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venerdì, 09 maggio 2008
alle ore Ξ
09:54
Il primo, qui. Forse non hanno niente a che vedere, forse si. Dentro di me sono la stessa cosa. Poi mi metto a parlare di politica, lo prometto ;-))
Ascoltare. Lei sapeva ascoltare. Glielo avevano insegnato mille parole già dette, mille pensieri che non trovavano espressione se non nel contatto. Sospendere la vita trattenendo il respiro. Sentire la voce di lui distillare veleno nelle vene con la grazia del velluto, assorbire dolore, rabbia, desiderio, passione, altri visi, altri corpi, lasciarseli scorrere sotto la pelle come se non fossero reali, come se i loro contorni si disperdessero oltre i confini del racconto. Lui esiste solo quando parla con me. E poi, da sola, colorare le storie lasciate in sospeso dando rilievo agli accenni, tingendoli di perversa oscurità. Torturarsi i sogni, sentendo il desiderio divorarle la carne e annebbiarle la vista. Gelosia è odiare qualcuno di cui neppure conosci il colore degli occhi.
She was looking into my eyes with that way she had of looking that made you wonder whether she really saw out of her own eyes. They would look on and on after everyone else's eyes in the world would have stopped looking.
(...) "It's funny," I said. "It's very funny. And it's a lot of fun, too, to be in love."
"No," she said. "I think it's hell on earth."
"It's good to see each other."
"No. I don't think it it."
"Don't you want to?"
"I have to."
(...) It's awfully easy to be hard- boiled about everythig in the daytime, but at night it's another thing.
(Fiesta, Hernest Hemingway)
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martedì, 06 maggio 2008
alle ore Ξ
07:42
Sabato. Interno.
Io: "Se stanotte quando torno ti sveglio, mi dai un bacio?"
Mi nipotina 8enne: "Mm... Si. Però cerca di non svegliarmi."
Mi ha chiesto se mi ricordo quando è nata, la fanatica bambina che ha riempito la casa per una settimana, e cosa stessi facendo visto che ero a Roma e lei a Milano. Ovvio che mi ricordo cosa stessi facendo. Appena è arrivata la telefonata sono scappata da Fabio senza neppure mettermi la giacca, sono corsa a dirgli che la figlia di mia cugina era li, da qualche parte, era viva, e lui s'è lasciato andare ad uno di quegli assurdi slanci di paternità, cosi ridicoli e cosi teneri a diciott'anni, ricamando previsioni sugli occhi dei nostri futuri pargoli. Ma io ero maliconica. Pensavo che quella pelle come la mia sarebbe cresciuta lontano, ci saremmo viste pochissimo, ed a malapena si sarebbe ricordata per le feste comandate di avere una zia (si lo so, figlia di mia cugina forse è mia cugina, ma per me è mia nipote, ok?) da qualche parte che per la sua venuta al mondo preparò pannelli di pasta di sale e cucì pupazzetti di stoffa.
Invece le cose sono andate diversamente perchè i sentimenti prendono strane vie, oppure perchè certe strade sono già tracciate e basta solo percorrerle. Ed allora come sua madre con la mia, come io con la sua, come spero lei con mia figlia se mai ci sarà, ci siamo ritrovate legate da un affetto che la distanza paradossalmente acuisce: lontane fisicamente, per età, per attitudini.
E rido per essere cosi attaccata a questa bambolina capricciosa, irriflessiva e già superficiale che giudica i passanti dagli abiti, passa tre ore a vestirsi e non mi fa uscire se non sono perfettamente truccata ("ma se la gente ci vede cosi, ti pare che crede che ci conosciamo???"); che può avere tutto ma non fare nulla, che non sa stare da sola, che se viene sgridata si arrabbia per principio anche quando capisce di avere torto, che ha intuito come essere il centro di un mondo di adulti che traggono da lei la loro ragione di vita la renda infinitamente potente. Troppi pochi bambini nella sua vita, troppo controllo, troppo ipocrita conformismo ("questo non sta bene, questo non si fa, questo non è educato, ecc ecc ecc ").
