Di là, dopo sei giorni e sette notti, l'uomo arriva a Zobeide...
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postato da Ξ lemar il Ξ sabato, 25 febbraio 2006
alle ore Ξ 15:29


Ubriacarsi totalmente divertendosi un mondo, abbastanza da essere superallegra ma non tanto da dover passare una nottata di postumi (a quella ci ha pensato l'influenza la settimana scorsa); farsi portare da casa di Birte ad una discoteca fichissima di cui non mi ricordo assolutamente la collocazione geografica, ma solo che era piena di luci, ballando con le sue amiche tedesche venute a godersi il poco sole di questi ultimi freddissimi giorni,  un po' pazzoidi ma simpatiche; ed infine decidere così, di punto in bianco, sola, di tornare a casa....

E quindi riuscire a sbagliare completamente strada, finire in posti mai visti a passeggiare per la città che alle 6 ancora non ha voglia di dormire, raccontandomi cose in qualche strana lingua impastata inventata per l'occasione, visto che nella serata ne parlavo fluentemente 3 capendone 4.... ho fatto progetti ieri notte per la strada, mi sono fatta propositi, mi sono data ordini... peccato non ne ricordi neppure uno. Arrivarci poi finalmente, dopo aver passato tutto il centro girandogli intorno, alla bici parcheggiata, rimanendo incastrata tra catena e chiavi in una posizione da equilibrista da cui mi ha liberato la cara Birte, ne frattempo uscita dalla discoteca anche lei (donde te has ido chica??? me he perdido... no se.... pero la cuidad està genial!!!).... per poi inforcarla, la bici, montare sul sellino e lanciarsi a tutta velocità nella notte, con la testa completamente in un altro mondo, a fare lo slalom tra i pedoni e a percorrere i binari del tram-metro, che il giorno si dividono con un po' di scontri tra vetture e bici, ma che la notte sono il paradiso dei ciclisti.... cantando a squarciagola (credo che fossero Marlene Kuntz, Battiato, Cccp, Donatella Rettore e Subsonica, in un remix piuttosto originale) ed incitandomi, chè le gambe stavano cedendo... ma non l'hanno fatto, ho ritrovato la strada, sono riuscita a salire con la bici, ho avuto la prontezza di spirito di togliermi le lenti a contatto e mi sono infilata sotto le coperte. Fino alla prossima ;-))


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postato da Ξ lemar il Ξ venerdì, 24 febbraio 2006
alle ore Ξ 22:23


Che poi fossi una scrittrice vera, che il mio racconto avesse un senso, che non mi ci stessi attaccando così tanto, che potesse arrivare ad una conclusione (non aspetttevela, non lo faccio neppure io).... ma è così che lo sento. Con la voce di Manuel Agnelli a ricamare le parole, a renderle lisce e morbide.... a fartele scendere lungo il condotto uditivo come il più dolce dei veleni. E poi c'è un fatto incontrovertibile: per quanto qua la vita sia fantastica, mi mancano i concerti degli Afterhors. Come una droga, come una dipendenza da stupefacenti: suoni, colori, luci, corpi, le mazzate che piglio ogni volta per vestirmi di lividi, la musica, i canti.... e la certezza che, qualsiasi cosa mi succeda nel bel mezzo della baraonda, anche se dovessero lanciarmi 10 metri lontano, ritroverò sempre la stessa maglietta rossa a salvarmi la vita... e anche se ne abbiamo visti miliardi di concerti io e la maglietta rossa, i più disparati, ed una volta è stato lui a farmi un livido sul braccio grosso come un limone che mi è valso la lode all'esame del giorno dopo (troppo grosso per essere frutto di un gioco sadomaso, il prof avrà pensato a qualche violenza domestica), quelli degli After non posso pensarli senza quella macchia in mezzo al pubblico.

Alla prossima puntata del racconto.... ma ci sarà una prossima puntata? (basta, che qua ci si era ripromessi di NON fare metaletteratura!!)

