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lunedì, 30 gennaio 2006
alle ore Ξ
20:37
Ho visto la pubblicità delle "Grandi Opere". Sono ancora scioccata.
Non ho voglia di ammorbarvi con l'insensatezza di fabbricare cattedrali nel deserto fini a sè stesse, di creare strutture di comunicazione decisive e di immenso impatto senza un piano strategico, un'analisi di bisogni e conseguenze, di soffocare il paese con colate di cemento che hanno la stessa utilità demagogica di far scavare agli operai buche nel terreno e poi ricoprirle.... usando la parola "sostenibilità" ed "ecologia" come sinonimi di qualsiasi cosa.
Volevo solo dire che il passante di Mestre, di cui, purtroppo, non trovo foto, è pura pornografia.
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sabato, 28 gennaio 2006
alle ore Ξ
09:32
Dal sito dell'AnsaNon so voi, ma io adesso prevedo uno sciopero dei poligoni di tiro: perchè a che mi serve andare a sparare a pagamento contro un disco, quando posso appostarmi in casa, sistemarmi col fucile a canne mozze dietro la finesta, illuminata solo dal fioco lampione dell'esterno, ed aspettare che uno schifosoextracomunitarioterroristasporcobuttoepurenegro ladro palesi la sua presenza per freddarlo all'istante? Poi dovrò dimostrare che non ha desistito mentre gli intimavo di andarsene.... bhe, è la sua parola di schifosoextracomunitarioeccecceccc contro la mia di onestaprivatacittadinachepagaletasseedicelepreghierealverodiotuttelesere, no? No, non c'è n'è neppure bisogno, tanto lui è all'altro mondo. Perchè la follia della nuova legge (i 15 giorni di cui il Premier necessita per fare regali ai sudditi, non sia mai al momento buono decidano di darsela a gambe col primo partito che passa) consiste proprio in questo, nel mettere il cittadino "onesto" ed il ladro su un piede di disuguaglianza tale che la difesa dei miei beni venga prima della sua vita: i delinquenti mica sono esseri umani, sono delinquenti, meritano di morire, hanno infranto la legge più sacra di una democratica società civile, hanno attentato alla proprietà privata.... ora, io non ho niente contro la legittima difesa, ci mancherebbe altro, se mi sparano rispondo (oddio, mi immagino la scena, io che di solito inciampo su tutti i gradini, che ho fatto cadere il megacofanetto ultrafashion e pesantissimo dei Nirvana da Feltrinelli provocando un boato, con una pistola in mano... nono, meglio cominciare a correre), ma ribadire con forza la distanza ontologica tra categorie di esseri umani, la carne da macello (non sono manco a favore dei ladri, solo che per loro, ehm, dovrebbe esistere il carcere, non la sedia elettrica.... orribile, migliorabile in mille modi, ma, fino a prova contraria, rieducativo, almeno nel nostro sistema giudiziario...) e le brave persone; e non posso fare a meno di ricordare non so che puntata di Ballarò di non so quanti secoli fa, in cui alla notizia dell'uccisione di un ladro che si stava dando alla fuga da parte di un gioielliere, o qualcosa di simile, una dolce vecchietta, con la faccia più angelica del mondo disse: < Vabbè, uno di meno! >; e ripensare ad un tizio, non proprio uno qualsiasi, esclamare riguardo ad un avvenimento simile < Bhe ma è giusto, quello era un LADRO!> facendoti passare per un attimo nella mente l'orrendo, viscido sospetto di aver sprecato un pezzo di vita (non è così, non è mai così, ma non a caso il tizio lo sto evitando perchè se lo sentissi gioire poi dovrei sparare a lui). E quindi gli onesti si rallegrano, anche quelli da cui non te lo saresti aspettato, in quanto vedono riconosciuta la loro qualità di onesti, e si preparano ad affilare le armi; io comincio a preoccuparmi all'idea che il delinquente di turno, a scanso di equivoci, non ricambi la cortesia di possibili tentennamenti, essendo non più cattivo, ma più allenato, e vi lascio il testo integrale della modifica all'articolo 52 codice penale (ovviamente, avulsa dall'articolo 52, ma è il meglio che ho trovato).
