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martedì, 25 aprile 2006
alle ore Ξ
14:45
Stavo cercando una citazione da Vittorini, visto che il libro, ovviamente, é a casa, volevo che leggeste il dramma di Enne2, il suo essere uomo prima che coraggioso, o le insidie del potere, in qualsiasi lato si trovi, o la paura del "lupi" ( se anche gli assassini sono uomini, allora che cos é un uomo?), insomma tutte le cose che colpirono me quando lo lessi, su consiglio dei miei, credendo che fosse il solito resoconto populista mentre era molto, molto di piú; volevo trovare una di queste storie immense ed intime, le ritenevo adatte, ed invece ho trovato questa. E forse é giusto così. Buona festa e buon ricordo a tutti. Essi avevano, ognuno, una famiglia: un materasso su cui volevano dormire, piatti e posate in cui volevano mangiare, una donna con cui volevano stare; e i loro interessi non andavano molto più in là di questo, erano come i loro discorsi. Perché, ora, lottavano? Perché vivevano come animali inseguiti e ogni giorno esponevano la loro vita? Perché dormivano con una pistola sotto il cuscino? Perché lanciavano bombe? Perché uccidevano? (…) Perché, se non erano terribili, uccidevano? Perché, se erano semplici, se erano pacifici, lottavano? Perché, senza aver niente che li costringesse, erano entrati in quel duello a morte e lo sostenevano?
( Uomino e no, Elio Vittorini )
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domenica, 23 aprile 2006
alle ore Ξ
19:32
 La cosa assolutamente idiota che ti viene in mente guardandolo è "non voglio un figlio bello". Carino magari (ma sempre meglio intelligente, siamo all'antica), ma non cosí. Perchè passi farmi ossessionare dagli uomini, ma che ad inquinarmi il sangue sia una cosa che avevo dentro la pancia, bhe, mi infastidirebbe alquanto, anche se, per il verificarsi di un simile frangente, anche il suddetto pargolo dovrebe essere attratto da me, e senz'altro far parte entrambi di un film di Visconti aiuterebbe. Immenso, straordinario dramma sulla dissoluzione morale e fisica (ma perchè? capitalisti senza scupoli era meglio che dandy nazifascisti?) di una potentissima famiglia di industriali tedeschi sullo sfondo dell'ascesa del Reich, barocco ed imponente, che mescola tragedie antiche ed eccessi da operetta; Macbeth ed Amleto innamorati della stessa splendida donna, madre, moglie, amante, strega dagli artigli laccati rosso mattone che sparge veleni con mani di velluto, e Stavrogin che insegna la passione ad una bambina, e chissá a quante prima di lei, la quale, per il disgusto (di che? di amarlo, quel mostro cosí bello?) si ucciderá... La lussuria del potere, che coinvolge tutti i parenti in una lotta senza quartiere, tra alleanze, ricatti, odi infiniti, ognuno aggrappandosi al carro del possibile, passeggero vincitore; la lussuria della bellezza; la lussuria della forza: il tutto tra passaggi lentissimi, quasi snervanti, nelle ricche stanze oscure dell'antico palazzo, teatro di passioni laceranti e scontri violenti, troppo violenti a volte, in quella sottile linea di confine tra dramma e feulletton che a volte scade nel ridicolo, tanto che, a vederli urlare cosí tanto senza che nessuno li ascolti, a seguire gli sguardi tanto pieni d'odio da incenerire le pareti, ti puó scappare pure un po' da ridere... E poi immagini laccate ed eleganti, attraversate da una serpeggiante lascivia pure nelle parti piú cruente, come la notte dei lunghi coltelli in cui lievi striscie di sangue disegnano i mucchi di corpi nudi dei ragazzi trucidati delle S.A., i quali, per essere stati mitragliati cosí da vicino, come minimo dovevano finire spappolati e disperdere il cervello in ogni angolo, o nei tratti androgini e vagamente ambigui dei personaggi maschili; tra tutti, ovviamente, Helmut Berger angelo inquietante, pedofilo, seviziatore, a cui nessuno puó resistere, neppure le sue vittime, neppure lui stesso, simbolo e sintomo di un mondo in cui bene e male non significano piú nulla (e che certe volte ha degli scatti da donna isterica per cui lo prenderesti a ceffoni, ma tant'è). Bellissime, come sempre, le accurate scenografie ed i costumi, gli eleganti completi inglesi, i vaporosi abiti femminili, le divise (ma davvero le S.A. andavano in giro coi pantaloncini cachi da prima comunione? Ovvio che la giacca nera con risvolti argento delle S. S. doveva vincere!!); morbidi e ricchi i dialoghi, resi piú artefatti, ma molto raffinati, dal fatto che gli attori tedeschi parlino con un fortissimo accento, che paradossalmente ne esalta il carattere (io peró l'ho visto in inglese, e credo fosse una seconda versione, ma ho ancora capito quale fosse la lingua originale): il teutonico tutto d'un pezzo Konstantin da una parte, l'affettato e femmineo Martin-Helmut dall'altra. Va a finire che l'unico modo per risolvere il complesso di Edipo é viverlo.... Ed adesso, otre ad aver finalmente capito che la garrettiera è capo d'abbigliamento prettamente maschile, c'è qualche uomo disposto a farsi ridisegnare, come lui, le sopracciglia?