Eppure è fantastica la curiosità con cui vuole appropriarsi del mondo, scandagliarlo secondo orizzonti che agli adulti sembrano scontati o assurdi ed invece aprono incredibili spiragli all'interpretazione, e non c'è niente che a me piaccia più che rispondere ai perchè. Raccontare storie. E non c'è nessuno che mi ascolti con tanta avida soddisfazione, come se non ne avesse mai abbastanza. Adoro la sua allegria, la spensieratezza trattenuta che esplode se solo le dai un po' di corda, le risate, l'ansia infantile con cui vorrebbe già essere grande mantenendo i privilegi di bambina: e allora per farla divertire divento un suo giocattolo, le facco mettere tutti i miei vestiti, mi faccio pettinare e truccare e disegnare le mani. Le spalanco l'infinità di colori e forme ed oggetti incredibili e macchine strane e strumenti e paste da modellare e pittura e pennelli e cera di ogni tipo e stencil e matite e pastelli e legno e cartone che tra il modellista casinista che mi fa da padre ed io abbiamo accumulato in anni di onorata carriera da devastatori disordinati di appartamenti borghesi.
Vorrei regalarle qualcosa della mia infanzia, che è stata felice.
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venerdì, 02 maggio 2008
alle ore Ξ
09:07
Mentre mi arrotolavo attorno all'ombelico, non crediate, anch'io mi sono accorta che l'Italia si è tinta di nero corvino: al nord 300.000 matti furiosi rispondono all'appello del loro capo che ormai va a batterie; al sud si riforma il regno delle 4 Sicilie (Camorra, Cosa Nostra, 'Ndrangheta, Sacra Corona Unita) con capitale Napoli, che è una tale distesa di armi chimiche da poter conquistare un intero continente; al centro Roma supera i fasti del Ventennio dotando di kalashnikov anche gli impiegati postali.
In questo clima di terrore, in cui la guerra civile sembra alle porte, diverse possibilità si affacciano oltre a quelle già prospettate in tempi non sospetti (e se qualcuno se le rilegge e mi fa di nuovo l'apologia della zitellaggine ciociara, giuro che lo trascino legato nella piazza centrale di Treviso con un cartello attorno al collo che lo indica quale "romeno, musulmano, gay e comunista"):
- come luogotenente del babbo, dopo sei mesi di corso accelerato di guerriglia in Colombia, torno ad organizzare bande armate di contrabbando di viveri e celle ad idrogeno (siamo pur sempre ecologisti) addestrando i suoi alunni ad evitare di spararsi nei pantaloni; decidendo di dare una svolta politica alla lotta, mi innamoro pazzamente dello splendido capo di un gruppo paramilitare eversivo, presuntuoso e pieno di sè, che non mi degna di uno sguardo. Morirò per fargli scudo col mio corpo, scoprendo in fin di vita che il nostro uomo è una spia del Nemico e nipote di Borghezio (ovviamente adottato).
- schifata da questo paese di pazzi, mi trasferisco in Marocco rapita dagli occhi enormi e dai modi languidi di un magrebino scavato dal sole; ammorbidita dall'uso smodato di marijuana e conquistata dalla promessa di ristrutturare lo splendido riad tradizionale in cui vive, lo sposo (orrore!) e scopro con raccapriccio di essere l'ultima di 70 ingenue idiote provenienti da ogni parte del mondo, tenute segregate in cantina a tessere kilim. Presa da un rigurgito di orgoglio ferito, comando la rivolta delle mie compagne di sventura, ammazzando il bastardo profittatore e distruggendone la casa, avendo capito finalmente che l'architettura, diamine, non è motivo sufficiente a rovinarsi la vita. Fuggirò in Australia con le altre aprendo una catena di ristoranti multietnici, riuscendo però a malapena a dar da mangiare ai nostri 300 figli.
- appena laureata trovo lavoro in Baviera collaborando al progetto di un quartiere ecologico partecipato ed autocostruito; mi innamoro di un simpatico collega, ci trasferiamo li, facciamo 3 figli, siamo felici. Si scoprirà che l'impianto di cogenerazione a biogas, vanto dell'insediamento, è in realtà alimentato a rifiuti tossici provenienti dalla fabbriche del nordest italiano e smaltiti illlegalmente dal sindaco (il cui vero cognome non è Schmidt ma Piscopo); moriremo tutti di cancro all'intestino prima dei quarant'anni, ma ne sarà valsa la pena. Forse.
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martedì, 29 aprile 2008
alle ore Ξ
18:34
La raffinata fragilità dell'autolesionismo, la maniera discreta di torturarsi tenendolo per sè. Ridicolo eroismo da quattro soldi, elegante solo per chi sa colorarlo di inutili rimandi a precedenti illustri. Come se sentirsi parte di un insulso romanzo d'appendice rendesse le cose più facili. Che sciocchezza. Il problema di avere un cervello è che si finisce per usarlo, scegliendo le parole più ragionevoli ed i metodi più sensati per mantere la dignità, pur sapendo come non valga niente. Una sofferenza dignitosa non è meno sofferenza, dà soltanto minore soddisfazione. Mantenere il controllo è una questione di metodo, è l'unica cosa che 10 anni di anoressia e bulimia nervosa mi hanno insegnato. Dedizione e metodo. Comincio a dubitare però che il controllo possegga qualità che lo rendano a tal punto apprezzabile. Anche l'intelligenza è decisamente sopravvalutata.
