Di là, dopo sei giorni e sette notti, l'uomo arriva a Zobeide...
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postato da Ξ lemar il Ξ martedì, 30 agosto 2005
alle ore Ξ 09:42


È stato anche Caravaggio. Diverso dal mio, dall'immagine che le sue opere hanno scavato nella mia testa, più sensuale che iraconda, ma ugualmente di straordinaria intensità. E Rogozin, l'uomo che aveva il coraggio di tenere a casa questo quadro lasciando che gli avvelenasse lentamente le viscere, in una riedizione de "L'idiota" insieme ad Albertazzi curata per la tv, quando qualcuno ancora pensava che il mezzo avesse delle potenzialità didattiche.... e che educando più gente possibile, questa avrebbe aperto gli occhi su una società diversa.

Invece in questa fine estate la televisione serve solo per mandare in onda un'oretta di documentario su uno dei più grandi attori, uomini, pensatori del dopoguerra: facendolo rivivere negli spezzoni, nelle interviste, nei filmati dell'epoca, cercando di restituircene un'immagine unitaria.... ma non si può. Perchè l'essenza di un attore si mostra nei suoi mille ruoli, nel vortice caleidoscopico degli infiniti mutamenti, polverizzandosi in essi... ma che importa poi sapere chi fosse, lui è Sacco, il tenente Ottolenghi, il folle capo della squadra omicidi, e chissà quanti altri ruoli che ancora non ho visto; lui è tutti loro, e nessuno, ed in questo sta la sua grandezza.

E poi, scusate la franchezza, ma era davvero bellissimo!! ;-))

AGGIORNAMENTO: Che vi devo dire, mi sono lasciata trascinare dal fascino di quest'uomo e manco ne ho scritto il nome: Gian Maria Volontè. Su internet si trova pochissimo, perchè l'ostracismo nei suoi iguardi non è finito mai, ma se vi capita un suo film non lasciatevelo scappare! ;-)


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postato da Ξ lemar il Ξ lunedì, 29 agosto 2005
alle ore Ξ 17:18


Vi lascio la ricetta dell'unica predibatezza fatta fuori in questi giorni che non abbia il copyright di qualche mia ava gelosa o non necessiti di più di 12 ore di preparazione.... E poi è facilissima, veloce e leggera!! (chè pare che 'sta cosa tiri tantissimo, ultimamente ;-))

Allora.... Passate al setaccio 500 gr. di ricotta di mucca (potete utilizzare anche un passaverdure, o saltare questa fase se la ricotta è molto cremosa... naturalmene, in mancanza di meglio, la classica forchetta fa sempre il suo dovere), unite 150 gr. di zucchero a velo (variante mia, chè i miei parenti viziosi detestano sentire lo zucchero sotto i denti; pr ottenerlo, basta frullare lo stesso quantitativo di zucchero semolato), 50 gr. cacao amaro, una tazzina di caffè anch'esso amaro, mescolate con molta attenzione, con una frusta a mano o elettrica, finchè il composto non è perfettamente amalgamato (non voglio vedere grumi, guardate che vi controllo!!), tenete in frigo almeno un paio d'ore e.... È PRONTO!!!

Visto che non ci voleva nulla? ;-)


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postato da Ξ lemar il Ξ domenica, 28 agosto 2005
alle ore Ξ 17:46


Parenti in giro per casa, una settimana di pasti pantagruelici (che sconterò terribilmente, ma per ora non ho voglia di pensarci) che hanno raggiunto l'acme negli ultimi due giorni, in cui io e le due cuoche migliori che conosco, madre e zia, a cui cerco da quando sono nata di succhiare il segreto della buona cucina, abbiamo deciso di distruggere l'apparato digerente di una decina di persone.... E poi sono due giorni che vivo un'esperienza mistica, due giorni che mangio un pezzo di tradizione e di cuore: perchè la parmigiana di melanzane fritta due volte, imbottita di salame e mozzarella di Battipaglia e ricoperta col sugo del ragù (quello napoletano, quello di Sabato, domenica e lunedì, non la bolognese, che è un'altra cosa), la cui ricetta segreta si tramanda a voce secondo una discendenza matrilineare, è il simbolo e l'immagine più viva che ho di mia nonna Titta e dell'altra mia città, quella Napoli in cui sono nata e a cui devo la mia allegra malinconia, di cui lei rappresentava la custode, perchè ne sapeva risvegliare il profumo....

