormai anziano Perugino, che, diventato famoso per la dolcezza con cui aveva trasposto il plasticismo fiorentino in immagini pacate, si era ormai fossilizzato nelle stesse melense pale di madonne che quasi vendeva al chilo, barattando la velocitá d'esecuzione di figure stereotipate con un sacco di soldi facili (essì, anche allora ci si dava via per un piatto di lenticchie). Epperó è ancora bravo il Perugino, anche se fa finta di esserselo dimenticato per guadagnarci di piú. Ha ancora tantissimo da insegnare al suo docile, ma volenteroso allievo, che apprenderá la lezione decisamente bene, e la metterá in pratica qui. Così perfetta che manco Perugino avrebbe fatto di meglio, perchè io poi è così che me lo immagino Raffaello: uno di quelli che sanno imparare, che sanno succhiare il meglio dai propri maestri, consapevoli o no, per poi ricostruirlo in una sintesi personale. Rubare ovunque, mescolare, comporre... un Tarantino glamour, un po' piú alto e con piú successo con le donne, ed è per questo che tanti lo amarono, e lo odiarono anche. Perchè questa sua ansia sincretica abbracciava la vita, e non si limitava al lavoro di futuro protagonista dei sussidiari: il signor Sanzio sapeva divertirsi, e molto, e non aveva nessun fuoco sacro che gli rodesse le budella e gli impedisse di intrattenere rapporti normali con gli esseri umani, non era uno psicopatico che si buttó sulla sua spada perchè non volevano accendergli altre candele (Borrromini, N.d.A.), nè un fantastico artista maledetto e depravato che per colpa di un omicidio dovette scappare da Roma (Caravaggio, N.d.A.); non passó vent'anni a dipingere una Cappella tutto da solo, nè voleva riscrivere la fisica nei suoi appunti. Amava l'arte, profondamente, ma amava anche altre cose: e forse nelle sue opere non c'è quell'ansia divina, il tormento dell'estasi, ma c'è tanta, tantissima umanitá. E pure un sacco di errori, chè se sei tanto richiesto dalle donne un po' di lavoro dovrai lasciarlo ai tuoi collaboratori, tanto ti pagano profumatamente lo stesso.
 
Peró ero rimasta al Perugino, ed alla lezione imparata. Ma non poteva bastare ad un ragazzino nemmeno ventenne che giá superava di gran lunga il suo maestro. E che quindi decise, pennelli in spalla, di trasferirsi nella capitale mondiale dell'arte, prima di arrivare a quella dei festini alcolici: Firenze, dove due geni sommi, inarrivabili, loro sí persi in un mondo di superiore intensitá, stavano riscrivendo il mondo con le mani. Ma questo ve lo racconto alla prossima puntata.


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postato da Ξ lemar il Ξ domenica, 25 giugno 2006
alle ore Ξ 19:36


Una è, da un po' di giorni, persa ad arrotolarsi intorno al suo ombelico, a farsi molestare da nostalgia precoce condensando tutta la sua ansi per il futuro nella fatidica domanda "con chi andró al Qube l'anno prossimo?" (di giovedí s'intende ;-)). E cerca di salvarsi dalla periodica noia di sè stessa con cicli di film in originale ("Il giovane Torless", piú satirico ma meno appassionato del libro) e partite diei mondiali che la riportano agli albori della sua aficción, quando strani personaggi, a lei bimbetta con poca vista ma una certa abilitá a smarcare e a tirare brutti falli senza farsi vedere, cercavano di insegnare le magiche caratteristiche di collo, tacco, e punta, e non mancava partita in cui non la mettessero davanti alla porta per farle segnare almeno un gol (chè all'epoca vigeva la regola di poter giocare anche con ragazze, almeno che fossero una per squadra, e possibilmente imparentate con qualcuno dei giocatori). Bhe, capita che una, pur perdendosi nell'afosa malinconia, non voglia essere del tutto staccata dal suo paese in procinto di un così importante appuntamento elettorale a cui lei ha colpevolmente mancato, e si dia alla solita rassegna di vecchi "Corriere della sera", chè questo passa il convento in Spagna, e di siti di quotidiani piú o meno patitati. E scopra come le notizie all'ordine del giorno siano altre.