Vorrei essere solo carne. Nessun complicato pensiero, nessun sogno romantico, semplicemente viva. Disperdere la vertigine nelle ossa ed il sapore metallico sotto la lingua. Vorrei che il mondo mi assaporasse cosi, leggera, a costo di farmi a pezzi e divorarmi per il solo gusto di rompermi, perchè tutto è meglio di quest'arida benevolenza.
Vorrei sentirmi il corpo, addosso.
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giovedì, 24 aprile 2008
alle ore Ξ
09:26
Negli ultimi giorni gira piuttosto storto, e per quanto siano periodi, per quanto gli stati d'animo condizionino il mondo attorno a noi più di quanto non immaginiamo, me ne stanno capitando cosi tante che sentirmi Paperino rincorso dalla sfiga più nera non è un'idea troppo peregrina. Benchè anche Paperino, quello che gli succede un bel po' se lo cerchi. Però non diteglielo, vi risponderebbe male ;-))
Avete presente quando non c'è niente che si incastri a dovere, quando i tempi e i modi sono tutti sbagliati, rispondete male ai buoni e vi prostrate con chi non se lo merita? Quando le brutte notizie arrivano da tutte le parti, vi rovinano progetti e sembrano anche divertirsi? Quando il fisico se la prende dimostrandovi il suo disprezzo con acciacchi che dovrebbero appartenere ad un'altra età, lontana almeno 50 anni? Quando uomini inutili se ne vanno sbattendo una porta che manco avevano aperto, e a voi chissà perchè vengono in mente ricordi di altri che speravate (ed è il momento di farlo, decisamente) aver nascosto con cura, ed invece piombano a disturbarvi il sonno? Le vostre 12, terrificanti ore di sonno, che per una soddisfatta insonne cronica sono una sciagura e vi lasciano spossata e senza forze? Quando vi sentite sole e brutte e tristi e pallide e tirate e con la pelle opaca, ed andate in giro per casa con un vecchio maglione liso che anche Charlie Brown butterebbe via, e che è adatto al vostro mondo ed al clima meno degli scialle della nonna? E passate il tempo a mangiare schifezze che la prova costume alle porte (ma io odio i costumi!) vi farà rimanere sullo stomaco?
Bhe quando l'autocommiserazione raggiunge questi picchi, una delle possibili soluzioni è tagliarsi i capelli, truccarsi più del solito (se siete uomini... bho, fatevi la barba), scendere di casa ed andare a vedere Elio e le Storie Tese che straparlano alla Feltrinelli sull'Appia Nuova. Anche andare al concerto potrebbe essere utile, ma senz'altro più caro. Non fa niente se li conoscete poco: vi sentirete tutto il nuovo Cd che è uno spasso, li ascolterete massacrare sistematicamente chiunque osi azzardarsi a fare domande e vi godrete il tastierista (il mio preferito, spiritoso ma saggio, anche un bell'uomo ;-)) rifare i loro pezzi in struggente chiave jazz e poi attaccare un omaggio "ad un nostro collega e grande amico, Federico", che al primo ascolto si rivela quel tale che di cognome fa Chopin.
Se poi vi regalate anche un libro, e questo libro lo ha scritto il signor Nick Hornby, e questo libro è nel suo spassoso e volgarissimo inglese originale, e per andare a comparlo passate davanti alle terme di Diocleziano incredibilmente aperte, e poi ve lo andate a leggere a villa Torlonia chè avete ancora un po' di tempo prima del cinema in questa giornata tutta vostra, decisamente le cose continuano a migliorare.
Magari non incontrerete in libreria l'uomo della vostra vita che sta leggendo "La recherche du temp perdu" in francese commuovendosi contro lo scaffale (bhe, potevate almeno mettervi una minigonna!), però può darsi che, inaspettatamente, vi chiamino per offrirvi un lavoro molto meglio pagato del vostro, meno divertente ma molto più facile, che potete fare a casa nei ritagli liberi (insonnia torna qui, mi manchi!!), e voi lo accettiate con gioia decidendo di tenerli entrambi. Coincidenza?
