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postato da Ξ lemar il Ξ venerdì, 30 settembre 2005
alle ore Ξ 21:54


Ok. Domani si parte. Per la terza volta in tre giorni... Essì, perchè appena arrivata a Valencia (dieci mesi di Erasmus architettonico) ho scoperto che c'erano dei moduli che dovevo ASSOLUTAMENTE firmare di persona... alla Sapienza però... e quindi ho passato nella mia nuova ciudad solo mezza giornata, tempo sufficiente però ad innamorarmi di lei, del campus universitario (strapieno di fancazzisti, perchè in un posto così bello come ti va di studiare?), a trovarmi casa, a conoscere un sacco di gente e ad imparare un bel po' di spagnolo in più rispetto al giorno prima (il che, conoscendo il mio livello, non era troppo difficile...), ed a raccattare un po' di divertenti avventure, per ritornare a Roma di corsa il mattino dopo, a lasciarmi avvolgere dalle kafkiane spire della burocrazia (e della mia incredibile distrazione, perchè sono "na tossica", come Luzz ha abilmente sintetizzato...)

Quindi ora niente saluti o piagnistei, perchè chissà quante altre cose mi sarò dimenticata e quante volte mi farò rivedere qui (ma, speriamo, MAI PIù!!).... Perciò, chessò, potrei raccontarvi dell'ultima settimana nella Capitale, del regalo di Saltatempo che ho fatto a me stessa, per portare con me Storia ed affetti, e la più divertente immagine di Dio che conosca... oppure del quintale di biancheria che mia madre mi ha comprato, nel suo modo un po' brusco di farmi sentire che mi è vicina, affermando, come tutte le mamme, che "bisogna essere pronte se succede qualcosa" (ma siccome non parlano di un fortuito incontro galante, io ho toccato ferro, non avendo altro da toccare ;-))... o di Siena, del fascino delle città medioevali cresciute come piante, nel posto giusto e nel modo giusto, con quel senso puramente innato che ha la natura di adeguarsi a sè stessa, e di piazza del Campo, una conca di mattoni calda ed accogliente su cui "sbracarsi", chè non esistono altri termini per descrivere al meglio questa sensazione di totale rilassatezza (anche se ci ho fatto un sogno bruttissimo, ma pare che portino fortuna)... e poi Viva Zapatero!, risate e rabbia e speranza mescolate insieme, con quel pizzico di cinica frustrazione che ti costringe a pensare come rimangano colpiti da certe cose solo quelli che le sanno già; ed equivoci e chiarimenti, e le mie disavventure notturne con un maniaco educato che mi ha pure offerto il taxi, che quasi quasi lo ringraziavo, e la mia dolce salvatrice, l'unica donna a cui puoi piombare a casa nel bel mezzo della notte chiedendo ospitalità... e i Musei Vaticani visti un po' di corsa, ma non troppo, perchè alla fine ci siamo lasciati soggiogare da un'orgia di stimoli che non ti lascia respirare, anche se la nostra meta era un'altra... lei, la "Deposizione" la cui vista è stata più traquilla del solito, ma non meno intensa, e quel fuoco che mi divora, che mi attraversa il corpo e lo sconvolge, neppure le lacrime se lo sono portato via.... e i saluti ai miei compagni di teatro, a bere una roba dall'aspetto terrificante ma buonissima, e poi la cena a base di cus cus e birra con gli amici dell'uni, in cui mi hanno predetto che tempo un mese finirò a dormire sotto il ponte di Calatrava con un rene di meno, le risate e gli attimi di commozione (ma non è la lontananza, è l'affetto che mi ha intenerito, anche se lo so che verrete, perchè le ho strappato un "pò esse" che non è proprio un sì, ma è meglio di "solo se veniamo a piedi" ;-))...

Invece non vi parlerò di nulla di tutto questo, perchè sono stanca e domani devo alzarmi all'alba, quindi mi conviene andare a nanna, anche se è un orario da galline. Volevo solo dirvi che sto bene, sono eccitata e serena, decisa a provare per una volta ad aver cura di me, per vedere se è vero che volersi bene è così divertente come dicono.

Aggiornerò appena possibile (spero molto presto).
Hasta Luego!