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venerdì, 21 aprile 2006
alle ore Ξ
20:44
Aveva sempre i capelli legati in una coda, con un bel nastro nero che immaginavo di morbido velluto, da elegante outsider che se ne frega delle mode perchè è giá figo di suo; perchè poi lui è davvero un po' outsider, coi suoi buoni sentimenti, la forza, l'intramontabile senso di giustizia che qualche volta lo pone contro l'ordine costituito, che pure rispetta, ma che viene travolto, e distrutto, dall'amore. Perchè, ovviamente, il gran figo è innamorato, anzi, è assolutamente e morbosamente ossessionato dalla peggiore delle bastarde (naturale, sennó lo ricambierebbe!), che non solo se ne frega di lui, ma gliene fa passare di tutti i colori col vizio di buttarsi un avventure allucinanti e di aver bisogno di essere salvata... perchè le hanno detto che fare l'uomo è trendy, si mettono i pantaloni, si esce, si vede gente, si sbudella qualcuno, si risolvono i problemi a quella cretina del capo (parola maschile, guarda un po') che pure ne combina di tutti i tipi, senza nemmeno doversi mettere i pantaloni. E non ditemi che si, vabbè, lei gli vuole bene, sono amici da sempre... ma andiamo!! Lei lo sfrutta senza ritegno, perchè ha capito una cosa fondamentale: che non solo il poverino si è messo il cuore in pace, anche se i sensi no (ma possiamo capirlo, nessuno sfugge al fascino ambiguo di lei, tranne quello di cui è innamorata... perchè Cupido non ha mira e non ha senso logico, o forse è solo molto burlone), ma che, obnubilato dalla passione, ha deciso che l'unico scopo della sua vita è farle da scorta, letteralmente pararle il culo (se mi si permette un francesismo) impedendo che si faccia male tutte le dannate volte in cui decide di combinare qualcosa di avventato e folle per poi poter dire di essere la migliore... prendendocele lui le botte che si meriterebbe la nostra eroina, diventandoci pure cieco, ma continuando nella sua impresa insensata, facendone il fulcro dell'esistenza: perchè lei è troppo eccezionale per poterlo amare (sic) e perchè possa smettere di farlo lui, e quindi l'unica soluzione è starle dietro e fare in modo che tutta questa eccezionalitá non si faccia ammazzare dal primo che passa. Il perfetto amante silenzioso, che sarebbe felice di vederla tra le braccia dell'altro, dell'uomo che lei ama (naturalmente un gradasso, anche se di indubitabile charme, con cui non finirá bene), che sa quando stare zitto ma riesce pure a farsi valere, con la violenza di chi non ha nulla da perdere (un bacio rubato che la lascerá folgorata, ma che non saprá cogliere... che cretina).