Perchè pure da questa parte del Mediterraneo era giunta voce delle prodezze del vecchio signor Savoia, raccontatemi con raccapriccio dalla mia incredula compagna di casa che aveva visto il tg ("pero que vergüenza, el es el rey!!" "No es ningun rey, no es rey mas que yo, solo es un viejo asqueroso"), e non avevo potuto pensare ad altro che allo spasso di aver aspettato tanto tempo per farlo tornare in Italia, per poi metterlo in galera. Accusato di sfruttamento della prostituzione, gioco d'azzardo, ed altre belle cose lì. Mi sono detta ridendoci su che buon sangue non mente, ho cercato di spiegare ai ragazzi di casa la storia della nostra famiglia reale in un breve riassunto dei passi salienti, ed ho sperato che la giustizia facesse il suo corso, visto che non si è colpevoli fino a che non si è dichiarati tali, dopo tre gradi di giudizio. E caso chiuso. Per me.

Ma come ho potuto capire subito (vi prego, smentitemi), non per il mio paese.... Perchè la breve rassegna che ho fatto mi ha aperto il fantasmagorico mondo, un calderone ribollente appena scoperchiato, delle "intecettazioni telefoniche": cioè se ho capito bene, adesso tutto il mondo sta ascoltando quello che il resto racconta al cellulare, commenti, battuttacce, riferimenti a crimini, schifezze inenarrabili che manco si puó pensare che qualcuno abbia avuto il coraggio di dire.... e cretinate assurde che non meritarebbero neppure un'occhiata, ed invece sono lì, su quello che una volta era un giornale di un certo... come dire.... decoro, e spalancano interessanti scenari sulla lealtá, moralitá e, soprattutto, legalitá, di una bella fetta del sistema politico e televisivo. Ma questo vi stupisce? A me no devo dire, nè dedicherei mezza parola di piú all'accaduto. Ma è il mezzo quello che mi dá da pensare, e mi ha fatto venire in mente un po' di domande che non riesco a togliermi dalla testa.

1) Allora: ci sono una serie di noti personaggi di cui vengono registrate le telefonate nel corso di un'inchiesta giudiziaria. Tanti personaggi, piú o meno coinvolti, perchè se poi io sono accusata di omicidio e controllano il mio telefono quando parlo con la mamma, ovviamente stanno ascoltando anche la mamma. Perció è lecito, oltre che possibile, tenere sotto controllo i cittadini mediante i loro cellulari. Ma in che termini? Con quali garanzie? Perchè se io ho capito bene, ma fermatemi se sbaglio perchè la vicenda, come al solito, sui gionali non è proprio chiara, qua si parla di inchieste AVVIATE da conversazioni telefoniche, e quindi di privati cittadini rispetto ai quali non c'era in corso nessun procedimento. Quindi se, mettiamo, domani un giudice ha un sospetto su di me, puó mettermi le microspie in casa? Secondo quale legge? Perchè su dai, sono certa che ci sia una legge che regola l'uso delle mie private conversazioni da parte di un qualsiasi tribunale, ma perchè nessuno la nomina? Vorrei sapere secondo quali principi potre ritrovarmi dentro un film americano... Solo che questa storia a me non fa pensare a posti così lontani, a me fa pensare a questo film ed alla mia istruttiva visita all'archivio di Stato. Quando capí che gli anni 70 erano un po' piú oscuri ed un po' piú appiccicosi di quanto pensassi, e mi accorsi che la giustizia era decisamente meno pulita. Mi sentí invischiata, nel senso letterale del termine. Ed anche se i personaggi coinvolti in questa storia mi danno ribrezzo, bhe rivedere improvvisamente lo spettro di quegli anni non vissuti mi ha spaventato.

2) Ammesso che sia lecito controllare i telefoni della popolazione nel limite di norme stabilite (che ancora non ho trovato scritte da nessuna parte) sia nel rispetto dell'accusato (non colpevole, accusato, chè i due termini mi sembrano confondersi spesso), che del procedimento giudiziario in atto; mi sapete spiegare in base a cosa possano venire pubblicate le chiamate????????????? E non solo quelle relative ai processi in atto, quelle che parlano di corruzione e sfruttamento mescolandoli a stronzate disgustose che definire razziste è un'insulto all'intelligenza di qualsiasi skinhead cerebroleso, ma pure quelle assolutamente inutili???? La Saluzzi che si lamenta di Timperi che vuole monopolizzare Unomattina (scusate se invento, per me sono tutti uguali)? O il Savoia e il nonsoche di Fini che si organizzano per andare a puttane? E lo stesso nonsoche che si vanta dei pompini che si è fatto fare della valletta di turno, promettendole di candidarla come madrina della saga del prosciutto di Centeno, in diretta tv su TeleViterbo???? È legale tutto questo? Posso pubblicare i panni luridi altrui, solo perchè un giudice li ha registrati su cassetta?