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postato da Ξ lemar il Ξ giovedì, 22 settembre 2005
alle ore Ξ 19:21


Esistono infiniti modi per invaghirsi di un artista inesplorato: i consigli degli amici, un regalo, il caso di imbattersi fortuitamente nelle sue opere... oppure una mostra, soprattutto se ben allestita. E Andrea Pazienza io lo conoscevo davvero pochissimo, tra qualche storia di Zanardi (io che vado pazza per i nasi importanti, trovo che abbiano personalità) e le avventure del partigiano Pert, ammirando il suo immaginifico gusto per il colore e la graffiante ironia... ma nulla di più, forse perchè, per uno sciocco pregiudizio, non mi sono mai sentita una "tipa da fumetto", come se fosse una specie di casta con una parola d'ordine ed il visto all'ingresso, limitandomi alle intramontabili storie di Topolino, al mio adorato Corto Maltese, l'uomo più affascinante dell'universo, del quale paradossalemente ho seguito di più il cartone animato, e allo straordinario Evangelion, che mi ha completamente soggiogata per mesi abbandonandomi all'episodio 9, chè le ristampe non sono andate più avanti (lo so che ho mischiato di tutto e i puristi si metteranno le mani nei capelli, ma era per sottolineare la mia ignoranza ;-))
 
Quindi al Vittoriano, alla mostra allestita da Vincenzo Mollica ci sono andata più per curiosità che per passione, perchè avevo sistemato presto le ultime pratiche burocratiche e la città, negli ultimi giorni di relax e pace prima della mia lunga e strana vacanza, sembra così dolce.... ed invece sono stata catturata, stregata dalla forza visionaria di immagini splendide, la carica eversiva dei colori accesi, l'umorismo velenoso e pungente, ma anche sensibile, ed un'immensa, infinita voglia di vivere che sembra erompere da ogni bozzetto, da ogni figura... Un pittore coi pennarelli, con un gusto ed una maestria strabilianti nello sfruttare al massimo le possibilità di un mezzo espressivo che sembra più legato ai giochi dei bambini che all'arte "seria" (o seriosa), In una rassegna di vignette, schizzi, dipinti, che spaziano dai temi più diversi, ma sono tutti legati dalla stessa sconcertante energia.


categoria del post :: arte

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postato da Ξ lemar il Ξ mercoledì, 21 settembre 2005
alle ore Ξ 08:24


Si, ok, sarà il terzo post sull'argomento, e non che non ci siano altre cose di cui parlare (la nuova legge elettorale, la riforma della scuola, l'uragano Katrina, miss Italia, Cristina Parodi alla conduzione del tg 5, preferite le more o le bionde?), ma ieri la solita discussione concorde con Totonno (perchè noi due siamo le uniche persone al mondo a mettersi ad urlare pure quando sono d'accordo, infervorandoci tanto da far salire sensibilmente il tono della voce), che si divertiva a vedere la Melandri massacrata ad 8 e 1/2, ha dato nuovi spunti al dibattito (e nuovi motivi ai vicini di credere che questa è una famiglia di pazzi).
 
E visto che lo fa Ruini, parlare a sproposito della Costituzione Italiana, lo faccio pure io: a me piace la Costituzione. Lo so che detta così è la più sciocca delle banalità (avrei potuto anche dire che è fikissima!, parafrasando il gergo dei tre quarti delle blogger in circolazione), ma davvero non saprei dirlo altrimenti. Mi piace. Mi piace perchè è CHIARA, LIMPIDA, proprio come una legge di principio, la dichiarazione d'intenti di un nuovo Stato, dovrebbe essere, perchè tutti devono poterla capire: articoli brevi, ma densissimi, un uso attento delle parole, e poi il senso, profondo e sofferto, dello Stato, della Democrazia, della Repubblica, la speranza di compiere un nuovo, enorme passo affnchè certi orrori, certe atrocità, non possano, non debbano più accadere. E questo a volte può renderla rigida, ed un po' faziosa, ma chissene importa: la cosa che ha colpito me è che l'ho presa in mano, un giorno in cui evidentemente non avevo di meglio da fare, ho cominciato a leggerla, e ho sentito vaori, principi, idee di un Stato laico e democratico (alcuni decisamente sovversivi, termini come "tutela" e "solidarietà" usati a proposito), scorrere dentro di me.
 