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venerdì, 27 gennaio 2006
alle ore Ξ
19:03
Questo post volevo scriverlo ieri sera prima che splinder lo divorasse, quando, innervosita da uno sciocco errore su un lavoro per l'ultimo esame del semestre (sto a Roma, al freddo, ad aspettare di mettere la parola "fine" ad un pensiero che ci ha occupato lunghi mesi, e sembra non avere termine), mi ero ritrovata tra le mani il mio taccuino, abbandonato qui da solo perchè troppo pesante per la Spagna... che mi accompagna da quattro anni, testimone di cadute e riprese, dai primi schizzi timidi sotto il freddo di un portico lugubre, quando la strada della scelta intrapresa sembrava a tutti terribilmente in salita, passando per edifici, mobili, oggetti, la serie delle tazzine da caffè, fiori, frutta, ruderi e tante, tantissime, mani... anzi una sola mano, la mia destra, l'unica modella, l'unica disposta a stare ferma per ore, a sopportare di essere messa in posizioni impossibili, studiata come al microscopio, strappata con ira... ma ero stanca di lei, della sua complessità, dell'assurdità di cercare di rendere il suo imporsi nello spazio osservandola con un occhio solo (essì io sono... non ricordo il nome, un termine impronunciabile, diciamo che secondo la mia ottica io ho un occhio "pigro", il sinistro, che vede soltanto fino a due metri e poi, nella distanza, semplicemente si spegne....e per me la stereoscopia è un sogno, la malinconica ma dolce illusione che il mondo, quello degli altri, sia incomparabilmente più bello), quindi ho cambiato pezzo, ho scelto un altro frammento di corpo da passare al setaccio, da sezionare, da analizzare con la matita: perchè a vederne angoli staccati, di te svicolati dal contesto, alieni, quasi puoi pensare di guardarli senza timore, di apprezzarne i contorni. Quasi puoi credere che, in fondo, ti piacciano.
Il trucco sta nello sceglere le parti giuste, scollate, impossibili da comporre. Perchè non ti venga, mai, la tentazione di finirle.
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lunedì, 23 gennaio 2006
alle ore Ξ
10:34
Avrei voglia di raccontarvi un sacco di cose, mi sono bastati due giorni dopo la fine degli esami per riscoprire che questa città è un luogo straordinario, e ci sarebbe il mare, il Cabanyal slabbrato ma ancora disperatamente vivo, con le sue case di pescatori di maiolica (avete presente le case messicane dei western, tutte colorate, a 2 piani, col parapetto del secondo piano altissimo e decoratissimo? immaginatevele molto più curate, più ricche, più fantasiose, e pensate che mezza città è fatta così, la mezza che la Coppa America vuole divorarsi), le rassegne di cinema in originale a 1 euro (ora pellicole italiane anni 60-70, da Petri a Rosi a Pasolini, e vedere le mie amiche nordiche innamorarsi di "Mamma Roma" è stato incredibile), il teatro di strada a Radio City, la mostra di Keith Haring (voi a pagamento a Milano? io gratis a Valencia, in una delle sedi dell'università, dentro un edificio eclettico fin de secle restaurato da eleganti mani minimaliste, a cercare la maniera di coniugare acciaio, legno e vetro con l'esuberanza postbarocca di scalinate i marmo nero e patii con fontane di ceramica), i musei gratuiti che ospitano Velasquez e Piranesi... e un bellissimo poncho arancione in un negozio che si chiama Trastevere (e la mia compagna di casa sfotte, ma non potevo esimermi, lei d'altronde si è comprata gli stivali a via Austria), e Alice'adventure in Wonderland ora sul comodino, e il sole, il parco del Turia, le tapas, correre in bici sulla linea del tram cantando "Svegliami" nel cuore della notte....