3) E soprattutto, perchè qui sta il nocciolo della questione: a chi caspita interessa tutto questo? Non parlo dei processi, della corruzione della RAI, dell'eterno spettro della raccomandazione via conoscenze o via figa (perchè anche persone che stimo tantissimo, appena vedono una donna stupida in un posto di responsabilitá subito si fanno la fatidica domanda: che ha dato per essere lì? e pure se sai che non se lo chiederebbero se nello stesso posto ci fosse un uomo, non riesci, francamente, a dargli del tutto torto), ma di questo tormentone di pettegolezzi, goliardate, racconti scabrosi da rete locale  notturna che sembrano appassionare il paese. Ma è davvero così? Siete tutti diventati matti? O lo scrivono sul Corriere perchè studentesse Erasmus nell'emeroteca di una qualsiasi facoltá spagnola si mettano ad imprecare a voce alta contro lo schifo che succede in Italia in modo da far girare tutti gli studenti presenti? È perchè i puttanieri in questione sono "famosi" che la gente si appassiona tanto a spiare dal buco della loro serratura, o soltanto ha bisogno di nuovi strumenti di eccitazione? Perchè non so, si potrebbero pagare i guardoni di Villa Borghese per registrare la vita notturna della cittá (bella idea eh? ma non è mia, l'ho rubata a Lucarelli), e poi mettere i cd in allegato ai quotidiani... Se ogni settimana si cambiasse zona, dopo un po' ce ne sarebbe per tutti i gusti...

Non so che dire, davvero. Non so se la vedo tragica piú di quello che è perchè dall'Inferno del sosia carino di Mr Bean Zapatero, l'Italia, i suoi preti bigotti e omofobici, il suo becero razzismo, il maschilismo, l'ipocrisia di facciate pulite e conversazioni disgustose mi fa paura. E preparami al rientro si fa sempre piú complicato.


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postato da Ξ lemar il Ξ lunedì, 19 giugno 2006
alle ore Ξ 22:25


Allora vediamo come dobbiamo prenderla, questa storia dei post personali. Perchè non è male raccontare sciocchezze incomprensibili che ti attraversano il cervello, neppure hai la necessitá di doverti mostrare intelligente. O preparata, se tenti di dire qualcosa di colto. Non che mi sia mai posta il problema (ma invece si dai, chè mi piace fare l'intellettualoide fighetta che poi cade alla prima citazione sbagliata), ma insomma la storia di delirare come su un diario segreto da quindicenne in fregola, a suo modo è divertente. È che mi sento in una strana disposizione di spirito che non ho voglia di valutare con attenzione, a parte rendermi conto dell'assoluta insostenibilitá sociale di continuare ad andare in giro ridendo da sola. Ridendo di me, del mondo, della mia vita passata, presente, e soprattutto futura. Ma sbellicandomi eh? Così forte da dovermi tenere la pancia, e da aver giá spaventato qualcuno, e costretto piú di un persona ad intimarmi il silenzio. Ci sono luoghi in cui non si puó ridere, pare. Da soli poi... Se qualcuno volesse raccontarlo ai mattacchioni che se la spassano nella mia testa, bhe mi farebbe un favore.