Ed appena è venuto alla ribalta il comizio di Ruini contro i PACS, che sarebbero "anticostituzionali", me lo sono subito andata a rileggere l'art. 29 (La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare), e alla maestrina rompiscatole che vive nella mia testa  è venuto da ridere (evento raro, non sapete quanto è bacchettona!): perchè se a Zapatero contestarono di aver modificato i termini "marito e moglie" in "coniugi", qua "coniugi" c'è scritto già! e senza neppure un riferimento al numero, se vogliamo essere precisi....
 
E ancora, il fatto che la Costituzione riconosca la famiglia, significa forse che non riconosca nient'altro? Anche senza scomodare il signor Abbagnano, che qualcuno lassù lo abbia in gloria, ed il primo anno di filosofia, lei, caro Ruini, ha preso la patente? E non le hanno spiegato, in quei dannati test, che la negazione di TUTTI non è NESSUNO, ma ALMENO UNO NON? E che quindi l'Italia può benissimo riconoscere un sacco di cose, TRA CUI il matrimonio?
 
Ma lo sa cos è che mi ha fatto divertire di più, e che dà il senso di quello che mi infastidisce maggiormente in un certo modo di concepire il cattolicesimo, e cioè la negazione della coscienza individuale, l'idea delle pecorelle smarrite a cui serve un pastore? La sua affermazione secondo cui i PACS farebbero diminuire le unioni religiose, grazie alla serie di agevolazioni economiche e sociali che propongono, ponendosi come alternativa al matrimonio in Chiesa. Ma davvero? Quindi il matrimonio religioso, secondo il cardinale Ruini, è sentito dagli italiani come un modo per ottenere benefici economici (con in più l'innegabile fascino barocco e un po' kitsch dell'abito bianco e della Chiesa piena di fiori): ed invece di cercare di risvegliare il senso del sacro nel mucchio dei cattolici annaquati, preferisce togliere loro l'alternativa; in questo modo, almeno, non peccheranno....Per i soliti approfondimenti, date un'occhiata quie qui
 


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postato da Ξ lemar il Ξ lunedì, 19 settembre 2005
alle ore Ξ 07:18


Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
-Ma qual è la pietra che sostiene il ponte ? - chiede Kublai Kan.
- Il ponte non è sostenuto da questa o da quella pietra,- risponde Marco, - ma dalla linea dell'arco che esse formano.
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: - Perchè mi parli delle pietre? é solo dell'arco che mi importa.
Polo risponde: Senza pietre non c'è arco.
(Italo Calvino, Le città invisibili)

La mia vita è stata piena di Maestri: esseri umani di ogni epoca. luogo, credo, che mi hanno lasciato idee, riflessioni, speranze, amore, coraggio. Esistono Maestri che hanno fatto parte della mia vita in un lampo di luce, e poi sono spariti al primo soffio di vento; altri che sono ancora lì, da sempre, e forse non si sono neppure resi conto di quanto siano importanti; qualcuno è andato via troppo presto, altri non torneranno più...
 
Ma la maggior parte riempie il vuoto delle cose che amo, lo ricopre di senso, in quella maniera stupefacente che hanno le creazioni umane di apparire soprannaturali, oltre i limiti della comprensione fisica, ed affolla arte, musica (e uno adesso lo hai visto pure tu, Psycho, e sai cosa voglio dire), cinema, e libri...  perchè la mia vita è invasa, avvolta, assorbita dai libri, dal pensiero che cerca di farsi immagine, comunicazione, perdendosi nel labirinto informe delle interpretazioni....
E quando i miei "amici dell'autobus", quella foresta di strani e simpatici personaggi bisognosi di chiacchierare che affollano i mezzi pubblici, e che io attiro come le mosche, mi dicono che un un po' mi invidiano perchè "tu leggi così tanto, chissà quante cose impari" io sorrido tra me e me, perchè io non leggo per imaparare.
 
Io leggo perchè amo il suono delle parole scritte.
 