OCEANO DI GOMMA

Quando ti ho sognato eri una goccia
in un oceano di gomma
credo in te come tu credevi in me?
un fiore d'oppio in porcellana e roccia

beh almeno tu sei vero
anche se sei solo pensiero
chi di noi due è reale
tu non sei più vivo
e io non sono mai stato capace di amare

sento che ho qualcosa qui dentro me
che non voglio sapere
i giovani cuori falliscono
Roby può interessare?

che tu per me sei vero
sei il mio più dolce pensiero
il prezzo sai è un po' il mare
ti culla e non ti vuol lasciare

tu per me sei vero
sei il mio più dolce pensiero
è solo tuo e mio il finale
credo che per gli altri sia solo
imbarazzante e virtuale

sai per me sei vero
facciamo che sei il mio più dolce pensiero
il prezzo è un po' il mare
sembra che ti culli
ma poi ti vuole ingoiare . . .

(Afterhours, Non è per sempre)


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postato da Ξ lemar il Ξ mercoledì, 22 febbraio 2006
alle ore Ξ 19:05


Basta farsi un viaggio di 5 giorni nei paesi baschi, prendersi una bella infezione intestinale che ti blocca nel bagno una notte intera e lasciarsi arrotolare dai problemi universitari (non muore nessuno se mi laureo un anno dopo, vero? non vado all'inferno, non si aprirà la terra sotto di me, non condannerò alla distruzione le generazioni a venire?) per scoprire che intanto il mondo si è fatto uno di quei giri di giostra che nemmeno a fantasticarci in un milione di anni... perchè a che serve la satira in Italia adesso, basta raccontare le cose come stanno e già si creata la barzelletta più divertente che si possa pensare.
Perciò i fatti sono questi, se non ho capito male (chè la stampa Spagnola si prodiga in battutine, doppi sensi, commenti sul nostro paese che non potete immaginare... ma io me li vedo, dall'alto della loro democrazia, pensare al belpaese e ridere come matti... Ruini? Calderoli? Berlusconi? Prodi? ma che è, il circo???): nell'immenso caso politico, diplomatico, di convivenza civile, di legalità, di rispetto, e quant'altro vi venga in mente, che si è creato dalla pubblicazione, su un giornale danese di destra, di un concorso di vignette "satiriche" raffiguranti il Profeta (possiamo fare una cosa, perchè nessuno può impedircela? bè, allora facciamola, e vediamo il mondo come la prende), il nostro caro Calderoli, che certo non poteva lasciarsi scappare un'occasione così ghiotta di mettersi in mostra, si ne va sul più grande tg nazionale (peccato, io speravo fosse da Vespa) a far vedere la pancia con sopra una delle vignette incriminate, tutto tronfio di farsi, lui, portatore del principio della libertà d'opinione... e non a titolo personale, chè non esistono esternazioni personali per un membro politico, tantomeno in campagna elettorale, ma come ministro del governo italiano, e quindi come rappresentante di 50 milioni di persone, compresa, diomio, me... va a fare una marachella offendendo un miliardo di persone, come un ragazzino viziato ed idiota, con la responsabilità dell'Italia sulle spalle... al che un bel numero di libanesi incavolati, che probabilmente non aspettavano altro (ma conosceranno Calderoli?) se ne va ad assaltare l'ambasciata italiana e viene caricato dalla polizia, che ne lascia a terra 11. Non uno o due, ma 11. Io non so se avete mai vissuto una carica, pure una allo stadio, ma per me 11 morti sono un massacro (lo è anche uno solo, ma la proporzione fa rabbrividire). A questo punto il nostro Premier prende in mano la situazione, si schifa anche lui (vi prego, ditemi cosa ha detto, datemi un link con un filmato, voglio vederlo!!!) e caccia Calderoli a pedate... solo che Calderoli non ha capito affatto il casino che ha combinato, si erge a perseguitato (ma perchè nessuno ha ancora tirato in ballo Giordano Bruno? grazie a Dio la nostra destra è una manica di ignoranti...) e aspetta che il signor Bossi gli dia l'ok prima di dileguarsi "per senso di responsabilità". Vabbè.