Solo alla fine, lui cieco, lei malata e quindi vulnerabile, gli si concederá riconoscendone, quantomeno, la costanza... diciamo che si sentiva sola e depressa, e avere a portata di mano un uomo bellissimo che ti idolatra non è occasione da buttar via, soprattutto se hai poco tempo, la guerra è vicina ed hai freddo e paura, e puoi perfino arrivare a dirgli che lo ami, a questo pazzo che ti ha seguito per tutta la vita, mantenendo il minimo di pudore necessario per non dire "ti ho sempre amato", il che avrebbe potuto scatenare l'ira furibonda di lui anche nel momento d'estasi in cui riesce finalmente a coronare il suo sogno. Evvai, ce l'ha fatta, viva gli innamorati silenziosi, c'è speranza per tutti! Putroppo no, perchè di lí a pochissimo lei si rimetterá nei guai peggio del solito, e il nostro eroe, invece di ritenersi soddisfatto dal successo (te l'ha data, vattene!), si sente in dovere di salvarla ancora una volta. E sará l'ultima, pace alla sua anima di sognatore. Al che lei, avendo perso l'angelo custode, fará una brutta fine appena uscita per strada, come è giusto che sia.
Ma si è capito che mi manca "Lady Oscar"???
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lunedì, 17 aprile 2006
alle ore Ξ
20:56
Allora, io sono decisamente fuori dal mondo di questi tempi, ma una cosa la so per certo: quando finirá il ridicolo teatrino dei voti, delle liste, degli accordi sottobanco, quando finalmente si arriverá ad una soluzione, e la televisione pubblica italiana ne verrá senz'altro modificata, bhe voglio, PRETENDO i fratelli Guzzanti un'altra volta. Vedete che potete fare. Ma il fatto che in 12 anni lo scenario politico non sia cambiato affatto dovrebbe significare qualcosa????
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sabato, 15 aprile 2006
alle ore Ξ
11:15
 Non c'era verso, doveva essere il Colosseo. Perchè ci erano venute apposta a Roma, tra l'altro accordandosi con il fratellone senza dirmi nulla (poi si scoprí con quali scopi ;-)), la cuginetta e la sua amica, e ci erano andate direttamente dalla stazione, mandandomi un breve, esilarante messaggio, sugli uomini e le sciagure che si portano dietro. <Siamo al Colosseo, raggiungici!> era il succo. E Colosseo sia, anche se il mastondonte non è proprio tra le mie opere romane preferite, un elogio alla tradizione rispetto ai voli pindarici del calcestruzzo, peró comunque eccezionale: fondamenta solidissime, muri di travertino, volte a botte spingenti, e quell'intuizione geniale, ma ormai giá consolidata (e giá mostrata alla cuginetta nel teatro di Marcello) dell'ordine architettonico su due fronti, ad incorniciare ogni arcata ed a definire ciascuno dei tre livelli dell'edificio (per ogni livello un ordine, tuscanico, ionico, corinzio); come un'acquedotto incastonato in un tempio greco. Allora arrivo lì di corsa dall'universitá e le trovo giá al quarto giro tutt'intorno, a bearsi della maestositá del gigante, con la cuginetta improvvisata ma preparata guida turistica, a rielaborare parole mie: <Guarda l'arco di Costantino, ai suoi tempi giá 'sti romani non sapevano piú fare belle sculture, vero? Erano arrivati i barbari, la civiltá era in declino. Ed infatti il fregio lá in alto, quello che rappresenta l'imperatore, è proprio brutto, lo facevo meglio io, non ci sono forme, non c'è spessore... Invece quei tondi piú sotto sono bellissimi, perchè non li avevano fatti loro, capisci? li avevano rubati ad un tempio piú antico, uno di quell'imperatore lì, quello intelligente... dai Tizia aiutami, quello che aveva l'amante maschio...> <Adriano...> <Sisi, Adriano!! Ai suoi tempi ancora ci sapevano fare con i bassorilievi>. E ci mettiamo in fila, mentre le due mattacchione eccitatissime mi raccontano i programmi per la serata (che sará una delle piú strane della mia vita, ma non è argomento del post ;-)) e si guardano intorno rapite dall'immenso contenitore, dai giri di muraglia che lo racchiudono, tra domande assurde <Ma i leoni che mangiavano?> <Chennesó, i cristiani> <Ah certo... e quel sasso lí, quello per terra, quello rettangolare, a che cosa serviva?> e brillanti intuizioni <Quindi questo era tutto di pietra, non come le colonne che mi hai fatto vedere a Pompei, che dentro avevano i mattoni e fuori lo stucco... Vabbè certo, questo era l'edifico piú importante del tempo, doveva essere solido e rappresentativo...>; e finiamo la fila, cominciamo a salire le scalette scomode, e io mi metto un po' dietro per godermi la scena, perchè giá lo so cosa sta per succedere.
