Di là, dopo sei giorni e sette notti, l'uomo arriva a Zobeide...
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postato da Ξ lemar il Ξ venerdì, 31 marzo 2006
alle ore Ξ 01:21


E mi preparo a partire per Madrid tra qualche ora, giá un po' scottata dal sole della spiaggia, con dietro le spalle chilometri di bicicletta, splendide immagini di alcuni giorni di vagabondaggi per la cittá, suoni, colori, profumi... è che cominci cosí, un giorno, a camminare, e poi diventa una tale droga, quella di assaporare i luoghi vivendoli da dentro, che non puoi piú farne a meno. Io iniziai piangendo, con uno di quei dolori che sembrano malanni passeggeri che il tempo disperderá ed in realtá divorano un mondo dentro di te che neppure sapevi di avere; e non dissi niente, non feci domande, non mi arrabbiai né chiesi spiegazioni, solo cominciai a portarmi dietro la stessa lacrima sulle ciglia che non voleva muoversi, come se a disperdersi avesse paura. Ed un amico caro, uno di quelli che di certe sofferenze non sanno parlare, forse perchè semplicemente non è possibile, e sono per questo la migliore consolazione, in una mostra di neppure mi ricordo cosa trovó una mappa di Roma, solo del centro, una di quelle bellissime con gli edifici in assonometria, e me la diede. <Sembra fatta per te, Tizia>. Ed aveva ragione.
E finii per accorgermi che a stare ferma le lacrime ristagnavano, mentre piangere e girare la cittá dava un senso nuovo al dolore, lo copriva di sfumature, e capii come non ci fosse niente quanto la mia cittá per regalarmi una serenitá nervosa ed energica, una strana, scottante sensazione di pace. Poi di piangere smisi, chè anche il male peggiore ha i suoi flussi, ma di camminare mai piú, di sentire i posti, di scoprirne le connessioni, di aspirarne il suono e l'odore, di rubargli quell'anima dolce che ne fa ció che sono, di cercare i collegamenti tra storia, cultura e pensiero che sono il cuore del mio amore per quello che studio, e per gli uomini, e per questo strano mondo colorato e crudele. Ed ogni volta che il nero mi prende la gola piú forte, o che ne sento in riflusso, come adesso, sapendo di patteggiare la serenitá con la salute e sapendo che solo a costo del male posso ricordarmi di essere felice, esco e cammino. Mi riempio di mondo, sola, in compagnia, e lascio che mi invada. A volte fa male, sembra che otturi i pori e blocchi il respiro, ma a volte ti riempie di un calore che neppure sai da dove venga, peró c'è.


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postato da Ξ lemar il Ξ giovedì, 23 marzo 2006
alle ore Ξ 01:20


La cosa che tutte le donne vorrebbero... Mi hanno dedicato un teorema.

In realtá è un corollario, il "corollario di Tizzi", al "Teorema di Ida", che lo sciroccato che mi ha regalato solo la metá di geni andati a male ha elaborato tra un urlo ed una risata con i suoi alunni. Non che apra nuovi campi alla fisica quantistica, il detto teorema: ci si calcola la distanza tra un punto ed una retta nello spazio, rielaborando di forma semplificata considerazioni a cui, con un po' piú di fatica, si puó arrivare con la trigonometria. Io non lo userei, per dire, chè a ricordare la formula ci metto sempre piú che a capire il meccanismo (io poi per la geometria vettoriale ho un debole, e della mia passione per lo spazio si è giá parlato). Con il mio corollario, tra l'altro, trovi la distanza tra due rette parallele, per la quale insomma c'erano pure al tri modi, magari meno complicati (il "corollario di Pisquo", sulla distanza tra rette sghembe, merita invece maggior interesse... che dite, dovrei ingelosirmi? ;-)), perció non credo che diventeró famosa sui libri di testo... Utile peró, a mio dire, è l'idea di trovare formulazioni un po' aggruppate per sti poveri ragazzi che passano i pomeriggi a casa mia a farsi vivisezionare il cervello, lobotomizzati ma assolutamente conquistati, e che finiscono, tra un'equazione ed un logaritmo,  per raccontare la loro vita, farsi dare consigli sull'amore, sulla famiglia, sulla moda (chissá se adesso sará facendo campagna elettorale, il signor papá); decisamente psicopatica l'idea di dargli il nome dei membri della famiglia, in ordine di importanza (ma se i corollari fossero stati di piú che si faceva? cominciavamo con zii, cugini, nonni?); ancora piú assurdo il fatto che io me ne senta tanto lusignata, del gesto divertente di questo simpatico mattacchione, che non si fa sentire mai, ma proprio mai eh, mi scrive solo per parlare di soldi firmandosi Pap e salutandomi Mam, quando sa di essere Toto per tutti, da sempre, che non sa niente della mia vita, e ci sono cose che continua a non riuscire a vedere anche se gli succedono in faccia, ma a cui mi lega una strana maniera di vedere il mondo, di arrotolarsi nei giochi di parole, di cercare le sfumature dentro la superficie.