E io mi ritrovo a dover spiegare tutto questo, a far capire le incogruenze del governo italiano, le presenze "ingombranti", i delinquenti dichiarati, i fascisti, la demagogia, e dall'altra parte l'insipienza, la pochezza, la mancanza di idee e di organizzazione, e tutto quanto vi venga in mente perchè preferisco non scendere in dettaglio, altrimenti col cavolo che torno a votare, ai miei amici spagnoli... e mi viene un po' da ridere, a pensare che già visti superficialmente siamo la sit-com più divertente d'Europa, e chissà che direbbero se capissero nel dettaglio.

Perchè quasi penso che quest'Erasmus mi stia facendo malissimo... ora che ho amici mussulmani, omosessuali, marocchini, turchi, latinoamericani, russi, cubani, neri, cinesi, strani miscugli razziali difficili a definirsi, razze, colori, culture, idee, tradizioni, emozioni, tutte diverse eppure tutte degne di rispetto... troppo mondo, diomio, sto conoscendo. Troppe persone sto sentendo parlare dal di dentro, dalla loro vita... sono corrosa ormai, totalmente perduta; infetta. E l'idea di tornare al mio mondo piccolo piccolo, agli immigrati sull'autobus in un angolo, alle scritte antisemite, ai discorsi di Ruini, mi viene un freddo addosso che non potete immaginare.

ERRATA CORRIGE: Libici e non libanesi!!!! Chissà dove avevo la testa... grazie a blualessandro per la segnalazione.



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postato da Ξ lemar il Ξ mercoledì, 15 febbraio 2006
alle ore Ξ 09:53


E tornando dopo tanto tempo volevo raccontare dell'ultimo mese frenetico, gli esami in Spagna ed il ritorno a Roma per l'ultimo, massacrante impegno universitario che ci ha tolto il sonno quasi 6 mesi, ma si è concluso con una grande soddisfazione; e poi l'orgia di immagini che mi sono portata via prima di andarmene, tra Dio ai Musei Vaticani, Giuditta, il vorticante spazio vivo di Sant'ivo alla Sapienza, la mostra di Burri... e di nuovo la Spagna, Keith Haring gratis ed un abbozzo notturno di trasloco prima di scappare alla volta di Londra, nell'atmosfera brillante e cosmopolita di Covent Garden, Soho, tra musei, splendidi edifici, la cucina giapponese e l'ultimo musical di Mel Brooks, con la testa in pappa che si trova a mischiare disordinatamente due lungue diversissime... e poi definitivamente a Valencia, il trasloco vero, sempre di notte, la mia nuova casa immensa ed i miei adorati coinquilini pseudoarchitetti come me, le passeggiate a scoprire la città ed i suoi segreti, le serate a cucinare e ridere, cicli di film austriaci sottotitolati, qualche problema con l'uni appena iniziata, il viaggio di domani nei Paesi Baschi, il puzzle della Venere di Urbino comprato a 10 euro che mi ricorda la donna che vorrei essere, e non sarò mai...

Volevo raccontarvi tutto questo, e di più, chè la testa è confusa e quell'insopprimibile bolo di tristezza non la abbandona mai, neppure nei momenti più allegri, invece è successa una cosa per la quale non posso rimanere in silenzio: devo tornare in Italia a votare. Devo lasciare l'assolata Spagna il 9 di aprile, mentre mi preparo per andarmene a Madrid e poi in Portogallo, per venire a Roma a passare la domenica in un seggio elettorale con un cappio alla gola. Quindi vedete che dovete fà, che qua non si ha tempo da perdere, e se si attraversa il mare per mettere una croce ci si aspetta che chi deve solo percorrere 200 metri alzi il suo bel didietro dalla sedia e vada a compiere il suo diritto-dovere, qualunque cosa scelga... e condoglianze ai poverini che invece devono prendere il treno, quelli stanno peggio di me ;-))


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postato da Ξ lemar il Ξ venerdì, 10 febbraio 2006
alle ore Ξ 19:39


(parte 3)
precedenti


La morte è un processo rettilineo. Immaginarsela così, Juan, la più chiara delle descrizioni, senza nemmeno aver letto quel libro... e neppure così originale l'idea bislacca che solletica il cervello nelle sere più oscure, quasi infantile, però chiara nei suoi stretti contorni... il controllo della fine, pieno, totale, la completa coscienza dell'ineluttabità. La scelta. La strada dritta davanti a sè... lunga il giusto, il mezzo che si fa sempre più rapido, più rapido, il tempo che si modella attorno a lui, avvolgendolo nel suo molle abbraccio, approssimando il momento in cui la possibilità di cambiare idea, di scendere, di fermarsi...... cesserà di esistere. Basta saper prendere le distanze.