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martedì, 11 aprile 2006
alle ore Ξ
20:17
Visto che, per quanto ci si sforzi ad esultare, queste elezioni sono strate una buffonata, io sono stanca di questo paese ridicolo e devo guardare al futuro. Perció ora mi laureo il piú in fretta possibile, e poi mi dedico a me stessa, per uno di questi possibili scenari:
- dopo un viaggio in autobus ripercorrendo l'America Latina, mi fermo in Messico a lavorare per un'associazione non governativa per il recupero dell'architettura coloniale, facendomi conquistare dallo spagnolo languido e dal secondo margarita che mi offre il bel direttore; si scoprirá che l'organizzazione, in realtá, ricicla eroina, e lo splendido messicano scapperá con il bottino lasciandomi due figli e la responsabilitá delle sue malefatte in una serie di documenti compromettenti che avevo firmato, in preda all'euforia, senza neppure guardare; fuggendo in Colombia, moriró di cirrosi epatica a Bogotá cercando di affogare il dispiacere nella tequila;
- unitami ad Emergency per costruire ospedali in Sudan, moriró colpita da una mina per salvare la vita al bel medico di cui sono follemente innamorata, ma che ha giá all'attivo una moglie, 2 amanti africane ed il simpatico infermiere, e che non mi vuole malgrado la mia passione spudorata perchè "ti apprezzo troppo, e so che sei troppo intelligente per accettare di far parte di un harem" (sic); in punto di morte mi dirá che sono l'unica che ha amato davvero, proprio perchè sono rimasta sempre in disparte, al che useró le mie poche forze nel tentativo di strangolarlo, fallendo miseramente;
- rimasta in Italia per insufficienza di fondi, finiró a fare l'impiegata del catasto in qualche comune sperduto del frosinate, vivendo zitella con i miei 42 gatti (non mi piacciono i resti) e passando il giorno a fare bambole di pasta di mais per nipoti e figli di amici, coltivando in segreto un odio mortale per l'assessore all'urbanistica, disgustoso speculatore; avendo accumulato abbastanza prove per incastrarlo, ma essendo stata maltrattata dalla polizia che non ha voluto neppure ricevermi, lo uccideró facendolo dissanguare dai graffi dei miei gatti, per poi suicidarmi, certa di essere scoperta, impiccadondomi nella piazza centrale; al mio funerale, solo i gatti in ordine sparso (non amano le file).
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lunedì, 10 aprile 2006
alle ore Ξ
16:35
Di nuovo in Spagna, non ho voglia di fare nulla, sono nervosa, svogliata, ma rilassata, strano a dirsi... mi sto facendo una marea di risate ascoltando su Radionation1 gli exit pool, Fede per cui comunque vada sará una vittoria personale di Berlusconi, i centristi per cui la sinistra ha spostato la discussione sugli estremismi (ma li hanno votati gli estremismi, no? allora saranno stati gli elettori a voler dire qualcosa?), e tutti i benpensanti che si schifano pensando che l'Italia diventerá "come la Spagna"!!!!! Tuonino lampi e saette, diventeremo come l'Inferno in terra!!!!! Imitando quell'orrido Zapatero, nel suo paese in cui fra un po' la lingua ufficiale sará l'arabo, e i froci giá si possono sposare!!!!! Ohibó, ma siamo matti????? Tranquille care brave persone, lo sviluppo sociale, culturale, economico e politico della Spagna noi ce lo sognamo. A me basterebbe vedere un paio di facce farsi di fuoco, se succederá quello che vorrei succedesse. E un po' di politica dignitosa. Un sacco di lotte, di azzuffate, comunisti che non si scordano mai di essere nati all'opposizione, e cattolici che per andare in bagno chiedono il permesso a Ruini. Ma, perlomeno, qualche intervento, anche stupido, anche inutile, per il paese. I campi di intervento sarebbero così tanti... Chiedo troppo?