E sono pochi, almeno in italiano, quelli che sono stati capaci di modulare la lingua per farle assumere infinite configurazioni, piegarla ai più profondi abissi di significato o alla più superficiale decorazione di facciata, come ha fatto lui, Italo Calvino. Ma non ho voglia di fare un'esegesi critica delle sue opere, perchè non ne sarei in grado, e l'influenza e la sinusite mi stanno spappolando il cervello facendone poltiglia, ma solo ricordare quando di quello che sono dipenda da lui, e come ogni tappa, ogni idea, ogni istante della mia vita sia scandito da un suo scritto, da quando ho imparato a leggere sulle Fiabe Italiane, alle meravigliose avventure degli Antenati (poi riletti con maggiore spirito critico, ma con lo stesso divertimento), alle Città Invisibili, specchio della mia più grande passione (ed il nome del blog non è scelto a caso , come qualcuno ha notato ;-)), alle immaginifiche Cosmicomiche, che per me restano il suo capolavoro...
e potrei continuare a lungo, ma temo di annoiarvi: tutto questo per dire che oggi, 19 settembre, cade il ventennale della sua morte, ed oggi, 19 settembre, è il mio compleanno.
 
Grazie Italo!



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postato da Ξ lemar il Ξ sabato, 17 settembre 2005
alle ore Ξ 07:28


This is the end
beautiful friend
This is the end
my only friend, the end.

Vorrei vivere nel mondo ipnotico e sensuale di una canzone dei Doors, un deserto allucinato di suoni ossessivi, sottilmente narcotizzanti, a ballare attorno ad un fuoco fatuo, resa completamente folle dal richiamo fisico, viscerale, di quella voce, e dalle note sconvolgenti di quella tastiera... e chissà quante volte ti chiederò come si chiama il tastierista dei Doors, caro G., ma poi me lo dimenticherò sempre perchè per me ha qualcosa di sovrumano, inarrivabile, che un semplice nome non può contenere.

Tutto questo per dire che scegliere la colonna sonora di un film è impresa ardua, e trovare quella giusta, che si adatti come un guanto allo spirito dell'opera, è davvero da pochi... Ma Coppola c'è riuscito, ed i primi 5 minuti di Apocalypse now, l'eco di morte, follia e bellezza che la musica esalta e rende più vivido, ti si attacca alla pelle e ti accompagna per tutto il viaggio nelle viscere della paura, in un universo in cui tutte le passioni umane, incubi e deliri resi estremi dalla guerra, ti investono con la loro violenza, scandagliate attraverso lo sguardo di un uomo che non ha nulla da perdere, ma che sente che quell'inferno di distruzione e grandezza, è l'unico spazio per lui... Fino a raggiungere Dio, un Dio da mitologia pagana, figlio di qualche culto arcano, oscuro, assetato di sangue e di un crudele, implacabile senso di Giustizia, ma che ha capito che il prezzo da pagare per la libertà suprema non è solo la solitudine, ma l'Infallibità, l'impossibilità di un ripensamento, l'Onnipotenza che rende schiavi del proprio dominio.

Non l'ho rivisto stavolta, anche se lo rifaccio sempre volentieri, ma ogni volta che penso a come è morto Marlon Brando, la debolezza e la sofferenza di un corpo invecchiato e sfatto, malato e deluso, io me lo ricordo così, divinità dannata dalla sua stessa spaventosa grandezza.


categoria del post :: film

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postato da Ξ lemar il Ξ mercoledì, 14 settembre 2005
alle ore Ξ 11:19


Sto nell’aula informatica dell’università a lavorare, ma non c’è nessuno e mi annoio, perciò ho deciso di scrivere uno di quei post personali insopportabili in cui si nominano persone, cose e fatti che non interessano a nessuno… e non solo per ammorbarvi un po’, ma perché, dato che non ho nessun programma per il mio soggiorno (io e la mia compagna di viaggio, avendo la testa altrove ora, abbiamo deciso che se partiamo completamente  impreparate la prima settimana sarà molto più divertente da raccontare… volete mettere tra dire di aver trovato casa subito e raccontare di aver vissuto in spiaggia sotto un ombrellone nutrendoci di bacche e radici? ;-)), ho l'impellente bisogno di una lista delle cose da fare prima di abbandonare questi lidi, in ordine assolutamente sparso, alcune indispensabili, alcune idiote, che necessiterebbero di almeno un anno di lavoro ininterrotto e devono essere compiute in 15 giorni… quindi se qualcuno ha suggerimenti su dove si possa perire il dono del’ubiquità, si faccia avanti!