Si, certo. Però guardare il mondo con altri occhi non cambia il mondo, ma senz'altro i tuoi occhi. Quindi ho deciso che deve andare bene, ed andrà bene. Qualcuno me lo ricordi alla prossima crisi ;-))
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martedì, 22 aprile 2008
alle ore Ξ
16:49
 Vita dura per gli ecologisti, col governo che cambia, le grandi opere dietro l'angolo, il nucleare che torna a far parlare di sè. Ma sono nervosa ed ho la spalla dolorante (infiammazione che va avanti da un settimana, ho desiderio di uccidere qualcuno) e non ho voglia di pessimismo. Quindi parliamo di cose positive.
Lo so che i problemi sembrano sempre immensi e le soluzioni, proporzionalmente, ridicole. E potrei farvi vedere fantasmagoriche invenzioni, incredibili sistemi di trasformazione del mondo, ma non li credereste mai realizzabili, e non ci credo neppure io. Credo invece che i piccoli passi siano doverosi, siano un inizio, e sviluppino una coscienza civica che poi è difficile da sdradicare. Ma soprattutto, in questo mondo sporco e cattivo, creino un mercato: se la sostenibilità diventasse redditizia, se diventasse la richiesta forte di un'opinione pubblica educata, sarebbe più difficile prenderla sottogamba, o utilizzare il suffisso "eco" su qualsiasi risibile operazione che abbia un'annacquata verniciatura di verde, quasi sempre obbligatoria per legge.
Ed allora, facciamo l'esempio di una piccola cosa che piace a tutti e che verde lo è davvero, anche se magari neanche il suo inventore ci ha mai pensato: parliamo di Nutella. Lo so che immaginare la Nutella verde fa un po' senso, ma piuttosto che sul contenuto, provate a soffermarvi sul contenitore (difficile eh? non ditelo a me, da oggi sono a dieta!!! ;-)). Di solito gli imballaggi sono quella cosa che serve solo a finire nella spazzatura, e spreca per essere prodotta un'inimmaginabile quantità di energia: l'imballaggio della Nutella, invece, no. L'imballaggio della Nutella è un bicchiere. Il che vuol dire che non è stato pensato come mero supporto alla morbida, goduriosa crema spalmabile (sob, la dieta è una cosa durissima ;-)), ma ha una sua dignità, una sua vita oltre il prodotto che porta a spasso. Non diventa un rifiuto, ma un oggetto utile.
Vi pare poco? Forse si, forse il barattolo-bicchiere è solo una nota di costume, una buona trovata pubblicitaria; però provate a pensate a quanti contenitori passano per le vostre mani tutti i giorni, restandoci una decina di secondi prima di finire nell'immondizia. I 3/4 sono assolutamente inutili, come quell'insopportabile rivestimento di cartone che tiene insieme 2 yogurt; una buona parte potrebbe essere in materiale perfettamente biodegradabile, come tutti gli imballaggi; il restante essere fatto per vivere ancora. Per diventare scatola, o tappo, o portapenne, o chennesò, qualsiasi cosa venga in mente ad un bravo designer. O bicchiere, appunto. Riusare è meglio che riciclare, sempre. Riciclare richiede energia e produce quasi sempre qualità peggiore dell'originale. Riusare richiede solo fantasia.
E mi piace pensare che quella non ci manchi.
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lunedì, 21 aprile 2008
alle ore Ξ
09:25
Sono passati due mesi dall'ultimo post. Come al solito mi vien voglia di riallacciare i ponti, di dare spiegazioni come se questo luogo fosse un tramite, come se dall'altra parte qualcuno si fosse preoccupato e si domandasse che fine ho fatto. E forse è così, chissà, in fondo i rapporti umani passano per canali impensabili, e questo della pagina scritta accessibile a tutti non è neppure cosi avveniristico.
Ho fatto tante cose in questi 2 mesi, ovviamente: ho viaggiato, ho trovato lavoro, mi sono fatta male e ripresa, ho rotto cose che fuzionavano e mi sono resa conto che altre erano davvero impossibili. Ho capito qualcosa in più di me, qualcosa del mondo, qualcosa degli "uomini", che mi diverte considerare una categoria astratta quando qualcuno di loro non si comporta a dovere ;-)) ; molte cose ho dimenticato. Volevo raccontarvele ma è mancato il tempo, o l'ispirazione, o entrambi: o forse semplicemente ricordarle non valeva la pena.