Insomma, rido e non mi posso fermare. E piango anche, mischiandomi alle risate, quando queste sono troppo forti. Perchè, direte voi, scartando l'ipotesi di un prematuro esaurimento nervoso? Che poi io non scarterei, ma insomma, considerando l'esaurimento nervoso solo tra le prime 10 cause di instabilitá mentale? Bella domanda. A saperlo magari smetterei di ridere. O chissá, forse riderei piú forte, ma cercherei di non farmi scoprire. Comunque. È che improvvisamente la cappa nera che mi avvolgeva il cuore, quella con cui vi ammorbo da piú di un anno (a proposito, questo blog ha piú di un anno!!! E non l'ho festeggiato perchè l'ho dimenticato, che a malapena ricordo il mio compleanno... a proposito, qualcuno lo sa e me lo dice, per vedere se ho nella mente il giorno giusto?) decorandola dei piú fantastici arabeschi, ha dimostrato in controluce la sua inconsistenza. Così. Di punto in bianco ho sentito il peso del ridicolo di aver passato 7 anni a torturare il mio corpo per farlo essere quello che non puó essere, dimenticandomi quello che è, e di avere l'abilitá di attaccarmi alle cose impossibili, rovinando quel tanto di splendore che potrebbero avere, e di fatto hanno, se non le sporcassi con una sofferenza inutile. Non stupida, non evitabile, epperó... inutile. E a vedermi così allegramente sfigata arrotolarmi nel morbido giaciglio dell'impotenza, a provare dolore quel tanto da potermi sentire in diritto di nascondermi dal mondo, logorandomi lentamente quanto infantilmente, non avevo piú voglia di piangermi addosso. Ho ucciso Dio, o meglio, gli ho fatto abbastanza male senza neppure sapere come, chè certo non si smette di essere bulimica nervosa, nè di farsi rodere dalla gelosia (quella fisica, chè quella mentale è il piú ridicolo dei condizionamenti di una societá presunta "civile") dall'oggi al domani, e ora dovrei alzarmi come gli uomini di Zaratustra, girarmi intorno e... sentirmi libera. La maniera in cui il mondo mi vede dipende da me, dalla mia maniera di guardarlo, e di mettermi di fronte a lui. Dovrei essere piena, sicura, potente, ed invece non faccio a meno di pensare: "E ora? Adesso che faccio? Ora che non mi posso piú nascondere dietro a qualche tremenda persecuzione, dove mi metto? In piedi davanti alle cose? Senza schermi????" E mi viene da ridere. Mi sale una fottuta paura eccitata e mi piego in due, chè davvero non so neppure che cosa faró domani, e sembra che debba prendere coscienza della mia responsabilitá. Il mio mondo sono io, e ci posso mettere dentro quello che voglio. Non tutto, vabbè, ci sono sempre cose che non posso avere, epperó non è piú detto che debba chiedere il permesso per provare ad ottenerle. Nè che mi debba porre come principio il fatto di essere assolutamente indegna di qualsiasi considerazione da parte degli altri. Detto in parole povere (lo so, è snervante sto linguaggio da iniziati, perció mi diverto ;-)) non sono necessariamente condannata a finire zitella all'ufficio tecnico del cumune coi 44 gatti al mio funerale, benchè questa resti nel novero delle possibilitá ad un posto molto alto. Potrebbe anche finire diversamente, se avessi la forza di capire come. Ed allora non dovrei ridere???? Da sola sul ciglio del mondo, io che a malapena so allacciarmi le scarpe? Peró è fantastico, si. È eccitante, e tremendo. Magari è tutta una bolla di sapone, sto ritrovato senso del corpo, e tra una settimana ricominceró a farmi stritolare con lentezza da i soliti pensieri, e il demone ricomincerá a venirmi a trovare. Ma, chissá perchè, stavolta mi sento abbasta fiduciosa (ecco il problema principale! Come si finiscono i post personali???).


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postato da Ξ lemar il Ξ mercoledì, 14 giugno 2006
alle ore Ξ 00:24


Di nuovo a fare un resoconto di viaggio, nel mio blog che non doveva essere personale, ma sono rilassata, e stranamente morbida... io che mi imbevevo di spigoli e poi speravo che qualcuno mi stingesse. Perchè avrebbe dovuto, per tagliarsi? Andrea dice che sono i postumi dell'Erasmus, e io sono fiduciosa... so di essere più llieve, di lasciare al vento tante cose inutili, e mi piace questa sensazione.