Non vi racconto niente di tutto questo invece, perchè non ne ho il tempo, e continuo la catena di Psyco, chè mi piace troppo l'idea di essere una blogger ;-))
CINQUE COSE CHE SPERO DI FARE PRIMA DI MORIRE:
1. vedere la casa sulla cascata (per intenderci, Lei) 2. leggere "I fratelli Karamazov" (non lo comincio perchè poi il Dosto potrei solo rileggerlo,ma appena mi diagnosticheranno una malattia incurabile, la prima cosa che farò sarà comprarmelo) 3. costruire un edificio, uno qualunque, anche la cuccia di un cane (lavoro degnissimo, anche i cani hanno bisogno di cure) 4. incontrare Thom York e dirgli che gli voglio bene 5. imparare altre 2 lingue straniere
CINQUE COSE CHE NON SO FARE:
1. farmi il template da sola ;-)) 2. arrivare in ritardo 3. usare l'accendino propriamente 4.guidare la moto 5. preparare le Zeppole di San Giuseppe (ma un giorno riuscirò a farcela, lo sento)
CINQUE COSE CHE MI PIACCIONO DI UN RAGAZZO:
1. mani (ma questo in qualsiasi essere umano) 2. pomo d'adamo (non tutto il collo, anche se influisce, proprio solo lui) 3. voce (più l'intonazione che il timbro, la maniera in cui la usa per parlare) 4. labbra (ma come le mani, anche le labbra delle donne possono essere bellissime, anzi) 5. sguardo intelligente (che è molto diverso da avere begli occhi... decisamente un altro pianeta)
CINQUE COSE CHE DICO SPESSO:
1. bueno (il cioè, su, comunque, si... spagnolo, con "bueno" te la cavi a dire i 3/4 degli intercalari italiani) 2. è bellissimo!! 3. è che... (traduzione maccheronica di es que, con tutt'un altro senso) 4. aspè 5. ciao!
CINQUE LIBRI CHE AMO: (oddio solo 5??)
1. I Demoni - Fedor Dostoevskj - 2. Le Cosmicomiche - Italo Calvino - 3. Elianto - Stefano Benni - 4. Opinioni di un clown - Heinrich Boll - 5. I fiori blu - Raymond Queneau -
CINQUE FILM CHE AMO E RIVEDREI IN CONTINUAZIONE:
1. Arancia meccanica 2. Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto 3. Le mani sulla città 4. C'era una volta in America 5. Robin Hood (quello di Walt Disney!!)
CINQUE PERSONE A CUI PASSO IL TESTIMONE:
1. lonelytears 2. Olympus 3. andrea lopez 4. setu 5. TenderToLucy
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giovedì, 19 gennaio 2006
alle ore Ξ
21:48
Questa vignetta del Metro spagnolo (che già è diventato una droga peggio di quello italiano ;-)) non vale solo per le coppie (nè per le donne, anzi), ma descrive un fenomeno comunissimo, un'atteggiamento che pure io, da brava antipatica pignola e saccente, adotto un sacco di volte, per poi pentirmene amaramente... E quindi la dedico a tutti quelli che si vantano di essere gli unici a saper fare le cose, e poi si ritrovano a lavorare per 10... perchè il mondo merita un po' di fiducia, se ne guadagna in fatica risparmiata ;-)) <<Aspetta, vado io>> <<Si, si, si vede che lo hai lavato tu>> <<Ops, hai conservato lo scontrino?>> <<Se ti piace l'uguaglianza, perchè vuoi essere migliore di me in tutto?>>
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mercoledì, 18 gennaio 2006
alle ore Ξ
18:53
É che la Rete è il posto più strano del mondo, penso di averlo detto più volte, e dalla minifoto che ho per avatar, messa lì per gli assurdi rovelli di uno strano cervello (e per ricordarmi che non tutto il male è come appare), ho dovuto scoprire che pezzi di corpo possono suscitare succosi pensieri quando sono svicolati dal contesto, ricevendo inedite attenzioni e sorprendenti complimenti, alcuni assolutamente impronunciabili davanti ad un pubblico che non sia più che adulto, alcuni molto teneri, altri assolutamente esilaranti, per non contare un signor invito a cena in un posto che finora ho solo sognato (e spero che il gentile ospite non si rimangi la parola, perchè le donne tendono ad avere la meroria lunga in certi casi ;-))....e siccome un po' di frivolezza non fa mai male, ed è da ieri che ci rido su, vi lascio la prima poesia dedicata al mio ventre, dalla creatività del signor Tender, su una singolar tenzone che ancora non ho capito come è andata a finire...
E davvero vorrei essere la mia pancia, a cui, povera piccola, non viene decisamente dato il risalto che sembrerebbe meritare, andarmene in giro allegra e sicura di me, a far girare la testa agli uomini... mi dispiace, sono la limitazione alla mia pancia per essere felice, le sarebbe servita una testa diversa ;-))
intervenne in questo loco la mirabile letizia; scatenò un perverso giuoco: che incantevole delizia!
con la sua graziosa pancia scatenò due contendenti, per un bacio sulla guancia romperebberossi i denti!
sia gli anònim, che i tristani si ingranziaron la pulzella. ma purtroppo, ai due varani, scappò lesta la gazzella.