Ma veniamo a noi:

- Dare l’esame di urbanistica il 19 settembre, che me lo sto trascinando da 2 anni e non vedo l’ora di togliermelo di mezzo, anche perché rilievo è stato rimandato al prossimo appello (ma abbiamo fatto bene ragazze, perché dopo tutto il sangue che ci abbiamo versato sopra, non aveva senso buttarlo via così… e poi non mi potete cancellare da msn se dobbiamo ancora lavorare insieme ;-))Se l’esame va bene, visto che è pure il mio compleanno, regalarmi… non lo dico per scaramanzia, ma ve lo racconterò, e davvero non vedo l’ora (lonelytears, tu dovresti aver capito a che mi riferisco)

- Accompagnare Xin a fare shopping e rifarsi completamente il look… ehm… nono, volevo dire consigliarlo a trovare abiti giusti adatti al suo stile (ma quando mai, chissà come si veste, lo trasformerò completamente facendogli credere che ha scelto lui, come solo le donne sanno fare… però voi non diteglielo eh ;-))

- Comprare il biglietto del concerto dei Subsonica, perché solo così avrò la certezza di andarci, e perché non mi viene in mente modo migliore per salutare il mio “compagno dei concerti” nonché insegnante di chitarra nonché amico da una vita, ma ovviamente più siamo meglio è

- Preparare, per il compleanno di mamma, la Genovese che desidero da un sacco di tempo, più un dolce che ha fatto un’amica di mio fratello e che a lui è piaciuto tantissimo, e mi ha detto che “se lo ha saputo fare Marina, il tuo sarà senz’altro spettacolare!”, a riprova del fatto che anche lui ha capito che per avere qualcosa dalle donne bisogna adularle

- Tagliarmi i capelli, anche se sono tentata di farlo a Valencia, perché, visto che una delle mie migliori amiche nonché ex compagna di corso nonché personale parrucchiera estetista, perché sono l’unica che si è offerta di fare da cavia, è a Foggia incatenata da un padre-padrone vecchio stampo, a questo punto posso anche sperimentare un taglio spagnolo ( e magari ricolorarli con qualche tinta da trip di lsd, ritornando la fata turchina (o un’alga, a seconda delle interpretazioni ;-)

- Aprire il conto Bancoposta e caricare la carta Postepay, sennò posso andare pure a chiedere l’elemosina

- Fare un festino coi compagni dell’uni (luzz, pensace te ;-)) andando ad ubriacarci ad Ariccia, evitando magari di vomitare sui pantaloni di qualcuno e di tentare il suicidio dal ponte “per vedere quello che c’è sotto”

- Andare coi miei amici al pub di Lele, che mi farà assaggiare tutti i nuovi cocktail che ha imparato, ovviamente con il quintuplo della gradazione alcolica (“si, forse è un po’ forte, ma lo sai che mi piacciono così”) e io mi ubriacherò prima delle 10 di sera, e mi attaccherò a Stefano, storico compagno di bevute e reggitore di testa ufficiale, di cui parlo sempre quando sto decisamente fuori, chiedendogli in continuazione se mi vuole bene, la sua ragazza gelosissima non capirà e penserà che ci sto provando, e io e lei finiremo a picchiarci selvaggiamente prima di mezzanotte

- Andare a Siena con Simonetta, chè è una vita che lo diciamo, giustificando la defezione di Noemi solo perché il suo uomo ha più bisogno di lei di quanto non ne abbia io, essendo  certa che ci sentiremo così spesso che mi detesterà

- Comprare il computer portatile, che però userò il meno possibile perché ho bisogno di disintossicarmi (ma non preoccupatevi, il blog continuerà a prosperare, perché non vedo l’ora di fare l’inviata all’estero… anzi, se fossi in voi un po’ mi preoccuperei ;-))

- Fare la valigia, che ormai sta assumendo sempre più i contorni inquietanti di quella di Ebnezer in Elianto (ennò, non vi dico nulla, ve lo leggete ;-)), riuscendo ad accettare il fatto che almeno la chitarra e l’agave devo lasciarle qui