Sono malinconica, chè la primavera, finora, ha portato solo acciacchi e fatica e stress e brutti pensieri, ed oggi il sole non accenna a farsi vedere; però sono fiduciosa. Ed ho di nuovo voglia di scrivere.
P.S. il titolo è alla vostra fantasia; è l'ennesimo post di ritorno a casa, le alternative ormai scarseggiano ;-))
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domenica, 03 febbraio 2008
alle ore Ξ
21:34
Si vorrebbe avere la testa per seri post impegnati, visto che il tema ecologista sembrava interessare, e che il mondo e questo paese stanno dando di matto. Invece la testa è morbidamente sommersa in... altro. In un progetto esaltante ed avvolgente, l'idea di creare lo sfondo estatico e voluttuoso di una fantasia, io che sono cosi impacciata e nascondo la sensualità sotto montagne di inutili intellettualismi. Immaginare lo scenario in cui una donna splendida prenda forma, coaguli emozioni, sfrontatamente disponibile. Crudele.
E poi le passeggiate di fine corso, la città che si dimentica dell'inverno solo per regalarti la luce giusta, il calore giusto, un passante che canticchia Battiato a mezza voce ed un ragazzo bellissimo che a Sant'Ivo prega, in silenzio, con la testa tra le mani. Tante immagini, scorci inediti, molti non miei. L'unica cosa che amo più di girare Roma per me è vederla con gli occhi di qualcun altro. Vecchie compagnie che improvvisamente, alla luce della sera, cambiano prospettiva, colorandosi dei toni raffinati ed eleganti della possibilità. Chissà perchè non ieri, non un anno fa, non domani. Chissà perchè proprio adesso. Con la strana speranza, mai avuta prima, che possa succedere davvero, che, in qualche strana maniera, me lo meriti. L'unica cosa che mi hai insegnato è che il mio corpo si merita tutto, anche quello che non voglio dargli, anche quello che gli ho negato per troppo tempo.
Passioni che credevi sopite e che un sorriso può risvegliare, torturandoti sistematicamente, con metodo, ma anche con dolcezza. Non parlare funziona, non pensare un po' meno. Il cibo che improvvisamente, per un po' di tempo, è tornato al suo posto.. Farsi maltrattare dalla ragionevolezza può avere aspetti positivi, per quanto sia umiliante. Belle dormite, strani sogni, tanti libri, tante mostre. La matita in mano, di nuovo, e solo quando la sento tra le dita capisco che mi era mancata.
Avrò tempo di parlare di cose serie. Non è quel tempo, ora.
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mercoledì, 30 gennaio 2008
alle ore Ξ
17:44
Il questi giorni la pagina de "El Pais" sulla politica italiana è assolutamente uno spasso. Non la considero deprimente, non ho voglia di vergognarmi del puro caso di vivere in questo paese, respirarne l'atmosfera, contribuirne mio malgrado a farne quello che è. Preferisco riderne. Allora, visto che l'avevo promesso, ho tradotto l'aricolo che in questi giorni mi è sembrato più esilarante, con l'Udeur come protagonista. Perdonate lo stile, la traduzione è atto d'amore che presuppone incredibile dedizione, ed oggi è il primo giorno di sonnacchiosa vacanza (ma domani, tesi).
Il suo giornale si chiama "Il Nuovo Campanile". Molto in accordo con i valori del cristianesimo e della democrazia. Anche nel simbolo del partito c'è una torretta con la sua campana parrocchiale. I suoi militanti vengono dalla tradizione democristiana del taxi, conosciuta bene in Spagna; partiti che non hanno bisogno di un autobus per andare in Parlamento. In questo caso, parenti: coniugi, suoceri, cugini... La sociologia del partito si identifica con i suoi principi: la famiglia in cima a tutto. Il suo segretario generale si reca a piazza San Pietro per difendere la famiglia o il Papa dagli attacchi dei laici, come successe la scorsa domenica.
Questa è l'Unione dei Democratici d'Europa, l'Udeur, piccola formazione sorta dall'esplosione della democrazia cristiana e diretta da un personaggio esuberante e peculiare. Meridionale, esagerato, istrionico, Clemente Mastella potrebbe essere un protagonista delle commedie di Eduardo De Filippo. La sua signora, Sandra, presiede del consiglio regionale della regione Campania, e anche lei avrebbe buone possibilità di partecipare a una commedia di costume: cucina la pasta come nessuno, ma soprattutto fa in modo che familiari e conoscenti si collochino facilmente nella sanità pubblica regionale. La distribuzione di incarichi e prebende nella quale si sono tradizionalmente sforzati i grandi partiti si è convertita, da ciò che sembra, in una specialità dell'Udeur. La giustizia si è interessata al caso ed ha decretato gli arresti domiciliari della signora, cosi come di altre 22 persone, suocero incluso.