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lunedì, 16 gennaio 2006
alle ore Ξ
20:00
E mentre un blog serio si interroga sul senso delle 11 sillabe che hanno fatto dannare il cuore di infinite generazioni di studenti svogliati e appassionati topi di biblioteca, ("amor che a nullo amato amar perdona"), io non potevo fare a meno di sorridere, pensando come questa travolgente e sfortunatissima (o magari no, chè a voticare in eterno con l'uomo che mi ha fatto perdere la testa forse mi divertirei) storia d'amore, insieme ad altri brani random del medesimo universo di profondità inarrivabili ("la bocca si staccò dal fiero pasto" prima di tutti, perchè quella del conte Ugolino è forse la prima favola per farmi addormentare che mi sia mai stata raccontata, il che spiega molte cose ;-)), siano state da sempre il teatro delle esibizioni di quello strano pazzoide affascinante e simpaticone, che se ne va in giro per casa cantando e ridendo da solo e che conosce il segreto per conquistare qualsiasi uditorio, al quale sembra abbia preso in presito un po' di cromosomi... ovviamente solo quelli sballati ;-)) Perchè è da quando sono piccola che in qualunque momento, luogo, situazione, a cena, davanti alla tv, in macchina, improvvisamente lo vedi cambiare faccia e mettersi a declamare con voce baritonale ed accento intenso e sofferto, i primi momenti dell'incontro di Dante con i due innamorati: dovete immaginarvelo così, a chiederti di prendergli il sale dopo che hai appena portato a tavola il pepe, mentre alzi la testa per tirargli un impropero, oppure nel tavolo della sala davanti ai suoi alunni stremati da qualche esercizio impossibile che cercano di pregarlo di avere pietà, buttare gli occhi al cielo e cominciare con quell'indimenticabile "O animal grazïoso e benigno / che visitando vai per l’aere perso / noi che tignemmo il mondo di sanguigno, / se fosse amico il re de l’universo, / noi pregheremmo lui de la tua pace, / poi c’hai pietà del nostro mal perverso"... facendoti dimenticare dove sei, come ti chiami, come diamine sei finito lì, ed avvolgendoti nelle spire delle immagini sfumate, di sentimenti vorticosi dipinti a tratti rapidi e sottili, del baratro dei finali troncati che spalancano mondi ("quel giorno più non vi leggemmo avante", 11 sillabe a dare il senso tremendo dell'inizio e del termine, della perdita, e di una scoperta che vale l'eternità, altro che sfortunate che rispondono!), e vi assicuro che non c'è modo più rapido di chiudere una conversazione o di tappare la bocca agli ascoltatori stupefatti, che prenderli in contropiede con i deliri del Poeta e lasciarli senza fiato, soprattutto quando sei così profondamente innamorato del suono delle tue stesse parole... Ma il mio papà non solo recita e previene momenti di tensione (e mia madre ancora ride quando racconta della prof di italiano del quinto che gli domandava di leggere la preghiera alla Vergine... sto ragazzino diciottenne, tutto tronfio e sicuro di sè, col tirabaci e l'abbigliamento da motociclista anarcoide anni 70, a cullare la classe con la "Vergine Madre, figlia del tuo figlio...") ma si lascia andare anche ad interpretazioni azzardate, sulla cui originalità, però, ancora ci si interroga: perchè una cosa che si nota poco, o almeno non la notò la mia prof, è che Paolo non parla mai: se ne sta in disparte, a testa bassa, ad ascoltare la sua donna raccontare di come lui la amò tanto follemente, tanto dosperatamente, che lei non potè fare a meno di ricambiare... come se mettesse le mani avanti, la nostra amica, come se volesse giustificare una passione che le è stata strappata dal cuore con una violenza a cui non poteva resistere... e lui, avvinghiato a lei per sempre, non può non sentirlo il peso della scelta, il senso di un delitto che avvolge entrambi, non può non sentire di aver trascinato la cosa a cui più teneva al mondo nell'inferno della fatalità e non sentirsene profondamente, egoisticamente, in colpa. "Mentre che l’uno spirto questo disse, / l’altro piangëa; sì che di pietade / io venni men così com’io morisse. / E caddi come corpo morto cade."