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venerdì, 07 aprile 2006
alle ore Ξ
22:54
Ieri è stata una bella giornata, davvero, una Roma luminosa e morbida, accogliente, tante persone che ho rivisto e che mi mancavano, diomio, proprio fisicamente, perchè sono all'antica ed i mezzi informatici non riescono neppure lontanamente a ricreare l'atmosfera di abbracci, baci, risate, l'affetto che fa sempre bene, la stima che vivifica e stupisce soprattutto quando è gratuita, come un regalo che non ti aspetteresti... ed po' d'amarezza, piú triste che rabbiosa, che la serata allegra ha dolcemente stemperato anche se non cancellato: perchè gli amici sono quelli che sanno aiutarti soprattutto quando neppure sanno che tu ne abbia bisogno.
Bhe, a parte questo, ieri sera ho visto "Il Caimano". E mi è piaciuto molto, finanche il finale retorico ed universale, il personaggio a volte lento e certo un po' troppo vittimista di Silvio Orlando, benchè il mio compagno di sventura non l'abbia apprezzato particolarmente, perchè in fondo avrebbe preferito un film di propaganda, anche se non lo ammetterebbe mai (sennó non saremmo andati al Sacher a fare gli intellettuali di sinistra radical-chic, anche se il Sacher a me piace moltissimo ;-)). Ci sono degli sprazzi geniali nel film, quell'atmosfera sognante e rarefatta del Moretti che piace a me, del personaggio storto, esterno, l'uomo del sottosuolo inadatto al mondo ma che, con le sue proprie idiosincrasie, riesce a svelarne l'assurditá; ci sono le acacie del lungotevere, un galeone a spasso per l'Eur, Virzí geniale prete maoista, esilaranti titoli di film splatter destrorsi di serie B, Moretti che sfotte le fissazioni di Moretti ("scusate se non abbasso il volume, ma mi piace molto questa canzone"), un litigio col gelataio degno di Ecce Bombo... Ma niente di tutto questo è la cosa che mi ha colpito di piú, del film. La cosa che mi ha colpito di piú sono le favole prima di andare a dormire. Perchè questo papá Silvio Orlando, produttore fallito, racconta ogni sera ai suoi bimbi le avventure di Aidra, una specie di 007 in gonnella, che sono un concentrato esilarante delle piú turpi follie, con sangue a fiumi, orrori, morti brutali... ed i bambini se le bevono, ne vanno pazzi, non saprebbero addormentarsi senza.
E mi inteneriva guardarli, mi faceva pensare a come fosse complicato far addormentare me, giá da bimba, dato che la camomilla aveva un effetto eccitante straordinario. Si cominció, da piccolissima, in braccio ad uno dei miei due uomini preferiti, mio padre o mio zio, ogni sera ascoltandoli in duetto cantare sopra la vecchia cassetta mista di Battiato (Cuccuruccu, Summer on a solitary beach, Bandiera Bianca), De Gregori (tutto il Titanic, Santa Lucia, Bufalo Bill), Dalla (Mambo e Disperato erotico stop, i due simboli indiscussi della sofferenza amorosa), per arrivare finalmente alla Carmen e alla Traviata che mi conciliavano il sonno insperato, annunciato dal piú classico dei pollici in bocca; poi ci fu il periodo in cui volevo stare rannicchiata sopra la pancia di uno dei suddetti ad aspettare Morfeo, inframmezzato e poi seguito dall'elezione di un vecchio mobile della cucina, di quelli senza ante, con un ripiano inutilizzato riadattato con un vecchio cuscino, come comodo giaciglio (e quando, qualche tempo fa, io e mia madre ci risolvemmo a buttarlo perchè divorato dalle tarme, mio fratello ci ha fatto una scenata come poche volte, prima... una delle scarsissime dimostrazioni di affetto che mi abbia rivolto, devo dire); poi decisi di trasferirmi sul lettone dei miei a dedicarmi alla lettura sonnacchiosa del "Corriere dei piccoli" e delle "Fiabe Italiane", sempre dalla parte di mio padre, che poi, tornando dal salotto, doveva spostarmi di peso nei miei alloggi (e l'ho sentito bestemmiare sottovoce qualche volta, con mamma che ridacchiava "ma sta nenella nun ppo gghi in camera soia a durmi???? s'adda accustá siemp o'post mmio???); e poi finalmente mi risolsi ad addormentarmi nella mia stanza, abbracciata ad un orrendo coniglio viola di peluche, con la luce accesa e di fronte a mio fratello, che non solo doveva aspettarmi prima di dormire, ma anche essere girato dalla mia parte, pure nel caso mi svegliassi durante la notte (e poi mi stupisco dello scarso affetto ;-)).