Ed è incredibile come niente quanto un sapore sappia suscitare emozioni e ricordi, e mi rivedo bambina nella sua casa di Materdei, a saltare sul letto con la mia cuginetta in una stanza buia illuminata solo dalle candele delle immagini sacre, a raccontarci storie... e rubare salame e capocollo, il giorno di Pasquetta, corrompendo con un bacio il mio papà per non farmi denunciare... e l'uncinetto, il movimento assiduo e veloce della mano (che per quanto ora ne conosca il segreto, e sia una discreta esecutrice, continua ad affascinarmi), la lunga e morbida coperta, unico pezzo di un corredo che non userò mai, e che ogni tanto vado a spiare per accarezzarne la morbidezza... il caffè, il lungo corridoio da attraversare in bicicletta, le passeggiate fino al mercato, la via crucis con le candele protette dal vento con strani bicchieri di plastica, che bruciavano con una puzza spaventosa.... così silenziosa mia nonna, e dolce, vista troppo poco per riuscire a comprenderla davvero, colpita dai sogni un po' deliranti dell'arteriosclerosi quando avevo l'età per poterla scoprire.... ma lei è viva, nel sapore delle melanzane, e nel suo cavallo di battaglia, le polpette, che solo da quando lei è morta mamma è riuscita a fare uguali, come se il suo spirito fosse rimasto imprigionato nel loro segreto...

Sarò sciocca, sarò blasfema, ma pochi organi sono più vicini al cuore di quanto non lo sia lo stomaco (e il mio modo di nutrirmi è uno spettro abbastanza fedele dello stato del mio muscolo più antipatico), e sono certa che lei è felice di essere ricordata così, con una bella indigestione! ;-))


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postato da Ξ lemar il Ξ sabato, 27 agosto 2005
alle ore Ξ 15:12


Oggi vi racconto una lunga storia, quella di una delle piazze più belle del '600, per dimostrarvi come l'arte (e l'architettura, l'unica arte a non essere indipendente per principio, in maniera particolare), ancorchè essere romanticamente il frutto di qualche bizzarra intuizione individuale, si presenti come la geniale soluzione di un problema complesso, sviscerato in tutte le sue parti per trasformare limiti ed obblighi in altrettante possiblità, componendo in una superiore unità tutti gli spunti della tradizione.
Intorno alla metà del '600 papa Alessandro VII Chigi, ormai tramontata la potenza militare dello Stato della Chiesa, invece di giocare coi soldatini veri come i suoi predecessori, si era fatto costruire un plastico di Roma ed ogni giorno, insieme alla sua corte, si divertiva a fare progetti su piazze da sistemare, strade da sventrare, palazzi da costruire.... E senz'altro non poteva essere soddisfatto dello spazio senza forma e senza confini di fronte alla chiesa più importante della cristianità, da poco terminata, dopo due secoli di incredibili vicissitudini (che lasciamo per la prossima puntata ;-)) con la facciata di Carlo Maderno, la cui eccessiva larghezza, che ne minava l'intima proporzione, era dovuta al desiderio di issare due campanili sulle campate estreme; speranza frustrata dal tentativo fallito di Bernini, il cui campanile non solo era rovinosamente crollato, ma si era portato dietro anche un bel pezzo di facciata e qualsiasi possibilità di ulteriori incarichi per il Cavaliere sotto Innocenzo X.