E poi… ultima ma non per importanza… andare a salutare i due uomini della mia vita (di uno dei quali vi ho parlato diffusamente, mentre per l’altro mi frena una totale incapacità ad esprimere tutta la sua grandezza, per costringervi ad amarlo come lo amo io), il simbolo stesso di questa città e la cosa che mi mancherà di più di lei, anche se me li porto negli occhi, nel cuore, nella testa, distribuiti in tutti gli organi del mio corpo, più che se fossero vivi… perché nelle loro opere c’è un universo così sfaccettato e splendente che trascende i limiti  dell’umano, ed è solo davanti o dentro, o vicino, o intorno a loro che mi sento a casa.


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postato da Ξ lemar il Ξ martedì, 13 settembre 2005
alle ore Ξ 01:23


Che vi devo dire, abbiamo inaugurato la fase dei post politici, continuiamo così.

E continuiamo con una notizia che più italiana non si potrebbe, secondo tutti i clichè di questo nosro sgangherato Paese, con l'Osservatore Romano che tuona insulti indescrivibili contro il povero Professore Prodi, malgrado la sua aria da prete di campagna, il Don Abbondio della politica (ma chi era che lo definì un "servo sciocco"? Cossiga?), reo di aver paventato la remotissima possibilità di un qualche riconoscimento ufficiale, non si sa di che tipo, per le coppie omosessuali... cercando quindi, nel più puro stile democristiano, che tutti loro hanno marchiato a vivo sulla pelle, di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, ma riuscendo ad inimicandosi di fatto tutti quanti....

Il problema, a parte i guai di Prodi su cui preferirei soprassedere, non è tanto che l'Osservatore Romano si permetta certe affermazioni, definendo le coppie di fatto come un mezzo di "lacerazione della famiglia" (ma io ne conosco migliori, che avvengono tra le mura domestiche da millenni, come maltrattamenti, stupri, omicidi), perchè la libertà di opinione vale per TUTTI, soprattutto per chi la pensa diversamente, nell'ambito della vita democratica, ma il fatto che a queste parole sia stato dato tutto questo risalto... e si sia ricominciato a mescolare la politica, che è l'espressione della realtà in atto, per quell'"ansia della ratificazione" di pasoliniana memoria, soggetta quindi a seguirne evoluzioni e modifiche, e la morale, che è invece l'adeguamento pedissequo ad una serie di principi prestabiliti ed immutabili, che non sono, e non possono essere proprio in virtù della loro immobilità, immagine dell'esistente (e non ha nulla a che vedere con l'etica, l'imperativo categorico che spinge il singolo a compiere quello che egli, in obbedienza alla sua coscienza privata, pensa sia il suo dovere). Difendendo ipocritamente i valori borghesi di superficie (la "famiglia" tradizionale, il "lavoro" sicuro, la "stabilità"), senza accorgersi che si stanno sgretolando sotto i piedi, perchè il mondo ha fame, e rabbia, e bisogno di spazio, o più realisticamente perchè i consumatori, che sono il nerbo della società, sono invogliati di più da altri stimoli....

Laico in spagnolo si dice come in italiano, L-A-I-C-O La sto ripetendo in continuazione questa parola, assaporandone il suono rotondo... non avevo mai riflettuto su quanto fosse breve ed incisiva, e si adattasse alla perfezione al concetto che vuole esprimere. Sto per passare 10 mesi in un posto dove, se volessi, potrei sposare una donna, e quindi lasciarle l'eredità, avere una serie di agevolazioni per la convivenza, poterla semplicemente dichiarare mia davanti al mondo, avendo un riconoscimento anche giuridico della mia libertà di autodeterminazione anche in campo sessuale... non che voglia farlo (l'unica proposta di matrimonio che abbia mai fatto è stata rifiutata pur essendo uno scherzo, sancendo il mio completo fallimento nei rapporti con qualsiasi sesso ;-)), ma potrei.