Ma i piú belli erano i riposini pomeridiani, perchè ci scocciavamo, noi, a dormire per forza, e quindi i vecchi volponi della mia famiglia dovevano inventarsi un trucco per conciliarci il sonno: e se lo inventó, il mio papá pazzoide, nelle avventure di Sguinzolotta e Pasqualicchio (con l'aggiunta di personaggi collaterali qualora dovessero esserci ospiti, come la mia cugina Monicacca che, a trentatre anni suonati, se le ricorda tutte), eroi decisamente casinisti, buffi, pasticcioni, coinvolti nella parodia dei piú bei romanzi della storia, a spasso nei Promessi Sposi con un Renzo rivoluzionario anarchico, che lasciava Lucia per un'amazzone bionda al comando di un commando di assaltatori di forni (Sgiunzolotta, come la vera, aveva scarsa fortuna con gli uomini), in viaggio con Dante a mettere a soqquadro l'Inferno, alla mensa dei troiani, che rapivano Sgiunzolotta per sbaglio al posto di Elena, ad allungare il vino con lassativo per vendetta... erano immense saghe collettive, violente e psicotiche ma esilaranti, con tutta la famiglia sul lettone attorno al capofamiglia a commentare e smentire, io come sempre offesa e piangucolante per le figuracce del mio personaggio, mio fratello a lottare nel tentativo di regalare a Pasqualicchio una maggiore vena poetica, mio zio a inventare finali alternativi da mettere ai voti, il nonno, quando c'era, a fare finta di mettere ordine suggerendo, invece, i particolari piú raccapricianti... E si finiva a fare un casino di pazzi, sempre, a saltare sul letto con la mia mamma disperata ma in fondo piú divertita di noi....
Nella mia vita, non ho mai fatto un riposino pomeridiano che fosse uno.
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mercoledì, 05 aprile 2006
alle ore Ξ
23:48
Roma mi ha accolto col freddo ed il gelo, ed un tremendo vento polare, cerco inutilmente di contattare un desaparecido che dovrebbe salvare le immagini del blog che, oltre a sparire ad intervalli regolari, sono tutte sballate (e poi ti voglio vedere, cavolo!! basta, ma che è sta storia che il mio mondo mi evita tutto?? facciamo così: non mi importa nulla se voi avete voglia o meno di vedervi, mi mancate, diomio, perciò mi apposto sulla vostra strada e vi saluto da lontano, ok??) e smaltisco il nervosismo per la buca che mi hanno dato (si, lo so che non era possibile, l'ho capito benissimo, che ci vedremo domani e va bene così, ma che mi abbiate dato buca è un dato di fatto). E poi sul mio letto, insieme ad Andrea Pazienza, già divorato e che mi ha sconvolto ed affascinato, ho trovato un pacco di cartoline elettorali. Una era delle Rosa nel pugno. Un foglio giallo crema intitolato "Buoni o cattivi", proprio a me che Vasco non lo posso sopportare. E invitava a votare per la Bonino, adducendo come incentivi i commenti positivi di personaggi celebri.
Ed anche se a pensarci mi viene un brivido, tra di loro c'era Battiato. "Per antica stima e sincera amicizia che mi lega ad Emma Bonino e Marco Pannella, voto rosa nel pugno". Come dire, possono pure essere dei deficienti, però sono amici miei. Caro Maestro, da te non me l'aspettavo questo commento così poco articolato, in un volantino distribuito porta a porta. Ma ti voglio bene, anche se sa di frase fatta, perchè i maestri uno li trova un po' dappertutto, e quindi bruciamo tutte le sciocchezze nel calderone di questa campagna elettorale fuori da ogni norma, e torniamo alle cose vere. Ad una canzone che sarà venuta in mente a tutti perchè ci sta troppo bene, e che mi piace sentire adesso, col vento fuori e la città infreddolita, così.
Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos'è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno; e tutto gli appartiene. Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni! Questo paese è devastato dal dolore... ma non vi danno un po' di dispiacere quei corpi in terra senza più calore? Non cambierà, non cambierà no cambierà, forse cambierà. Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali? Nel fango affonda lo stivale dei maiali. Me ne vergogno un poco, e mi fa male vedere un uomo come un animale. Non cambierà, non cambierà si che cambierà, vedrai che cambierà. Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali che possa contemplare il cielo e i fiori, che non si parli più di dittature se avremo ancora un po' da vivere... La primavera intanto tarda ad arrivare (Franco battiato, Povera patria)
Esiste una sconfitta pari al venire corroso, che non ho scelto io ma è dell'epoca in cui vivo (Cccp, Trafitto)
Ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario mi trovo imbarazzato, sorpreso, ferito per una irata sensazione di peggioramento di cui non so parlare nè so fare domande (Pierpaolo Pasolini, in Irata, Csi)
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lunedì, 03 aprile 2006
alle ore Ξ
23:03
Alberto Burri e un Nero Plastico. E l'ho rivisto di nuovo, per la terza volta quest'anno, ed ora non posso esimermi dal parlarne. Anche se la foto è minuscola e non rende l'idea, e la fotografia è l'ultimo mezzo per poter riprodurre un'immagine del genere, ed anche se la sciocca speranza di riuscire ad essere divulgativa, di spiegare qualcosa, andrá a quel paese probabilmente... ma non me ne importa nulla, perchè sento che sono in debito, e perchè ha attraversato la mia strada troppe volte quest'anno, a Roma, a Londra, a Madrid, e non puó essere un caso.
È che ci passi davanti e lo senti che è oltre il reale, lo spazio piano della tela che diventa un buco nero, da plasmare, da mordere, da modellare come cera; il foglio che si fa volume, spessore, tanto piú profondo quanti piú strati lo compongono, quante piú costruzioni di infinito ci disegni su.... E sono lamine sottili, o almeno lo sembrano, di plastica stese e fuse, e corrugate, e bucate, aperte e saldate col fuoco, in quella ricerca incessante tra forma e caos: la razionalitá aleatoria, dare al mondo una spinta e guardare, rapiti, dove va a finire.
Da quando il naturalismo ha cessato di essere uno scopo per lasciare spazio a tutti i mezzi possibili, trasformare il quadro in un pesaggio di materia in de-composizione, un volume di vuoti, farne un solido piano, è stato il tentativo di molti. Non piú uno spazio dipinto, inventato dall'occhio nelle due dimensioni: lo spazio si appropria del quadro, lo avvolge, lo ricopre di sè stesso, lo dovora e lo sputa trasformato in un inferno di sensazioni.
Un mondo infinito di materia oscura, densa, apppiccicosa, tanto artificiale e lucida quanto tellurica, primordiale; buchi cosí tesi da avvertirne la lacerazione, la plastica che cambia spessore, si sfila, si corruga, si arrotola o attorciglia; e te la senti addosso quella massa informe, e senti che sei tu in lei e lei in te come se ne facessi parte, dell'informe magma di buio, come se definire un limite fosse impossibile. E ci scopri immensitá tra le pieghe del catrame, disegni fantastici di altri universi, che potresti passare ore a percorrerli, perdendoli dentro uno strappo violento o recuperandoli sopra una duna, immaginando allucinate avventure, sentendotele addosso, conquistata da una composizione tanto piú perfetta quanto impossibile da definire. Non esistono categorie di percezione, ma solo un mostro nero davanti a te, nel suo terrorizzante splendore, e tu, e il fiume di parole per spiegare quello che provi è un puro gioco di oratoria.
L'infinito raggrumato nella materia piú sporca, eppure perfetta, torturata come se fosse carne, stretta e tesa, aperta, strappata, bruciata, maltrattata oltre la sua stessa essenza. Peró cosí bella che non riesci a crederci, di starle davvero davanti, e vederla cosí.
Che cosa significa arte naturalista? Non c'è nulla che sia piú naturalista di Alberto Burri
La foto fa schifo e lo riconosco, (qui un'opera molto simile dal sito del museo) e mi dispiace un sacco, ma non esiste un sito web completo su Burri che sia quantomeno presentabile, ed è il meglio che sono riuscita a trovare. Che poi potrei scriverla io una biografia o uno straccio di presentazione previa dell'opera, vista la scarsitá di materiale che si incontra in rete, ma ora non mi sento una brava guida turistia, sará per la prossima... Ah, un ultima cosa: le citazioni di conversazioni non sono soggette a copyright vero? ;-))
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