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giovedì, 24 gennaio 2008
alle ore Ξ
05:35
 Qualche giorno fa, all'Auditorium, ho visto una conferenza su clima ed inquinamento. Estremamente interessante, anche se agghiacciante come tutte notizie legate all'ambiente (ma qua ci piace farci del male): un vecchio e simpatico prof. indiano, emigrato negli Stati Uniti per guidare automobili fuoriserie (ma poi da bravo ecologista ha cominciato a prendere l'autobus), raccontava della relazione tra la nuvola di smog che avvolge il pianeta ed il riscaldamento globale. Sostenendo, dati alla mano, che paradossalmente l'inquinamento, riflettendo i raggi del sole, ci protegge da una variazione di temperatura che altrimenti sarebbe ancora più evidente. Insomma, o ci teniamo la sporcizia, o moriamo di caldo.
Ma non è stato questo l'elemento più interessante del pomeriggio. La cosa che mi ha davvero colpito è stato il coinvolgimento del pubblico, che non ho mai visto tanto partecipativo, aperto al dialogo, attento ed appassionato. Era evidente che fossero tutti molto bene informati, per la logica secondo cui le notizie raggiungono solo chi le sa già; però dalle domande è emersa una questione delicata e controversa.
L'idea, condivisa da moltissimi, che per salvare il pianeta bisogna soffrire. Soffocarsi, reprimersi, farsi violenza. Rinunciare a tutto.
Un'idea che non solo è sbagliata, ma anche politicamente controproducente. Chi diamine può seguire dei pazzi che sostengono che, per essere ambientalisti, bisogna smettere di lavarsi, non fare più figli, morire di freddo d'estate e di caldo d'inverno?? Eliminare completamente tutti gli agi della vita moderna a favore di una vagheggiata primitiva esistenza a contatto con la natura che, intendiamoci, non c'è mai stata? Considerare l'uomo come qualcosa di brutto e sporco e cattivo, come una piaga, come un virus, oltre a fare molto Matrix tarpa le ali dell'azione. Se crediamo di essere irrimediabilmente lontani dalla natura, nell'impossibilità di uniformarci alle sue leggi (il ciclo di produzione-utilizzo-smaltimento-nuova produzione, che funziona per tutte le specie ma per noi no), non potremo fare altro che limitare i danni. Invece dobbiamo reagire.
Utilizzare risorse rinnovabili. Realizzare prodotti non tossici, con materiali realmente biodegradabili (che gettandoli non solo si decompongono, ma magari nutrono pure il terreno, come le scorie di animali e piante), oppure già pensati per essere riutilizzati e riciclati. Preservare la diversità locale (think globally, act locally, come dicono gli ecologisti cool). E soprattutto, domani, tra un'ora, adesso, diminuire i consumi. Che non vuol dire limitarsi ma, tanto per cominciare, ridurre gli sprechi. Ottimizzare è la parola chiave: fare meglio con meno. Non sto parlando del singolo (anche se il singolo, come opinione pubblica, può fare moltissimo), ma di un'azione di scala più vasta che davvero potrebbe iniziare a fare la differenza.
Per esempio, tanto per citare un settore a caso, le case bioclimatiche, benchè ancora in fase di sperimentazione ai nostri climi, possono consumare un decimo, o anche un ventesimo una casa normale. Non facendovi morire di freddo d'inverno e di caldo d'estate, ma sfruttando passivamente il sole, il vento, l'aria, per fare in modo che il comfort degli abitanti sia garantito. Mantenendo la stessa temperatura della climatizzazione attiva (o meglio, 20 gradi d'inverno e 26 d'estate, chè andare a dicembre in maglietta e a luglio con la giacca quello si è uno spreco), con in più un'alta qualità dell'aria, il giusto grado di umidità, una ventilazione naturale che nulla ha a che vedere con l'aria gelata del condizionatore, portatrice solo di raffreddori. Fantascienza? Forse. Non ho detto che sia facile, o economico, e presuppone una lungimiranza di tecnici, politici e comunità che è decisamente lontana dal verificarsi.
Ma non voglio lottare solo perchè ho paura che il mondo si stia distruggendo, o che la nostra specie sia destinata a sparire. Voglio lottare perchè spero che il futuro possa essere migliore.
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