Tornando al viaggio, mi sono ritrovata, come una quindicenne infiltrata a qualche gita di classe non sua dopo aver rimorchiato il biondo carino, a seguire la carovana dei miei amichetti universitari in partenza per un concorso legato al loro laboratorio di progettazione (dieci loschi figuri a giudicare dei loro progetti in una presentazione di dieci minuti ciascuno). Io l'unica completamente rilassata, tra ansie, e tensioni, ma anche tanta allegria, ho vissuto tre giorni in un paesello di paradiso nel centro del Lazio, Proceno, pezzo di tradizione aggrappato alla collina quando ancora uomo e natura erano cosi in sintonia da crescere uno nell'altro senza neppure accorgersene, mangiando bene, rilassandomi, ridendo, disegnando, ritrovando facce amiche, tantissimo affetto, belle immagini e lezioni interessanti, troppo vino e una strana sicurezza, a coccolare e cercare di calmare mondi agitati osservandoli dal di fuori....

Una cascina fantastica, in cui io mi sono imbucata non essendo stata compresa nel prezzo (ed il mondo pensa che vivo a Viterbo ed ero passata solo a fare un saluto); un mattacchione serbo a presentare l'idea geniale di trasformare Belgrado, per un giorno, in un Carnevale creativo, mischiando architettura, design e folklore con maestria da gitani, che sanno vedere l'arte in ogni interstizio del mondo; bei progetti, presentazioni a volte lente ma molto sentite, tanta passione, cura, professionalità assolutamente sconosciute ai proprietari; i miei amici più cari, risate giochi parole scherzi ricordi sorrisi, e quel senso dolce che ti stessero aspettando, ed avessero davvero voglia di vederti; un incidente più incredibile che pericoloso, la macchina di Art con una ruota in un fosso nell'attimo stesso in cui, senza che noi avessimo neppure capito, si accostava un angelo nelle vesti di un meccanico di ritorno a casa, sul camion con il mega gancio per tirare le auto, che ci ha salvato in dieci minuti; una serata di bagordi in cui il vino a stomaco vuoto mi ha ridotto inutilizzabile dopo poco, ma mi ha comunque permesso di godere scene memorabili; la notte a dormire tra le braccia del sosia carino di thom york (il lato regolare del suo viso ripetuto da entrambe le parti), accarezzandogli la barba di due giorni sulle guance incavate fino ad addormentarmi, addolcita dal contatto lieve ma maledicendo un po' la mia insopportabile coscienza (che secondo Art è solo solidarietà con le potenziali tradite, dovessimo mai trovarci al loro posto ;-)) e la presenza surreale di amiche innamorate troppo vicine (ignote alla coscienza, però, chè siamo brave persone ma non samaritane); e poi la sosta ad Orvieto, al ritorno, ("Tizia, ti abbiamo visto dall'altra macchina e la guardavi con la lingua di fuori, non potevamo non fermarci"), scoprendo che tutto il megagruppo aveva avuto la stessa idea geniale....

Insomma uno splendido intermezzo, ed adesso rimettermi al lavoro mi peserà meno. O molto, molto di più???



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postato da Ξ lemar il Ξ mercoledì, 07 giugno 2006
alle ore Ξ 20:32


Sono secoli che non scrivo qualcosa, lo so, anche se avrei dovuto, e da molto. Dovuto? Ma dovuto a chi? Se il bello di questo mondo è non avere obblighi di sorta.... diciamo che avrei voluto, ogni giorno mi vengono in mente incipit per nuovi post, e poi non lo faccio perchè non ho tempo, perchè mi costa... e perchè faccio altre cose, principalmente. Una massacrante sessione d'esame, tutta la casa accampata nel salone, tra plastici, fogli, computer, in un delirio di lavoro insonne, ma con tanta soddisfazione. E poi niente di particolare, nulla di straordinario ho da raccontare, soltanto semplice, esaltante, vita. Quella strana duttilitá, trasparenza alla bellezza, che mi attrae dove il tessuto del mondo si corruga e si coagula in noduli densi, e morbidi. Osservare in controluce il respiro delle cose, sentirselo addosso, nei nervi e nelle vene, scorrere sotto la pelle e riempirla. E non poterne fare a meno, di esaltarmi, e piangere, e mantenere questa divertita immgine di bimba ipereccitata e nervosa che non puó fermarsi, non puó smettere di divorare lo spendore con gli occhi, pur senza farne parte.
Ho visto uno spettacolo fantastico del "Bertold Brecht austriaco", e non posso credere di non averlo conosciuto prima, ma adoro l'idea di averlo scoperto qui. Era nel mio quartiere preferito, il Cabanyal, il cuore nero e denso della cittá, dove lo splendore delle case antiche si mescola con l'orrore di condizioni disumane, sporcizia, dolore, precarietá; in un teatro ristrutturato da uno sconosciuto, geniale architetto, che mi ha commosso fino alle lacrime... E dovreste immaginarvi questa ragazzina alta un metro e mezzo salire e scendere scale e doppie altezze, entrare nei bagni, cercare di descrivere alla sua austriaca ed un po' sconcertata ex compagna di casa l'immagine fantastica di uno spazio di atrio che prima si abbassa "acogedor", a prendere dentro di sè i visitatori, e poi si amplia aprendosi sui lati negli spazi accessori, negli affacci, senza mai perdere la misura... e l'enorme parete inclinata della cavea vista da dietro, rivestita di legno, a dominare senza costringere l'ambiente... Un piccolo capolavoro, soprattutto quando scopri che è dello stesso architetto autore del parco piú bello della cittá, e di tanti piccoli interventi chirurgici nel centro storico che il comune, illuso, ha giá condannato all'autodistruzione, ed allora senti che il mondo, anche se lentamente, e con difficoltá, si muove, e proprio dove vorresti tu.