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postato da Ξ lemar il Ξ giovedì, 25 agosto 2005
alle ore Ξ 17:38


Pupo di nuovo in tv... e Marcello Pera che inneggia alla Guerra Santa (il più disgustoso degli ossimori, GUERRA SANTA...). Fanascienza? E se fosse un complotto per aumentare l'entropia dell'universo? Cancellare le sfumature, annacquare le gradazioni, appiattire l'infinita vertigine dei possibili.... la temperatura che si fa costante, e grigia, mentre il mondo si ribella con maremoti ed incendi... Il caldo ed il freddo contro la dannazione, contro il TIEPIDO; e aveva capito tutto, quel dritto di San Giovanni, molto prima di Carnot: il più grande fisico della storia era un vecchio allucinato da sogni folli per aver mangiato troppo pesante... i quattro libri dell'Apocalisse e duemila anni di pensiero teologico solo per chiudere la bocca a Pera... che il Cristianesimo non avrebbe potuto avere un fine più lodevole.... E quindi non era Stavrogin l'Anticristo, il Puro, il centro vuoto da cui si scatena il vortice delle passioni, uomini e donne trascinati nel fango a disperdere energie,  dissipare calore, riunendo i contrasti, e le variazioni, sotto l'ala grigia del'Indifferenza e del Conformismo.... era Marcello Pera... solo non raccontatelo a Dostoevsky, chè potrebbe restarci male... e pure io.


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postato da Ξ lemar il Ξ mercoledì, 24 agosto 2005
alle ore Ξ 16:58


Ok, basta. È l'ultima, lo prometto.... ma mi era venuto il "blocco del disegnatore" e ricominciare ha sempre il sapore di una piccola vittoria... e il fiume in piena delle miriadi di possibilità mi travolge di nuovo.... le possibilità del disegno, certo, ma non solo.... Dovrei cambiare soggetto (ed anche l'oggetto dei miei desideri, visto che ci siamo ;-)), ma adesso non mi va.

M diverto a guardarla muoversi, sottile e nervosa, e vorrei catturarne le pose più ardite... uno dei pochi pezzi di me con cui vado veramente d'accordo; ma è difficile, difficile cogliere il senso dei gesti, e quello che significano per me, e non solo perchè la tecnica è ancora acerba... ma forse non è dato fermare sulla carta le emozioni, anche se piccole, o semplicemente sono troppo esigente per riuscire ad essere mai completamente soddisfatta da ciò che faccio... ma non importa.

Continuo.
Da qualche parte arriverò.

Oppure starò ferma ed avrò fatto passare, dolcemente, un po' di tempo.


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postato da Ξ lemar il Ξ martedì, 23 agosto 2005
alle ore Ξ 23:44


Si, lo so che la mia è una fissazione, e se qualcuno vedesse il mio taccuino penserebbe che sono una maniaca... una serial-killer che va in giro a staccare mani.... Ma stasera ero nervosa e avevo bisogno di sporcare un foglio, imbrattarlo con la prima matita che ho trovato, un mozzicone spuntato... e lei stava là davanti, la mia unica modella, e mi sono messa a giocarci un po', cercando di darle volume e consistenza... chè io di solito non calco mai, e traccio linee sottili e nervose, calligrafiche... ma ora ho voglia di lasciarmi avvolgere dall'ombra, dalla morbidezza del chiaroscuro...È tutta storta questa mano, sproporzionata, con qualcosa di vistosamente sbagliato nella posa che non riesco a capire.. ma la vedo così stasera, alla luce del lumino, e quindi va bene. In fondo l'autrice sono io, no? ;-))

ANTICO INVERNO
Desiderio delle tue mani chiare
nella penombra della fiamma:
sapevano di rovere e di rose;
di morte. Antico inverno.
Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano súbito di neve;
cosí le parole.
Un po' di sole, una raggera d'angelo,
e poi la nebbia; e gli alberi,
e noi fatti d'aria al mattino.

(Salvatore Quasimodo)



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postato da Ξ lemar il Ξ martedì, 23 agosto 2005
alle ore Ξ 14:47