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venerdì, 13 gennaio 2006
alle ore Ξ
21:45
Torni a casa per le vacanze dopo tre mesi di assenza, mentre l'inverno ti ha preso in contropiede ricordandoti che anche nella Spagna assolata ma piena di vento dicembre può essere un mese duro, e dopo aver caricato per il ritorno in Iberia la vecchia Samsonite rigida giramondo, più pesante che capiente, di maglioni, lenzuola e pigiami, arrivando all'aereoporto senza giacca pur di portare a Valencia il tuo splendido cappotto arancione che ne ha viste decisamete di tutti i colori, cerchi di scavare qualsiasi angolo, qualsiasi spazietto nei tuoi bagagli strabordanti per caricarti quello di cui, quasi più di un asciugamano grande per la doccia (il mio accappatoio rosa confetto era decisamente fuori formato) non puoi proprio fare a meno... un pezzo, seppure minuscolo, seppure selezionato con violenza più che con metodo, della libreria... E quindi ora sulla mia estanteria di legno e metallo, trovata per strada da un'amica ed eletta a simbolo della mia vita indipendente, oltre che di tutto l'affetto e le meravigliose avventure che ho incontrato qui, fanno bella mostra, in ordine di... bho, come capitava:
1) SALTATEMPO, di Stefano Benni, comprato da poco dopo averlo dovuto abbandonare in biblioteca, che avevo voglia di rileggere, per rituffarmi in quel mondo denso ed oscuro, ma anche pieno di coraggio e passione, che è stata la storia d'Italia degli ultimi quarant'anni, per riscoprire rabbia, allegria, odi atroci e sofferte disperazioni, tra un mare di risate e qualche lacrima strappata via, e per ricordarmi che se ci crede ancora lui, che è stato il tramite di tante riflessioni amare e divertite su questo strano tempo malato, non posso smettere io
2) IL GIOCATORE, di Dostoevskij, già descritto qui, inizio indimenticabile di una passione sfrenata per il buon vecchio russo, ed unico portabile tra i papabili, visto che i "Demoni" avrebbe preso lo spazio di un paio di giacche di velluto a coste.... scelta però molto sofferta perchè in aspra lotta con le "Memorie dal sottosuolo", che ho davvero voglia di riscoprire, ma che, essendo un regalo fatto a mio fratello, non mi sembrava il caso di trafugare, per quel brutto vizio che non riesco a togliermi di donare libri che voglio leggere, finendo per sentirli miei (fatto anche quest'anno, "La cognizione del dolore" a mia madre, già nascosto in mezzo alle monografie di architettura)
3) IL PARADISO DEGLI ORCHI, di Daniel Pennac, anche lui già presentato, perchè parole migliori di quelle di Benni per descriverlo non le troverei in un milione di anni, ed anche questo un regalo (sic!) che non ho avuto tempo di consegnare al mio pusher di musica e sosia lettore (il giorno che caricammo casse di libri per montare il palco dell'ultimo spettacolo, andandole a svuotare ci accorgemmo che le mie e le sue erano identiche, o contenevano cose che ci saremmo rubati a vicenda... <Non è possiblile, sono tutti uguali!!> <Tizia che vuoi, abbiamo gli stessi gusti> ><No Marco, non abbiamo gli stessi gusti, siamo la stessa persona!!>) e che, essendomi portata a Siena a Capodanno a vivere il diluvio, ho pensato bene di trascinarmi pure in Spagna per fargli respirare un po' d'aria iberica, casomai non si fosse ancora rovinato abbastanza
4) FANTASIA, di Bruno Munari, straordinario saggio-racconto-sogno sulla maniera folle ed incredibile in cui si sviluppa la creatività, perchè "Da cosa nasce cosa" era troppo grande e perchè questo l'ho letto troppo in fretta, bruciato in un'ora e passa di nervosa attesa alla fermata della metro di Pietralata in un'assolatissima mattina di fine luglio sull'unica panchina bollente piazzata nello spazio libero tra l'ombra di due banchine, aspettando il solito adorabile ritardatario cercando il lato zen e rilassato che pure dovrà esserci in qualche interstizio della mia mente per evitare di strangolarlo appena fosse arrivato
5) UNA QUESTIONE PRIVATA, di Beppe Fenoglio, il mio regalo di Natale a me stessa, anche lui strappatomi a viva forza dalle mani e dal cuore, tempo fa, per essere riconsegnato alla biblioteca... e sto di nuovo accompagnando il malinconico Milton nella discesa all'inferno, sulla strada delle colline d'Alba martoriate dalla guerra, nel tempo nero della scelta, a rincorrere una verità senza colore rimettendoci la pace, e me ne sto innamorando ancora
6) LE CITTÁ INVISIBILI, di Calvino, che non potevano, non dovevano mancare, perchè sono l'anima del mio essere qui ed ora, perchè mi sentivo vuota, nuda senza di loro... e lo avrei bissato Italo con le mie adorate "Cosmicomiche" se la mia mamma, proffa di matematica e scienze (si lo so, è terribile, compatitemi) non avesse in mente chissà che lavoro da farci fare ai suoi alunni, ragazzini di tredici anni da dare in pasto a Qwfwq, confidando negli esseri umani molto più lei di me
Ed adesso, anche se sono pochi, se risaltano più per ciò che manca che per ciò che c'è, posso dire di sentirmi, almeno un po', in una casa mia.