Nove mesi passati a sognare, sperare, immaginare chi sa cosa, a ricamare la salvezza nelle mani di cristallo di una nuova vita, a sentirne il calore, i colori tenui, a vederla negli occhi di Edith, quella strana donna che assapora sconcertata e stupita la scoperta di un altro corpo dentro di lei, la donna che per lui era madre e grembo, alla quale gettare contro l'immensa responsabilità... Nove mesi di progetti, di assurde elucubrazioni, di parole inutili, che si infrangono, sciocche ed inermi, contro lo scoglio dei sensi, della pura, profonda percezione: perchè tenerla in braccio, la sua bambina, è come un esplosione, pelle carne sangue odore sapore respiro rimescolate nella folle alchimia che inventa l'esistenza... e lo capisce subito Juan, che la vita non si spiega, non si sceglie, non se ne definiscono i contorni con esattezza da contabile, ma scoppia brutale e violenta tra le dita, spalanca abissi di insondabile splendore, si fa strada con la crudele superbia di chi sa dove andare, ma non sa come arrivarci... e che è libera, e forte, e fiera, e disperatamente sola, in questo corpo minuscolo che è la cosa più bella che Juan abbia mai visto, un pezzo di sè trasfigurato dalla purezza, finalmente limpido e sicuro, e non ci sarà nulla che potrà amare più, che potrà sentire più simile a sè di sua figlia... ma non lo salverà, perchè ha le sue gambe, e la sua strada davanti, e il singhiozzo che le apre il mondo ne segna il distacco, il senso ineluttabile della propria identità.  Non ci si può aggrappare ad un'altra vita sperando che trascini con sè, neppure se ha il proprio sangue, i propri occhi.... Ed allora non resta che guardarla correre, e cadere, sentendo che non è abbastanza, sentendo di non esserne in grado, avvertendo il nero strozzare di nuovo la gola, avvinghiare il corpo con dita sottili.... vedendola, la bimba, tra le braccia di sua madre, l'immagine perfetta, ma sapendo che quel calore, malgrado l'affetto che lo lega ad entrambe, non è per lui. E sentendo di perdere la forza di cercare più in là.


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postato da Ξ lemar il Ξ venerdì, 03 febbraio 2006
alle ore Ξ 10:53


Perchè potrebbe esserci del fascino a vivere in un mulino... perlomeno per qualcuno.

Vecchio, benedetto Pekisch, questo non me lo dovevi fare. Non me lo merito. Io mi chiamo Penht, sono ancora quello che se ne stava sdraiato per terra a sentire la voce nei tubi, come se quella arrivasse davvero, e invece non arrivava. Non è mai arrivata. E io adesso sono qui. Ho una famiglia, un lavoro, e la sera vado a letto presto.Il martedì vado a sentire i concerti che danno alla sala Trater e ascolto musiche che a Quinnipak non esistono: Mozart, Beethoven, Chopin. Sono normali eppure sono belle. Ho degli amici con cui gioco a carte, parlo di politica fumando il sigaro e la domenica vado in campagna. Amo mia moglie, che è una donna intelligente e bella. Mi piace tornare a casa e trovarla lì, qualsiasi cosa sia successa nel mondo quel giorno. Mi piace dormire vicino a lei e mi piace svegliarmi insieme a lei. Ho un figlio e lo amo anche se tutto fa supporre che da grande farà l'assicuratore. Spero che lo farà bene e sarà un uomo giusto. La sera vado a letto e mi addormento. E tu mi hai insegnato che questo vuol dire che sono in pace con me stesso. Non c'è altro, Questa è la mia vita. Io lo so che non ti piace, ma non voglio che tu me lo scriva. Perchè voglio continuare ad andare a letto, la sera, ed addormentarmi.

Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. Mai visto niente del genere, a Quinnipak. Ma forse proprio per questo, io ci sto bene. A Quinnipak si ha negli occhi l'infinito. Qui, quando proprio guardi lontano, guardi negli occhi tuo figlio. Ed è diverso. Non so come fartelo capire, ma qui si vive al riparo. E non è una cosa spregevole. É bello. E poi chi l'ha detto che si deve proprio vivere allo scoperto, sempre sporti sul cornicione delle cose, a cercare l'impossibile, a spiare tutte le scappatoie per sgusciare via dalla realtà? É proprio obbligatorio essere eccezionali?

Io non lo so. Ma mi tengo stretta questa vita mia e non mi vergogno di niente: nemmeno delle mie soprascarpe. C'è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità. E io sono uno di quelli. Si guardava sempre l'infinito, a Quinnipak, insieme a te. Ma qui non c'è l'infinito. E così guardiamo le cose, e questo ci basta. Ogni tanto, nei momenti più impensati, siamo felici. Andrò a letto, questa sera, e non mi addormenterò. Colpa tua, vecchio, maledetto Pekisch. Ti abbraccio. Dio sa quanto ti abbraccio.

Penth, assicuratore

(Castelli di rabbia, Alessandro Baricco)



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postato da Ξ lemar il Ξ mercoledì, 01 febbraio 2006
alle ore Ξ 07:40


Tre giorni di convivenza forzata con un ospite indesiderato e decisamente fastidioso, un mal di testa lancinante che mi sta stringendo il cervello in una morsa per poi farlo esplodere a distanze ripetute; un cerchio che stringe e tira, stringe e tira... tanto che vorrei togliermela dal collo, quest'appendice inutile, prenderla a martellate e poi rimetterla lì. O magari cambiarla, già che ci sono. Mentre studio e disegno misurazioni che non riesco più a sopportare, imbottita di aulin ed aspirina, sperando nell'effetto placebo di litri di camomilla (ti giuro, cara testa di... mia, la camomilla è la panacea di tutti i mali, ci si cura pure il morbillo, perchè tu non lo capisci???); con in loop, ininterrottamente, senza respiro, quando parlomangiodormofacciopipì, "Strani giorni" del Maestro, che, ok, è un bell'essere tormentati, poteva capitarmi Biagio Antonacci (no, ti prego, non farlo... neppure la conosci una canzone di Biagio Antonacci!), ma non si ferma in nessuna maniera.... mischiando la versione live in duetto con Carmen Consoli, voci che si amalgamano a schitarrate anni '80 che Battiato adora, ed anch'io, ma che prese singolarmente, visto che sto avendo l'occasione di studiarle attentamente, fanno un po' Mirko dei B-Ay (non mi ricordo come si scrive.... un'infanzia buttata), alla versione del concerto di luglio... 28 luglio, ragazze, che ricostruire questa data per i disegni non poteva essere più facile.... quando tutti ci alzammo in piedi, ci buttammo sotto il palco (ed anni di massacri a concerti distruttivi rendono l'arrivare in prima fila davanti a distinti signori una passeggiata di salute) e ci mettemmo a ballare come matti, perchè non si può seguire un concerto del Maestro seduti, ci devi amalgamare cuore, gambe, braccia, movimenti, polmoni, sennò è normale che l'emozione lancinante ti si blocca a livello delle giandole lacrimali e cominci a piangere... ma sul serio eh, un fiume di lacrime che manco una sedicenne a vedere la sua boyband preferita..... Ed adesso le due "Strani giorni" si alternano in sprazzi di colori e suoni, e sono bellissime, diomio, straordinarie, arricchite dall'immaginario di visioni che il Maestro evoca con tale abilità, ma sono tre giorni che si divertono a darsi il cambio ed io sono sfinita.... ed avrei un esame tra tre ore, per il quale abbiamo lavorato una vita, e vorrei un secondo di respiro....

Anche il cervello può avere qualcosa di infernale. Soprattutto se si è allergici alla novalgina.


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