Aveva una pianta di limoni, anche lui, come la mia mamma, che quando non c'è chiama solo per sapere come sta la sua piccola (ma durante il megatemporale non erano caduti i fiori! anzi si sono trasformati in piccoli, verdissimi, ma inconfondibili FRUTTI! e ne sono usciti fuori pure altri! ma non è che pensare tanto ad un parco me lo ha regalato, un po' di pollice verde? ;-)), e ne chiede in continuazione nelle sue prime lettere, in cui il contatto col mondo è ancora vivo e forte... E io che non volevo leggerle, le "Lettere", perchè interessarmi di una corrispondenza privata mi sembrava un po' come spiare dal buco della serratura, ed invece mi sono appassionata... cosa che non toglie nulla alla mia vocazione vouyeristica, ovviamente, ma sottolinea il valore del libro come testimonianza di profonda, inestinguibile, umanità.... L'ironia dei primi scritti, tutti tesi a cercare di consolare le sue donne, la moglie, la madre, la cognata, con quell'atteggiamento paradossale dei coraggiosi che soffrono e si ritrovano a sostenere proprio quelli che dovrebbero donar loro forza; la curiosità partecipe con cui osserva il mondo nei continui spostamenti dei primi tempi, sbattuto da un carcere ad un altro, con strani, divertenti incontri, raccontati con amore, e l'orgoglio con cui cerca di convincere la madre che la sua condizione di carcerato politico non è infamante, ma lo sarebbe stato molto di più rinunciare ai suoi ideali, alla sua lotta, solo per paura... E poi le storie di quando era bambino, le piante, gli animali.... che me lo immaginavo un uomo burbero e molto schivo, il deputato Nanni, ma certo non un allegro simpaticone sempre pronto alla battuta.... Il desiderio, il bisogno di sentirsi vicino ai suoi congiunti, di consigliarli ed aiutarli, per sentire di avere ancora un posto nel mondo...
Ma poi la detenzione assume i contorni cupi ed opprimenti della cella cella singola del carcere di Turi, e la noia, la malattia, l'umiliazione cominciano a scalfire la sua forza d'animo, mentre il senso di impotenza, da fiammella tenuta a bada con fatica, diventa un fuoco che gli brucia le viscere, nell'accorgersi che tutto ciò che lo riguarda, il suo processo, i suoi affetti, la sua vita politica (di cui ovviamente non può mai parlare apertamente, ma il cui pensiero serpeggia in tutto il libro), si svolge altrove, e il filo di seta che lo lega al suo passato si fa sempre più sottile, tanto che immergersi nello studio, nell'immane fatica dei "Quaderni", diventa l'unico modo per resistere all'angoscia. Fino a che il male fisico, la lenta tortura del dolore, non avrà il sopravvento.
E come in un romanzo epistolare del secolo scorso si delineano i personaggi principali, tutti osservati attraverso gli occhi del carcerato perso nei ricordi, tratteggiati dai sentimenti che egli prova per loro: la moglie Julca, il timido riserbo e quasi la paura di Gramsci a scriverle, il modo in cui cerca malamente di aiutarla ad affrontare una situazione tanto complessa, a vincere la depressione, e la sofferenza con cui la sente allontanarsi; Tatiana, la piccola cognata,  un po' avventata ma generosa, amata affettuosamente quanto una sorella, e come tale anche rimproverata e presa scherzosamente in giro: la sua corrispondente più assidua che, essendo in Italia, gli starà vicino per tutto il tempo della prigionia, fornendogli riviste, libri, mantenendo il suo legame con le cose; ed infine i due figli, il capitolo più doloroso, lasciati da piccolissimi (uno dei due, Giuliano, non lo incontrerà mai), con la sofferenza di non poterli vedere crescere  che cerca un sollievo nel tentativo di dare consigli, di inserirsi nella loro educazione... e mi piace il modo in cui cerca di parlare loro, la sua idea di uno sviluppo omogeneo della personalità, la fantasia, la creatività... e non a caso le sue due ultime lettere, quelle che chiudono la raccolta, sono per loro.
 
La targa è quella di una via di Como, trovata per caso mentre mi perdevo in cerca della chiesa di Sant'Abbondio, e quel "MARTIRE PER LA LIBERTÀ" meritava di essere documentato... anche percè si trasformava in un più sobrio "POLITICO E STATISTA" in corrispondenza dell'incrocio successivo ;-))


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postato da Ξ lemar il Ξ lunedì, 22 agosto 2005
alle ore Ξ 15:15


Stavo sdraiata a letto a leggere ("Le relazioni pericolose", per la terza volta, e ancora non mi basta.... libro straordinario, senz'altro ve ne parlerò un giorno...) e il mondo a cominciato a muoversi, a ballarmi sotto il sedere, con quello strano tremore che può variare di intensità ma è inconfondibile, sempre uguale a sè stesso... chè non ne avrò sentiti tanti in vita, ma non ne ho scordato neppure uno, di TERREMOTO... Più divertente che angosciante, la sensazione, tanto che ci veniva da ridere a tutti, e sembravamo come bambini che saltassero insieme alla terra su un immenso tappeto elastico... e poi il vuoto nello stomaco, e un tremore al petto che ancora non se n'è andato via.