Totonno, ti meriti i biscotti al cioccolato!


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postato da Ξ lemar il Ξ martedì, 21 marzo 2006
alle ore Ξ 01:59


E mi interrogo su problemi di stile da una marea di tempo. Da quando ho il blog probabilmente, ma forse da quando ho cominciato a parlare, ad esprimermi, a voler comunicare con il mondo. Da quando sono una logorroica in pratica. Perchè lo sguardo che ciascuno di noi ha sul mondo è diverso, è personale, è impastato delle proprie conoscenze, del proprio senso... ed il mio sguardo monco fatto di un solo occhio funzionante, il mio sguardo che sogna la profonditá che non potrá mai comprendere appieno, senza sapere neppure quale sia la differenza, si arricchisce ogni giorno di penseri, di idee, si fa piú spesso, si calcifica, sedimenta; e mi sembra che la realtá che mi circonda sia un palco di scenografie sovrapposte, di livelli, ed ogni volta che imparo una cosa nuova il campo si arricchisca, e nell'orbita di ció che vedo si aggiunga un nuovo strato, un nuovo segnale che mi colpisce... e lo stesso luogo diventa sempre piú grande e sempre piú profondo.

Ed era questo che volevo raccontare con il blog, far notare agli altri che gli spessori sono infiniti, bisogna solo avere la curiositá di lasciarsene conquistare: alcuni sono innati, altri dipendono da interessi e passioni, molti dalla propria cultura, come manifestazione di riflessioni o studi... Non che io sappia qualcosa in piú degli altri, ma li sento, i miei strati, e mi piace condividerli. Ma non ci riesco. Non voglio fare stupida retorica perchè qualcuno mi dica che non è cosí, ma non trovo un modo. Mi manca una connessione, non so, mi sono persa un passaggio, ma ci sono cose che ho davvero difficoltá a far capire, e non so perchè. Come il concetto di Spazio. Tutti hanno la percezione dello spazio, e ce l'hanno piú di me che vedo senza un pezzo, ma è complesso riuscirne a far capire le connotazioni, le profonditá, soprattutto scrivendo: lo spazio non è semplice vuoto, non è l'aria che resta tra un solido e l'altro, lo spazio è la forma attiva in cui si sviluppa la vita, è il positivo, e lo spazio è fluido, si modella attorno ad i corpi come una gomma, aderisce e si modifica in base ai loro movimenti, impastandosi con i pieni... Lo spazio è fatto di connessioni tra parti, di possibilitá di azione, di visuali, e quanto piú arricchisce la percezione tanto piú dovrebbe colpire e dare emozioni. Non si prova la stessa cosa in una stanza parallelepipeda, o dentro una chiesa barocca. O in un trionfo di doppie altezze, scale, passaggi, magari eccessivi, magari piú gratuiti che interessanti, di qualche architettura contemporanea di grido. Ma non è solo una questione di ricchezza formale, ci sono spazi di quattro muri che raggiungono incredibili vette di poesia. Ma non è cosí se le persone non lo vedono. Se non lo sentono sotto pelle, se non ne intendono il gusto, se non ne restano avvolti. E questo gusto non si insegna, o io non so ancora come si fa, ma è il segreto di qualsiasi forma di comunicazione.