Perchè quello me lo immagino un posto dove la parola democrazia ha ancora un senso, ed in cui la lotta politica non si riduce al mero scambio di insulti gratuiti ed all'esaltazione dei più irrazionali istinti emotivi. Ma vi farò sapere. ;-))


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postato da Ξ lemar il Ξ giovedì, 08 settembre 2005
alle ore Ξ 15:05


Ultimamente la mia vita è arrotolata attorno agli ultimi 2 esami dell'anno, tra un nuovo insediamento urbano da progettare subito fuori il GRA e una splendida chiesa nel frosinate (ad Aquino, ora tristemente nota per i sassi dal cavalcavia) da rilevare e disegnare, con il poco tempo libero a disposizione passato a riflettere su una valigia folle (che si è arricchita del taccuino di pelle, della pentola lagostina piccola per la genovese, e della chitarra), riducendo al minimo qualsiasi interesse nei confronti dei casi del mondo... perciò un'email, in cui mi si consigliava di "scrivere qualcosa sull'espulsione di Bouiriqi Bouchta e degli altri deportati indegnamente come lui", dopo il primo momento di lusinghiera soddisfazione, quasi il mio blog fosse davvero un polo d'informazione ;-)), mi ha colto impreparata, mentre i tentativi di formarmi un'opinione su una questione che ritengo di importanza capitale si sono rivelati a dir poco infruttuosi: notizie scarse, confuse, sensazionalistiche, nel perfetto stile giornalistico italiano, che distoglie l'attenzione dai fatti a favore di un irrazionale coinvolgimento emotivo di superficie.

Perchè alla fine, se ho capito cosa è successo in un collage di frammenti raccolti qua e là (vi lascio la notizia del sito dell'ansa, che quantomeno mantiene una parvenza di oggettività), il fatto è gravissimo: un cittadino (con regolare permesso di soggiorno? non lo so, non lo dice nessuno, ma visto che aveva una macelleria credo proprio di sì) viene accusato di un crimine la cui definizione non potrebbe essere più fumosa (qualcosa come"istigazione al terrorismo", chè anche qui le versioni sono contrastanti), prelevato in piena notte ed espulso dal nostro Paese! E non  importa affatto se fosse colpevle o meno, è assolutamente sconcertante che in uno Stato democratico un uomo, a causa di un REATO D'OPINIONE, sulla cui liceità o meno non ho neppure voglia di interrogarmi, invece di subire regolare processo, sulla base di prove indiziarie venga cacciato via!! Preso e sbattuto fuori, come si fa coi cani rognosi...
E, nel tono vendicativo e nell'infantilismo di certe dichiarazioni di esponenti del Governo, mi viene da pensare alle vecchie signore che, da bambini, ci scacciavano da sotto il loro palazzo dicendoci di andare a dar fastidio altrove, ma non lì, nel minuscolo rettangolo di terra che fa da confine alla loro vita.... Perchè se quest'uomo fosse davvero pericoloso, se avesse sul serio commesso un crimine, la soluzione auspicata non è la rieducazione in galera, ma l'espulsione, in modo che vada a far danno da un altra parte, ma non da noi, tanto che ce ne importa, basta che il nostro misero confine le stranezze, la diversità, le sfumature siano ben nascoste....

E sono spaventata, di nuovo, come sempre ormai, perchè uno Stato in cui la presunzione d'innocenza, che è il primo principio della democrazia, non vale più nulla, io non ho voglia di vivere. E sono stanca di discorsi ridicoli sull'integrazione, su "loro" che devono adattarsi a "noi" e prendere le nostre "abitudini"... no, spiegatemi, e quali sarebbero queste abitudini? Ed in cosa consiste la vostra "tolleranza"? Perchè io, da stupida quale sono, sono sempre stata convinta che uno Stato laico (no scusate, lo ripeto LAICO, e se non si è capito ancora bene L-A-I-C-O), quindi di per sè stesso assolutamente privo di qualsivoglia connotazione, abbia come valore fondante la tutela delle minoranze... e quindi niente crocifissi sui muri, ma pure niente veti sulla possibilità di portarsi addosso qualsivoglia simbolo ci rappresenti, nella piena e totale libertà di autodeterminazione del singolo....