Ho appena letto che la scossa ha colpito la principalmente la Capitale ed il litorale, con epicentro ad Anzio... insomma ce l'avevi con noi eh? Nessun danno però, il pianeta aveva solo voglia di sgranchirsi un po' le gambe.

Qualche notizia in più dal sito dell'Ansa.

P. S. Si, lo so, la citazione è un po' macabra visto che non sembra ci siano state conseguenze, ma i CCCP sono stati la prima cosa  che mi è venuta in mente... secondo voi è grave? ;-))


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postato da Ξ lemar il Ξ domenica, 14 agosto 2005
alle ore Ξ 15:49


Strana estate, solitaria e malinconica, tristezza esibita o trattenuta a seconda dei casi...  ed il bolo nero che ad intervalli regolari insinua i tentacoli per ricoprirmi il cuore, si è fatto più feroce che mai....
 
Perchè io ho un problema.
 
E a definirlo meglio, a tenare di dargli contorni certi, mi viene da ridere, un po' perchè circoscrivere una malattia equivarrebbe a trovarne la cura, un po' perchè corpo e testa sono così strettamente rimescolati che sbrogliare la matassa sarebbe un'impresa al di là delle mie forze: diciamo che qualunque disturbo alimentare (un delicato eufemismo per indicare la totale incapacità a stabilire un qualsivoglia rapporto col proprio corpo e con il cibo, che della fisicità è una delle più alte manifestazioni) possa venirvi in mente,  eccettuato il vomito autoindotto e l'uso di farmaci, bhe, negli ultimi 7 anni io ne ho sofferto (o meglio me lo sono inferto), senza mai superare il livello oltre il quale il rischio diventa pericolo, ma viaggiando comunque in un intervallo di variazioni di peso dell'ordine di venti chili, con 35 e 55 chili come estremi...
 
E me lo porto dietro il mio disturbo, tra alti e bassi, fasi di digiuno assoluto e periodi in cui ingurgito qualsiasi cosa capiti a tiro, senza alcun gusto, solo per riempire lo stomaco, mescolando anoressia e bulimia con la malizia di una strega cattiva che giri il mestolo nel suo calderone fumante, fino a quest'anno, in cui, essendo riuscita malamente a raggiungere per difetto il peso che la mia dottoressa, ormai secoli fa, definì come "ideale" (ideale per lei, non certo per me, condannata a non vedermi magra probabilmente mai), ho deciso che dovevo finirla.... dovevo GUARIRE. E ci ho provato, eh? Mi ci sono messa d'impegno, a cercare di mangiare come una persona normale, il giusto apporto di nutrienti, a tentare di ricostruire il senso del gusto, e dell'appetito....
 
Ma è stato un disastro. Era diventata una schiavitù ancora peggiore del lasciarmi andare all'altalena delle abbuffate e dei digiuni. Sofferenza, nausea, dolore, frustrazione. E un insensato, ridicolo vittimismo, che mi ha fatto gettare nella spazzatura l'unica cosa che mi desse la possibilità di sfogarmi, e che mi manca tantissimo; ma non si può buttare il proprio veleno addosso ad un altro essere umano, come se fosse una spugna priva di emozioni, nella speranza di averne un po' di meno per sè.... essere egoisti vuol dire togliere agli altri la loro qualità di persone, arrogandosi il diritto di possederne l'esclusiva (e mi dispiace che tu abbia visto il peggio di me, più di quanto non pensi, ma ormai è andata e non posso tornare indietro, e qualsiasi scusa sarebbe inutile e meschina).
 