Non c'è niente di piú difficile che spiegare quello che si ama, su cui si è riflettuto, che si è imparato a sentire con tanta forza, quasi costringendosi, che ormai non ci si fa neppure piú caso, si perdono le connessioni, ci si scorda quanto è stato complesso raggiungerlo. E a parole si puó rimediare, si puó raccontare l'antefatto, cercare di spiegarlo, sintetizzarlo, puntare sugli interessi dell'interlocutore, da consumata guida turistica. Ma la forma scritta esige una modellazione dei contenuti che rischia, per essere universale, la superficialitá; e d'altra parte il mezzo è complesso, ed ha dalla sua quest'enorme possibilitá dell'interscambio, dei commenti, che non riesco a sfruttare... vorrei che i post fossero solo uno spunto, facessero notare una cosa, e poi chi passa di qua ci riflettesse su e dicesse la sua. Si costruisse un pezzo della cittá, come la Zobeide a cui ho rubato il nome. Ma non è successo quasi mai, ed io ho abbandonato i post piú "seri" per dedicarmi ad altre cose, che scrivo con piú facilitá, ma che sono diverse, irrimediabilmente.

Non scrivo un post sull'arte, la letteratura, l'architettura da un sacco di tempo. Eppure forse non ne ho mai divorata tanta.... Ma vabbé, cercheró una strada. Questo stacco noioso era solo per fare il punto, e vedere dove mi porterá.


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postato da Ξ lemar il Ξ lunedì, 20 marzo 2006
alle ore Ξ 22:56


Di Andrea Pazienza scrissi tempo fa, in occasione della mostra che vidi per caso, quasi passandoci davanti, sola, un giorno i cui avevo bisogno di colori, rabbia, felicitá, passione. Mi era giá piaciuo senza neppure conoscerlo, peró, perchè Stefano Benni, presentando il suo ultimo libro, ne aveva parlato come del nipote pazzoide e geniale, l'allegro folletto rivoluzionario e dal talento fuori misura,  che ti fa preoccupare ma che sai non potrebbe essere diverso... che vorresti salvare ma non puoi, finchè un girno ti scivola via semplicemente dalle mani, senza che tornare indietro sia piú possibile. Mi aveva commosso questa storia, e l'ho cercato, l'ho trovato, ed ho scoperto che era davvero come Benni lo dipingeva. Forse meglio.

Perció ho fatto il diavolo a quattro per potermi accaparrare una copia dell'Espresso, che per quattro settimane propone tutti i suoi fumetti piú famosi ogni venerdì (Zanardi, Tormenta, Pertini, Pompeo), tanto che alla fine me ne hanno comprate due copie, una la mia mamma, che giá lo avrá finito e nascosto perchè nessuno me lo rovini e poi si scorderá dov è, e uno lui, che invece non lo leggerá anche se gli piacerebbe (peró grazie, te lo sei ricordato!!  ;-)); e visto che ora ho in salvo la mia possibilitá di spassosa lettura, anzi posso pure permettermi di perderne un volume, bruciarlo, farlo a pezzi, usarlo per ammazzare le mosche, lo pubblicizzo anche a voi, che sono certa vi appassionerete.

Il primo che pensa "non sono tipo da fumetti" gli tiro un ceffone, lo prometto! ;-))


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postato da Ξ lemar il Ξ domenica, 19 marzo 2006
alle ore Ξ 13:43