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mercoledì, 11 gennaio 2006
alle ore Ξ
14:24
Che vi devo dire, sono una bimba. Perchè ad essere alta un metro e cinquanta e qualcosa (un metro y cincuenta y pico, come direbbero qui, e a quel "y pico" si diventa molto legati quando anche un centimetro può fare la differenza), con una faccia... bho, evidentemente infantile, con un temperamento sempre un po' oltre le righe, voce squillante, movimenti nervosi ed inconsulti, scarsa attenzione agli ostacoli (compresi altri esseri umani, gradini e, ehm... pali), è normale che tutte le persone sopra una certa soglia di età, ma anche più giovani a volte, sentano una istintiva premura ed un certo qual senso di protezione nei miei confronti, (oltre a darmi sempre almeno 5 anni di meno), e non dico di non sentirmene intenerita e di non averne approfittato per farmi dare consigli, aiuti o indicazioni, sopportando anche atteggiamenti vagamente stucchevoli ed ogni sorta di possibile nomignolo..... Ma quando, tra piccola, cara, bimba, signorinella, nena, chiquitiña, cariño, e l'ancora imbattuto tesoro dello zio con annesso abbraccio e accompagnamento al posto dove dovevo andare, 20 metri più il là (casomai dovessi perdermi...), la vecchietta della porta di fronte ti dà della muneca (propriamente "bambola", ma detto come se fossi una Matrioska che si è persa i pezzi più grandi), aprendoti la porta dell'ascensore por si a caso està demasiado pesada para ti, niña, permettete che una cominci a preoccuparsi??
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martedì, 10 gennaio 2006
alle ore Ξ
22:34
Capitano strani momenti, strane mescolanze di pensieri, desideri, sogni, paure... Capita di sentirsi vagamente trasparenti, di ondeggiare sui propri fantasmi, sui propri dolori che non si assopiscono, sugli affetti, sulle passioni che non smettono mai, tra qualche lacrima di struggimento ed un sorriso di dolcezza, a guardare le propria testa affollata di anime solitarie come se si muovessero in un film, come se fossero distanti... e riderne, o piangere per loro, è la stessa cosa. E mi fa strano questa serenità equilibrista, in bilico tra mille orli che ogni istante sembrani inghiottirla, a fare i conti con terrori mai risolti e con sentimenti che tornano a scavare anche quando pensavi di averli uccisi, e di cui non puoi dire a nessuno, neppure a chi forse li capirebbe... questa serenità malata, gracile, bambina dalle dita sottili che continua assurdamente, pazzamente a sperare... senza sapere neppure lei cosa, senza conoscere quello che vorrebbe, ma aggrappandosi con violenza inaudita a tutto quanto di bello, di luminoso, di nobile le capiti sotto la pelle, riempiendosi gli occhi di immagini, di colori... E per quanto stia riuscendo a farmi male di nuovo, o ci stia provando, per quanto sappia che questo strano senso di galleggiamento sia il miscuglio indistricabile di orgoglio, senso di colpa e debolezza fisica per essere stata capace un'altra volta di mantenermi quasi completamente vuota, per quanto ci siano pensieri che, pur se distillati, sezionati, nella loro crudele inutilità, stanotte non mi faranno dormire, in quest'atmosfera rarefatta anche il desiderio più lancinante si colora di una strana, iridescente pace.
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