Però da questo tentativo fallito ho capito alcune cose.
Ho capito che la chiave della mia malattia non è il disordine alimentare, il mangiare o meno, l'aver alterato completamente il mio equilibrio fisico usando il cibo come un'arma contro me stessa e non come nutrimento, perchè conosco tanti che lo fanno inconsapevolmente senza alcun problema, ma è il SENSO DI COLPA, il più inutile e disgustoso dei sentimenti, perchè non porta a nessuna volontà di riscatto, ma trova in sè stesso la sua intima giustificazione, quasi che fosse il solo prezzo da pagare per poter riprendere a farmi male con più energia, e poi di nuovo, in una spirale senza fine.... Perchè io mi sento in colpa per tutto: per quando mangio, per qualsiasi boccone mando giù, sempre; per quando digiuno, (e per quanto in questo ci trovi un fondo di soddisfazione, per lo sforzo che mi costa e perchè è sempre un modo per perdere peso, dopo un po' fa così male che vorresti solo metterti a piangere); per l'assurdità di dare tanta importanza al più sciocco dei condizionamenti e non riuscire, con tutta la mia presunta intelligenza, ad avere la forza di accettarmi così come sono; per l'invidia che provo di fronte a tutte quelle più magre di me, ed anche di fronte a quelle che, bellissime, portano in giro con orgoglio il loro corpo imperfetto senza esitazioni; per tutte le volte che perdo due ore a vestirmi per trovare qualcosa che mi sembri accettabile, e per quando resto a casa, e per gli occhi che mi sento di continuo puntati addosso; e per tutti quelli che ho fatto soffrire, consapevolmente o no, e per coloro che stanno male sul serio, in questo mondo sgangherato, ed a cui i miei deliri da ragazzina viziata, perfetta espressione di una società che ha perso totalmente il senso delle proporzioni, sembrerebbero peggio di un insulto....
Sentirsi in colpa, arrotolarsi nel rimorso, giocare a ricordare ogni cosa, a riviverla nella mente, a torturarcisi, invece di gettarla via ed andare avanti, chè il passato è passato e non torna più.... e alimentarlo di continuo questo sentimento, la fiammella che non si spegne mai, perchè ogni cosa può servire a vivificarla... Ed anche la consapevolezza del male, la totale presa di coscienza di quanto tutto ciò sia disgustoso, non è affatto un passo verso la guarigione, ma solo l'ennesimo alibi.
 
Perchè ho capito pure un'altra cosa. Ho capito che non ho nessuna intenzione di guarire. Un po' perchè davvero non so da dove cominciare, e il tentativo precedente mi ha dato una vaga idea della vastità del problema, un po' perchè.... perchè con tutta la consapevolezza del mondo, sulla fatuità ed inconsistenza di certe questioni, io voglio ancora dimagrire: digiunare, abbuffarmi di nuovo, giocare col mio corpo, lasciarmi completamente dominare da lui... è più forte di me. Con questo non voglio dare la colpa a qualche fantomatico agente esterno, alla società, ai traumi infantili o a qualunque altra sciocchezza vi venga in mente, io soltanto ho la responsabilità di quello che mi accade, anche quando ne perdo totalmente il controllo, ma solo dire che la razionalità non è abbastanza forte da spingere la volontà. E la mia insicurezza resta convinta che aggrapparsi ad una speranza, per quanto assurda, sia un modo per rimanere a galla: tra 10 chili persi la mia vita sarà più felice; quando imparerò a vomitare, e liberarmi del cibo diventerà una mera questione di allenamento, il senso di colpa magari si affievolirà.... Intanto da mia vita scorre, tra le mie passioni, i miei desideri, l'altalena dei rapporti umani in cui mi sento sempre un po' inadeguata, gioie e dolori comuni, ed in più questo inutile fardello del quale vorrei liberarmi ma di cui so di non poter fare a meno. E così all'infinito.
 
Non ho mai scritto un post così lungo, e chissà se qualcuno avrà il coraggio di leggerlo tutto. E forse ho continuato a parlarne con assurda nochalance, come se non riguardasse me, e qualcuno mi rimproverebbe per questo... ma avevo voglia di sfogarmi. Di torturami un altro po'.


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