 

An-Nâs (Gli Uomini) - Sura n. 21

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

Di': Mi rifugio nel Signore degli uomini,
Re degli uomini,
Dio degli uomini,
contro il male del sussurratore furtivo,
che soffia il male nei cuori degli uomini,
che [venga] dai dèmoni o dagli uomini



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postato da Ξ lemar il Ξ lunedì, 05 settembre 2005
alle ore Ξ 23:43


Ci siamo andate lo stesso... le ragazze sbuffavano un po', ma si sono convinte, nonostante la pioggia, che ci ha beccate proprio sotto la pensilina dell'autobus... E l'ippodromo di Villa Borghese era stracolmo, inpressionante, rigurgitante vita, esseri umani, colori, profumi, sapori, chè certi luoghi solo se pieni di persone danno il senso della loro vastità: tutti per De Gregori, gratis a Roma, ed anche se saranno quindici anni che ne becca poche giuste, che rimastica le stesse melodie già sentite, e mi infastidisce un po' quel suo modo di riarrangiare i pezzi come se apposta volesse toglierti l'attacco per impedirti di stargli dietro, bhe ci sono alcune sue canzoni che hanno segnato la mia vita... e mi seguono da quando sono bambina, e me le porto dentro, e col tempo si arrampicano ad avvolgere persone, emozioni, momenti sempre nuovi...  E qualcuna di queste l'ha cantata, il Titanic, che faceva piangere mio fratello (che vi devo dire, l'idea del tipo coi "calzoni rattoppati al sedere" che finiva a fare il mozzo sulla nave condannata al disastro lo commuoveva), o la donna cannone, o la leva calcistica della classe '68, o rimmel....

E poi lei, "pezzi di vetro", che l'ho aspettata trepidante tutto il tempo, perchè avevo bisogno di immergermi in una malinconica, irrinunciabile speranza... e mentre mi commuovevo come sciocca, io che ho le reazioni emotive di una bambina di tre anni, pensavo a tutti i "santi a piedi nudi" geniali e sconsiderati a cui avrei lasciato il mio cuore in mano per farne qualsiasi cosa, anche stritolarlo tra le dita, e non l'hanno voluto... ma poi mi sono detta che l'amore vale sempre, per quello che dà e per quello che toglie, e per il respiro mozzato che si lascia alle spalle, e ho deciso che la pianta di agave, regalo di un altro mondo e di un altro tempo, che sta languendo lentamente, simbolo di qualcosa che non vogli lasciar andare via, la porto con me e la faccio prosperare (e quindi, ricapitolando, per ora nella valigia ci sono: caffettiera, caffè, grammadizionario, agave.....)

Perchè la vita vince sempre, malgrado si diverta a trovare le strade più tortuose.


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postato da Ξ lemar il Ξ domenica, 04 settembre 2005
alle ore Ξ 10:49


Stato della valigia a tutt'ora:

- Caffettiera Bialetti da 2 tazze già usata (grazie mamma che mi ha regalato la sua!)

 - Vocabolario di spagnolo, anzi "Grammadizionario", visto per caso da GS nel tentativo di distogliere Totonno dal comprarsi un vocabolario di latino da portare in ufficio per controllare le citazioni con cui fa il figo coi colleghi, ma che tanto non capisce nessuno, compreso lui (andare a fare la spesa con un padre pazzoide come il mio è esilarante, ma è pure una fatica pazzesca, perchè devi rimettere a posto i 3/4 delle cose che ha preso lui)

Inoltre ho deciso l'abbigliamento della partenza (intorno al 25 settembre, se tutto va secondo i piani, peraltro inesistenti): stivaloni anfibi ai piedi; gonna arancione a coste lunga da zingara tutta arricciata che da sola pesa 5 chili; le calze azzurre, verdi, rosse, viola; almeno 3 magliette; il maglione di lana pesante grigio chiaro con le maniche antracite all'uncinetto che mi sono fatta io; la giacca lunga di jeans con sopra la giacca lunga di velluto arancione con sopra la giacca corta imbottita verde militare; la sciarpona lunghissima e spessa con i colori della Giamaica pagata 2 euro a via Sannio; varie ed eventuali: in questo modo posso occupare tutto lo spazio libero guadagnato in valigia con 10 chili di caffè KIMBO Miscela Napoletana.

 

Mi sembra che non manchi nulla no? ;-))


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