Appena sveglia dopo la notte clou de "Las Fallas", a cercare di capire la prontezza di spirito con cui stamattina, completamente bevuta, prima di mettermi a letto ho tolto i pantaloni ma non gli occhiali... così stanca ma cosí contenta che neppure sento piú i petardi come bombe che ormai da una settimana devastano la cittá come un'ininterrotto Capodanno napoletano ("Me gusta el ruido Ana, pero no se si puedo aguantarlos más" "Pero sin embargo lo echarás de menos chiquita, te lo juro"), visto che sono 5 giorni che, dopo aver passato notti in bianco con le mie compagne di urbanistica su una consegna che voleva farci impazzire, mi sono ricongiunta alla cittá e da allora non ci fermiamo mai.... Che poi penso che dovrei parlarvi della festa folle, eccessiva, colorata e straordinaria di Valencia, dello spreco e della genialitá, dell'eccesso, della tradizione, di pratiche pagane innalzate al divertito cattivo gusto del folklore, dell'allegria, dello spasso, dei vestiti costosissimi e splendidi, dei botti, della gente, delle luci, dell'alcol, della musica, di enormi bambole kitsch bellissime, satiriche e comiche che oggi si bruceranno portandosi via la pazzia di un periodo sognante... ma non mi va, perchè ho una strana testa adesso, e l'allegra e felice malinconia con cui vivo l'eccitazione di una cittá che mi somiglia troppo per non lasciarmi segni sopra e sotto la pelle, è faticosa da descrivere... e perchè sensi ed emozioni restano legati agli eventi, e sono impossibili da sintetizzare. Quindi l'anno prossimo tutti qui con me nel Far West a vedere un'intera comunitá mettersi a vivere al contrario, e mi direte se vi piace ;-))


categoria del post :: valencia

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postato da Ξ lemar il Ξ sabato, 18 marzo 2006
alle ore Ξ 21:49


Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l'arena stampi.

Altro scherno non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d'alegrezza spenti
di fuor si legge com'io dentro avampi:

sì ch'io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, c'he celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch'Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co llui.

(Francesco Petrarca, Canzoniere)


categoria del post :: la poesia

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postato da Ξ lemar il Ξ sabato, 18 marzo 2006
alle ore Ξ 11:35


Questa la capiranno in pochi, ma, detta dal mio compagno di casa,  è la cosa piú geniale che sentivo da un po'. E considerando la mia disposizione verso i personaggi elencati.... ;-))

"E quindi,facendo un paragone musicale, se consideriamo Calatrava come il Breatney Spears dell'architettura, allora Rem Koolhas sarebbe Bijork.


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postato da Ξ lemar il Ξ giovedì, 16 marzo 2006
alle ore Ξ 02:28


L'ho trovata qui, e pur senza poterne incontrare la fonte diretta ve la trascrivo perchè sono d'accordo quasi con ogni parola della signora Veronica Lario, a parte l'accenno a Veltroni (che poi questi 5 anni da sindaco sono anche stati fruttuosi per certi versi, abbiamo finalmente un nouvo Piano Regolatore, ma da qui a Presidente del Consiglio... vabbè che le alternativa sono tali da scoraggiare chiunque...).
Insomma basta essere una persona quantomeno sana di mente per fare un'analisi politica della situazione che non sia il solito cumulo di banalitá dei politici, ma ne fotografi la ridicola pochezza... è necessario, peró, sposare un uomo come lui?????????

Che succederà allora il 9 aprile?
«Vede, penso che sarà un voto emotivo. Si deciderà tutto negli ultimi quindici giorni, se non durante l«ultima settimana. La percentuale degli indecisi è alta, sono persone che si orienteranno da una parte o dall«altra a seconda di chi saprà conquistarli con un«idea, una promessa, una suggestione proprio sulla dirittura d«arrivo».
E in questo lei pensa che suo marito sia bravissimo.
«È bravo. E poi la sinistra deve fare ancora un lungo percorso».
Per andare al governo?
«No. Per rappresentare il futuro, per essere una sinistra moderna, riformista, europea. Ma sembra avere anche smarrito la sua missione storica: stare dalla parte dei più deboli. La vedo lontana dagli ideali, dai bisogni e dai desideri della gente che dice di rappresentare. A forza di inseguire la destra per contrastarla su ogni cosa che dice o fa pare essere rimasta vittima di un processo di osmosi».
Romano Prodi?
«È il solo leader che il centrosinistra è riuscito a esprimere dopo cinque anni di opposizione. Lo rispetto. Ma non mi sembra un nome nuovo».
Avrebbe preferito, che so, Veltroni?
«Sì, avrei preferito una sinistra con un«immagine meno impersonale. Veltroni, come sindaco di Roma, ha dato un«immagine di concretezza, che ha cercato di tenere conto anche di un tema di attualità come quello della qualità della vita». 
(Veronica Lario, signora Berlusconi)