E poi i film, le lezioni esaltanti, i libri letti nel parco del fiume con un jazzista poco lontano a suonare Coltrane in sottofondo. La mia nuova passione per gli alberi, lo spazio verde come luogo e materia di progetto, il giardino botanico coi sui fiori ed il concerto di Mozart, l'architettura coloniale, i suoni, i colori, i profumi, la prospettiva che ogni giorno si riempie di nuove immagini, ad ogni cosa che impari si arricchisce, e si fissa su nuovi particolari. Saper sentire l'insieme, e lasciarsi perdere nei dettagli.

E le persone, tante, tutte diverse, dal giapponese che gira l'Europa da due anni e mi racconta incantato della casa tradizionale, al mio sosia alto un metro e ottanta (un uomo che parla come me... non solo la stessa frequenza di parole al minuto, ma lo stesso modo psicopata di condensare la bellezza e cercare di diffonderla, di esaltarsi nell'esaltare l'uditorio... uno specchio, davvero) che è andato a Roma solo per vedere il suo mito Antinoo, ma ai Musei Vaticani ha sbagliato fila e si è ritrovato ad una conferenza di due ore del papa; e poi le cene multiculturali e le notti senza dormire... Andare a ballare nel posto giusto (finalmente musica rock in questo covo di fighetti!) con le scarpe sbagliate, e nel posto sbagliato con le persone giuste. Bere tanto, troppo, svegliarsi assolutamente incosciente della notte anteriore, ma con in testa un nuovo cappello, tra l'altro bellissimo. Diventare ufficialmente "l'italiana che sa parlare spagnolo" e farsi portare in giro come un trofeo, chè non ci credono che 7 mesi fa neppure sapessi dire hasta luego. Cadere dalla bici, due volte, una per colpa di un'idiota passato col rosso, l'altro dell'alcool che non ho evitato; e correre a perdifiato con la stessa bici cantando Battiato e fregandomene della gonna che si alza e dei fischi e baci che improvvisamente mi sommergono. Litigarmi un uomo con un altro uomo e, pur finendo entrambi con un niente di fatto, vincere in fascino, malgrado il simpatico rivale avesse tecnicamente molte piú chances (cmq il prossimo ragazzo che mi dice che sono la donna della sua vita "se fossi un uomo" si becca una cinquina che si ricorderá per la vita, lo prometto solennemente). Continuare ad incrociare ogni tanto quel sorriso splendido che ti ricorda quanto tu sia stupida nel sottovalutare occasioni e possibilitá, e quanto ti farebbe bene prenderti meno sul serio... La donna che sposerei se fossi un uomo, e l'uomo che sposeresti se fossi... ugualmente un uomo. E cari amici che diventano sempre piú stretti, discorsi seri mischiati a pettegolezzi da quindicenni, pezzi di vita che a raccontarli nel calore della sera sembrano tanto piú lievi... Tutto questo, e tanto altro, che i porto nascosto da qualche parte, e che a raccontarlo suona stupido, lo so, ma a viverlo fa bene.

E adesso vado a fare la valigia perchè domattina prendo l'aereo per andare qualche giorno dalla mia adorata che, nel cielo d'inizio estate, sará bellissima.


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