Sempre dallo stesso blog (a proposito, ma il papá del blogger come sta? l'ultima volta che ne ho sentito parlare mi hanno detto che era stato trasferito ad un ospedale perchè in condizioni di salute preoccupanti... o meglio, qualcuno si è divertito un mondo ad immaginare il mio urlo nella silenziosissima biblioteca dell'uni scrivedomi semplicemente su msn "Sofri è uscito di galera"), il link a questo giochino che, pur essendo abbastanza superficiale, senz'altro poco attendibile e piuttosto lento, perlomeno  permette di farsi un'idea sui temi piú caldi dello scontro e sulle rispettive posizioni, di cui nessuno sembra voler parlare... e visto che i politici perdono il tempo in noiosissimi ed inutili match televisivi, queta è stata la cosa piú simile ad un programma elettorale che sono riuscita ad incontrare.


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postato da Ξ lemar il Ξ martedì, 14 marzo 2006
alle ore Ξ 10:20


Questa me l'ha mandata lui qualche tempo fa ed ancora non ho smesso di ridere, ma pure di sentirmi assolutamente sconcertata dal fatto di riconoscermi praticamente in tutte... ma tutte eh? e di poterne, volendo, aggiungere un altro centinaio (quando  ti commuovi fino alle lacrime davanti al Piano Regolatore del Centro Storico di Bologna del '71; quando le tue partenti anzianotte sono tutte innamorate di Fuksas, e vorrebbero che gli chiedessi un autografo; quando vai alle mostre solo per sfottere l'allestimento.... ecc..... ecc.....)

Un po' di comprensione per favore...!!!!!!!!
Se studi architettura o conosci qualcuno che studia architettura inviagli questa mail: conoscenti, amici, amiche, cugini, cugine, fratello, sorella...così capiranno perché non sei mai a casa.. e perché quando ci sei, stai sempre pensando, parlando da solo o dormendo...

Sintomi che studi architettura:

1. Sai che sapore hanno la colla e la balsa.
2. Ti chiedono continuamente: "e..questa faccia?"
3. Hai cambiato il tuo vocabolario drasticamente ("dovere per consegna, palla per sfera, gente per destinatari...)
4. Non capisci la gente che può spendere meno di 10 euro in una libreria.
5. Odi che i tuoi genitori ti dicano "Vai a dormire!!","Se in ogni caso non riesci a finire,...vai a letto!!" ...o anche semplicemente la domanda "ti manca molto?", ti può irritare.
6. Sei stanco delle persone che ti dicono:"Io avrei voluto essere architetto, era il mio sogno...però..."
7. I tuoi amici che studiano altre cose non hanno lo stesso concetto di Dovere che tu hai, dicono sempre "Falla prima della lezione" o "chiedila a qualcuno" o ancora peggio "non la fare".
8. Hai dormito più di 20 ore di seguito in un fine settimana.
9. Puoi parlare con sicurezza del contenuto di caffeina nelle varie bibite e della loro rispettiva efficacia.
10. Non importa quanto ti sforzi per fare il tuo miglior progetto, ci sarà sempre qualcuno che dirà "perchè non gli metti questo, o gli cambi quello" o... "sei sulla buona strada però ancora manca tanto...".



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postato da Ξ lemar il Ξ domenica, 12 marzo 2006
alle ore Ξ 23:22


Sará la terza volta che le mie compagne spagnole di Urbanistica 2 rimettono "La Cura" di Battiato. A volume altissimo, in modo che tutta la "Casa de l'Alumno", l'edificio fatto per gli studenti che è il fiore all'occhiello di questo paradiso di campus, possano ascolarlo... si sono innamorate, proprio. Che dire, per una volta esportiamo una cosa buona!!!! ;-))


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